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George Cukor (SELVAGGIO E' IL VENTO)
Vittorio De sica (TERESA VENERDI')
Federico Fellini (ROMA)
Alfredo Giannetti (1943: UN INCONTRO, LA SCIANTOSA, L'AUTOMOBILE, CORREVA L'ANNO DI GRAZIA 1870)
Nanni Loy (MADE IN ITALY)
Sidney Lumet (PELLE DI SERPENTE)
Daniel Mann (LA ROSA TATUATA)
Mario Mattoli (ASSUNTA SPINA)
Mario Monicelli (RISATE DI GIOIA)
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Jean Renoir (LA CARROZZA D'ORO)
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sabato, 19 dicembre 2009
Celebre per il genio delle sue sceneggiature ("I soliti ignoti", "La grande guerra", "L'armata Brancaleone", "Il postino"), compie 90 anni uno dei padri più illustri della commedia all'italiana. Per festeggiarlo, al teatro Bellini si inaugura la mostra "Le passioni di Furio", a cura di Silvia De Palma, Aurelio Gatti e Donatella Trotta. Fino al 19 gennaio si potranno ammirare i numerosi e colorati bozzetti realizzati dall'artista. Un autentico archivio artigianale per un viaggio all’interno di una creatività poliedrica.

di Alessandro Vaccaro

Furio Scarpelli e i suoi bozzetti

Chi non ricorda lo strampalato piano ideato dai “Soliti ignoti” per rapinare il Monte di Pietà? O i soldati fifoni Busacca e Jacovacci che combattono “La grande guerra”? E ancora, “L’armata Brancaleone” con le sue geniali e divertenti invenzioni lessicali o la grande amicizia tra Pablo Neruda e “Il postino” Massimo Troisi? Sono solo alcuni capolavori del nostro cinema firmati dal giornalista e sceneggiatore romano Furio Scarpelli, uno dei padri della commedia all’italiana, che proprio oggi spegne 90 candeline e festeggia al teatro Bellini l’inaugurazione della mostra “Le passioni di Furio”, a cura di Silvia De Palma, Aurelio Gatti e Donatella Trotta. Le architetture a volta del foyer ospiteranno fino al 19 gennaio i numerosi e colorati bozzetti realizzati dall’artista. Un autentico archivio artigianale per un viaggio all’interno della creatività poliedrica di Scarpelli.

Non tutti sanno, infatti, che prima di approdare alla sceneggiatura cinematografica ha lavorato come disegnatore per alcune riviste di satira. Da ragazzo assorbe la stessa ironia dal padre, il napoletano Filiberto, che è stato a sua volta illustratore, giornalista e fondatore nel 1900 del settimanale “Il travaso delle idee”. Proprio con questo periodico, che per quasi settant’anni è stato una fucina di talenti dell’umorismo e della vignettistica, Furio muove i primi passi nel mondo del lavoro prima della Seconda guerra mondiale, coltivando una profonda passione per l’arte del raccontare attraverso le immagini e le parole. La sua creatività e il suo ingegno saranno messi al servizio della settima arte durante gli anni Quaranta, quando firma alcuni dei primi successi di Totò e dà vita, con lo scomparso Agenore Incrocci, al fortunato sodalizio artistico Age & Scarpelli. Insieme scriveranno per tre decenni alcuni capitoli importanti del cinema tricolore: da “I soliti ignoti” di Monicelli a “I mostri” di Risi, da “Signore & signori” di Germi a “C’eravamo tanto amati” di Scola, il duo ritrae per il grande schermo un campionario di personaggi alle prese con l’Italia del boom economico e degli anni di piombo, della ricostruzione e della disfatta, delle battaglie e dell’emancipazione femminile e meridionale. Tutto è raccontato attraverso una formula che sa coniugare la sensibilità dell’impegno e della denuncia civile alle modalità dell’intrattenimento leggero e per tutti.

Il 1980, anno d’uscita del film “La terrazza” di Scola, segna la fine della squadra formata con Age. Scarpelli prosegue autonomamente la propria attività, lavorando soprattutto con giovani registi come Enzo D’Alò, Francesca Archibugi e Paolo Virzì e collaborando spesso con il figlio Giacomo alla sceneggiatura dei film. Proprio per D’Alò il maestro ha firmato nel 2003 lo script del cartoon “Opopomoz”, ambientato a Napoli durante il periodo natalizio, che sarà proiettato al teatro Bellini domenica prossima alle 11.30. Un piccolo gioiello dell’animazione che conferma ancora una volta quanto sia profonda e leggera l’arte di Furio Scarpelli.

Info
www.teatrobellini.it
www.venitepastores.net

(napoli.repubblica.it, 19/12/09)

sabato, 12 dicembre 2009
rotaA poco piu' di trent'anni dalla morte, avvenuta a Roma il 10 aprile del 1979, la Fondazione Toscanini celebra Nino Rota. La Filarmonica propone per tre serate (domani a Parma, il 13 a Piacenza e il 15 a Lugo, nel Ravennate) un programma che spazia in tutto l'ampio catalogo del musicista. Conosciuto soprattutto per le musiche de La dolce vita e La strada, Le notti di Cabiria e Amarcord di Fellini, Rota scrisse dal '33 per numerosi registi tra i quali Visconti e Monicelli.

(www.ilsussidiario.net, 11/12/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:08 | Link | commenti
categoria:cinema, federico fellini, mario monicelli, luchino visconti
giovedì, 19 novembre 2009
monicelli_viaggio con anita1''C'e' una generazione intera che va cambiata, non solo la classe politica, perche' non sostiene piu' questa nazione''. E' un Mario Monicelli particolarmente amaro quello giunto a Torino, in occasione del Torino Film Festival per presentare ''Risate di gioia'' una commedia del 1960 che, sottolinea lui stesso, puo' sembrare divertente, ''ma che in realta' non lo e' per nulla'', malgrado protagonisti siano Toto' e Anna Magnani per la prima volta insieme.

''Toto' - rivela Monicelli - fu particolarmente gratificato da questa esperienza.
Era malato e ci vedeva pochissimo. Era sparito dagli schermi, per lui lavorare con la Magnani reduce da un Oscar fu una grande soddisfazione''. La storia e' quella di due vecchie comparse abbandonate sia dagli amici che dai colleghi. La coppia cerca compagnia, ma gli amici con molti sotterfugi la evitano. Sullo sfondo il capodanno romano, ''profondamente diverso da oggi - spiega Monicelli - perche' le strade erano deserte, si festeggiava nelle case, mentre oggi ci sono soltanto strilli e luci''.

A Torino, Monicell
i giro' un unico film nel 1963: ''I compagni. ''In realta' lo girammo - precisa lui - piu' a Cuneo, e nei dintorni perche' avevano preservato quellorino dell'ambiente ottocentesco che invece nel capoluogo non esisteva piu'. Lo stabilimento tessile la trovammo ad Orbassano, mentre mentre a Zagabria girammo nella fabbrica di tabacchi, in Jugoslavia c'erano ancora le macchine a vapore''. E' un film, afferma Monicelli, che ''appartiene alla storia civile e sociale di questo paese, con una classe borghese anche generosa''.

Quanto al presente, Monicelli cita Pasolini: ''Non c'e' speranza. Anzi la parola speranza va eliminata perche' e' una trappola dei potenti per ingannare i poveretti. E' un termine che non va usato per chi vuole riscattare questa penisola''.

Tocca anche il problema dell'immigrazione sottolineando che l'occidente per secoli ha sfruttato milioni di poveracci, attraverso le miniere, le risorse naturali, l'energia, e ora per paura ''si e' chiuso in un bunker''. ''Se dovessi fare un film forse lo farei su cio' che sto dicendo'', ha aggiunto.

Una battuta infine sul cinema: ''Mi sarei augurato che la fiammata di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino (registi rispettivamente di Gomorra e del Divo,ndr) fosse qualcosa di piu'''.

(www.asca.it, 18/11/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 11:54 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, totò, mario monicelli, anna magnani
domenica, 30 agosto 2009
286_1I titoli scartati lo scorso anno erano davvero troppi: per questo la retrospettiva della 66esima Mostra di Venezia è intitolata ancora “Questi Fantasmi” ed è sempre dedicata ai capolavori dimenticati del cinema italiano.
Il programma, elaborato da Sergio Toffetti con la Mostra e il Centro Sperimentale di Cinematografia, è fittissimo. Si va da La Viaccia di Mauro Bolognini (’61) ad Anni Facili di Luigi Zampa (’53), passando per il restaurato Galileo (’69) di Liliana Cavani. Non mancano Break Up e L’uomo dei 5 palloni di Marco Ferreri, La rimpatriata di Damiano Damiani, Ragazze in vetrina di Luciano Emmer, La mano dello straniero di Mario Soldati, Un tranquillo posto in campagna di Elio Petri e Il tramontana di Adriano Barbano.
Fra le sorprese figurano I sogni muoiono all’alba, unica regia di Indro Montanelli (’66) e film di maestri o artigiani (Giorgio Simonelli, Carmine Gallone, Antonio Leonviola, Vittorio Cottafavi). Verrà reso omaggio anche a Pasquale Squitieri, Marco Vicario, Salvatore Samperi (ricordato dal documentario di Antonello Sarno e da Uccidete il vitello grasso e Arrostitelo), Tinto Brass (Nerosubianco, Hotel Courbet), Francesco Pasinetti e Glauco Pellegrini con i suoi ritratti d’artista su Mario Schifano (Umano non umano) e Ivo Perilli (Margherita fra i tre). Grande curiosità per Nudi per vivere (’64) di Elio Montesti, pseudonimo dietro cui si nascondevano Elio Petri, Giuliano Montaldo e Giulio Questi.
Anche le Giornate degli Autori vantano restauri eccellenti, come I Magliari di Francesco Rosi, con Alberto Sordi, e Vittorio D, di Annarosa Morri e Mario Canale, sull’indimenticabile Vittorio De Sica. E si aspetta la copia restaurata (da Aurelio De Laurentiis con la Cineteca Nazionale) del capolavoro di Mario Monicelli, La Grande Guerra, prodotto da Dino De Laurentiis, che partecipò anche alla sceneggiatura, firmata da Age & Scarpelli. Nel cast Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Silvana Mangano, Bernard Blier, Tiberio Murgia, Romolo Valli, Tiberio Mitri, Nicola Arigliano, Folco Lulli e Ferruccio Amendola. Il personaggio di Sordi fu introdotto per l’insistenza di De Laurentiis, che temeva di veder impoverito il lato comico dell’opera.
R.Bott.

(www.ilmessaggero.it, 30/08/09)
mercoledì, 15 luglio 2009
Il Centro Cinema Città di Cesena torna al Lido alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia con  una mostra di fotografie di scena provenienti dal proprio archivio e da quello della Cineteca Nazionale.

Dal 2 al 12 settembre al Primo Piano del Palazzo del Cinema

00000b2aDa La strada di Fellini a La grande guerra di Monicelli, da Il grido di Antonioni a Senso di Luchino Visconti, da Stromboli di Rossellini a  Le ragazze di San Frediano di Zurlini. Se prima della guerra era abbastanza raro, anche se non  del tutto inusuale, che il cinema italiano uscisse dai teatri di posa, nell’immediato dopoguerra, sulla spinta estetico-produttiva del Neorealismo, non solo è sceso nelle strade e nelle piazze, ma ha cominciato a muoversi lungo tutta la Penisola. Una pratica che, per circa un ventennio, ha contagiato non solo i film neorealisti, ma anche commedie e melodrammi, cinema popolare e cinema d’autore.

E’ inseguendo questo suo peregrinare che è nata la mostra “Viaggi in Italia. Set del cinema italiano 1941-1959”, allestita dal 2 al 12 settembre al Lido di Venezia, al primo piano del Palazzo del Cinema, durante la 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
La mostra fotografica, promossa dal Centro Cinema Città di Cesena insieme alla Fototeca della Cineteca Nazionale, la Biennale di Venezia e la Regione Emilia-Romagna, raccoglie una cinquantina di scatti in bianco e nero (di diverso formato, compresa una gigantografia) che documentano alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale, girati nel periodo 1941-1959 dai più grandi registi di tutti i tempi. Si tratta di pellicole realizzate in tempi e modalità diverse che hanno come set le vie e le piazze di tutta la Penisola, fatta esclusione per Roma  (questo in quanto i moltissimi film girati nella Capitale sono già stati oggetto in passato di approfondite ricerche).

wallpaper-di-federico-fellini-67616Le foto provengono dall’archivio del Centro Cinema di Cesena, che da anni riserva una particolare attenzione alla fotografia di scena. Grazie agli archivi storici acquisiti con le donazioni ricevute da archivi e fondi di importanti personaggi legati al cinema (Antonio Pietrangeli, Gian Vittorio Baldi, Vittorio Bonicelli) e alla fotografia (Vittorugo Contino, Divo Cavicchioli) e grazie al fondo del concorso nazionale per fotografi di scena CliCiak, quest’anno alla sua 12ª edizione, il patrimonio del Centro Cinema conta attualmente circa 100.000 fotografie di scena, tra stampe e negativi.
Insieme a queste, in mostra al Lido ci sono le foto provenienti dalle preziose raccolte fotografiche della Cineteca Nazionale, insieme alle testimonianze fotografiche depositate presso altri archivi che sono state scelte per documentare alcuni film ritenuti particolarmente significativi.

La mostra intende raccontare, attraverso le immagini scattate sui set da quasi tutti i migliori fotografi di scena attivi in quel periodo, un cinema dove i personaggi vengono meno in favore degli “uomini”, e dove la macchina da presa scende nelle strade e nelle piazze, a compiere un lungo viaggio sentimentale che dalla Sicilia arriva fino alla Valle d’Aosta.

200px-Pietro_GermiAl Palazzo del Cinema saranno esposte le fotografie di scena dei seguenti film: Piccolo mondo antico (1941) di Mario Soldati, Ossessione (1942) di Luchino Visconti, Il miracolo episodio de L’amore (1947) di Roberto Rossellini, Cielo sulla palude (1949) di Augusto Genina, Stromboli (1950) di Roberto Rossellini, I) figli di nessuno (1951) di Raffaello Matarazzo, La leggenda di Genoveffa (1952) di Arthur Maria Rabenalt, Carne inqiueta (1952)  di Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso, Giorni d’amore (1952) di Giuseppe De Santis, Gelosia (1953) di Pietro Germi, Senso (1954) di Luchino Visconti, La strada (1954) di Federico Fellini, Le ragazze di San Frediano (1954) di Valerio Zurlini, Proibito (1954) di Mario Monicelli, Orient Express (1955) di Carlo Ludovico Bragaglia, Casta diva (1955) di Carmine Gallone, Le amiche (1955) di Michelangelo Antonioni, Nata di marzo (1957) di Antonio Pietrangeli, Il grido (1957) di Michelangelo Antonioni, Il medico e lo stregone (1957) di Mario Monicelli, Racconti d’estate (1958) di Gianni Franciolini, La sfida (1958) di Francesco Rosi, La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.

Le fotografie sono firmate da Francesco Alessi, Rosario Assenza, Bruno Bruni, Osvaldo Civirani, Ermanno Consolazione, Vincenzo Palmirani, Pierluigi,  G.B. Poletto, Huguette Ronald, Paul Ronald, Sergio Strizzi.

Con questa mostra il Centro Cinema Città di Cesena per il settimo anno consecutivo porta nella preziosa cornice del Lido di Venezia una mostra di foto di scena: fra le precedenti edizioni si ricordano nel 2006 quella dedicata a Roberto Rossellini, nel 2007 quella sul Western all’italiana e nel 2008 quella dedicata ad Anna Magnani.

La mostra, curata da Antonio Maraldi del Centro Cinema Città di Cesena e da Simona Pera della Cineteca Nazionale, sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese), curato da Antonio Maraldi e Simona Pera, in cui oltre alle foto sono riportati il dizionario dei film, il dizionario dei fotografi e due interviste inedite a Mario Monicelli e Paul Ronald.


(www.eosarte.eu, 14/07/09)

lunedì, 06 luglio 2009

monicelli_viaggio con anita1L'Ischia Film Festival festeggerà Mario Monicelli nella  serata evento del 9 luglio prossimo al Castello Aragonese di Ischia Ponte. Monicelli, tra i padri fondatori della commedia all'italiana, sarà affiancato da Paolo Villaggio e nel corso dell'incontro pubblico parlerà della sua vita e della sua carriera.

Nella stessa serata sarà proiettato anche il suo recente cortometraggio Vicino al Colosseo c'è Monti, ritratto del quartiere romano dove il regista vive da anni.

"Volevo raccontare un rione di Roma, forse il più antico" - ha dichiarato Monicelli - "non con toni enfatici e imperiali ma quotidiani. Volevo parlare di un paese con gli artigiani e di antiche vie percorse da processioni. In fondo credo di esserci riuscito".

 

(news.cinecitta.com, 06/07/09)

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categoria:cinema, roma, ischia, mario monicelli, paolo villaggio
sabato, 04 luglio 2009
10A 50 anni di distanza dal Leone d'Oro (ex aequo con "Il generale Della Rovere" di Roberto Rossellini) ritorna alla Mostra di Venezia il capolavoro di Mario Monicelli "La grande guerra" (1959, 129') interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman, nella versione lunga ricostruita dalla Cineteca Nazionale con la supervisione del direttore della fotografia Giuseppe Rotunno. Con la proiezione del film avra' luogo la preapertura della 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica in programma dal 2 al 12 settembre. La versione che verra' presentata in anteprima a Venezia e' stata resa possibile recuperando raffinate tecniche artigianali di sviluppo e stampa con la supervisione di Giuseppe Rotunno.
Torna cosi' a splendere uno dei film italiani che piu' hanno fatto discutere e che solo l'ostinazione di Dino De Laurentiis permise di portare a termine, fra molteplici difficolta' e polemiche, e oggi considerato unanimamente uno dei vertici del nostro cinema: le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman nei panni di Oreste Jacovacci e di Giovanni Busacca appartengono alla storia del costume. Il carattere antieroico delle vicende narrate, la descrizione minuziosa della vita di campo, la coralita' dei personaggi, l'alternanza degli stati d'animo, la capacita' di passare dal riso al pianto, dalla vilta' alla grandezza rendono questo film un modello ineguagliabile di approccio alla Storia.

286_1Il lavoro di restauro mira a restituire al film i particolari toni di luce che lo caratterizzavano. Il direttore della fotografia Rotunno si ispiro' alle immagini di repertorio girate al fronte e alle fotografie dell'epoca e intervenne nei processi di sviluppo e stampa per recuperare in parte il forte contrasto e le grandi differenze di densita' luminosa che esistevano nelle riprese in interni dal vero legate agli esterni, salvando il difetto di sovraesposizione delle zone esterne. "Con Monicelli - spiega - decidemmo di fotografare anche gli attori principali senza quelle particolari attenzioni che si usano di solito, illuminandoli per farli spiccare". Un lavoro di sottrazione (di luce) per accentuare il realismo della messa in scena, al punto che nelle proiezioni dei giornalieri qualcuno si lamento' perche' "non vedeva niente". Ma solo cosi' si poteva realizzare l'intento di Monicelli di "fare il film con un tono, povero, vecchio, sporco", in cui risaltano, piu' che le luci, i sentimenti umani.

(www.agi.it, 03/07/09)

venerdì, 12 giugno 2009
Per il registra premio alla carriera, lo ricevera' il 18 luglio

monicelli_2008TRIESTE,12 GIU -Il premio Alabarda d'oro alla carriera e' stato assegnato al regista Mario Monicelli. Lo annuncia la direzione del premio Citta' di Trieste. Per la fase finale del premio, invece, sono stati selezionati Parada di Marco Pontecorvo, Il papa' di Giovanna di Pupi Avati, Si puo' fare di Giulio Manfredonia, Ossidiana di Silvana Maja e Questione di cuore di Francesca Archibugi. I premi al film vincitore e al regista Monicelli saranno consegnati il 18 luglio a Trieste.

(www.ansa.it, 12/06/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:14 | Link | commenti
categoria:cinema, premio, mario monicelli
sabato, 06 giugno 2009
monicelli_viaggio con anita1È stata presentata ufficialmente ieri sera, durante la terza giornata dell’Ostia Film Festival, l«Associazione Mario Monicelli per la commedia all’italianà. Il progetto, nato da un’idea di Ottavia Monicelli (figlia del regista toscano) e da Francesco Cinquemani (direttore artistico della rassegna cinematografica del litorale romano), ha come obiettivo primario quello di raccogliere notizie, filmati, documenti e materiale su Mario Monicelli e su tutto il filone della commedia all’italiana, nato proprio dalle opere del regista, prima fra tutte »I soliti ignoti. Il materiale sarà poi pubblicato gratuitamente sul sito www.mariomonicelli.it. «Facciamo questo - ha detto Ottavia Monicelli - per dare stimoli anche a talenti emergenti, per non far dimenticare la commedia all’italiana, oggi più che mai attuale nel nostro panorama cinematografico. In più speriamo di trovare finanziamenti per portare avanti questo lavoro, nato in forma assolutamente volontaria». L’Associazione - oltre a promuovere il sito internet dedicato ad uno dei maestri del cinema italiano - si farà promotrice del premio ‘Mario Monicellì, che dal prossimo anno l’Ostia Film Festival assegnerà a registi e sceneggiatori italiani emergenti. La terza giornata della rassegna cinematografica, alla sua prima edizione, si è conclusa con l’assegnazione del premio alla carriera proprio a Mario Monicelli, ritirato da quello che viene considerato il suo erede, il regista toscano Giovanni Veronesi. «Dico sempre che Monicelli è il mio Fellini - dice durante la premiazione -. Da lui vorrei imparare la secchezza delle immagini. Durante i suoi film non ha mai utilizzato grandi effetti registici, ma si è limitato a descrivere la scena nel modo più semplice possibile. Monicelli è unico ed irripetibile». Un riconoscimento è andato anche alla compagna di Veronesi, Valeria Solarino, e ad Alessandro Haber, vero mattatore della serata. «Solitamente i premi li lancio una volta che sono lontano da occhi indiscreti - scherza l’attore -. Questo, però, lo terrò. In più - conclude - lo dedico alla mia compagna (Antonella Bavaro, ndr)». Lei in platea sorride e ringrazia.

(www.ostianews.com, 06/06/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 10:42 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, mario monicelli, giovanni veronesi
giovedì, 07 maggio 2009

1403wi1xg1Venezia, 7 mag. - (Adnkronos) - Alla ricerca del cinema italiano del passato. Sara' nuovamente dedicata alla straordinaria ricchezza della nostra produzione cinematografica, stavolta verso i territori eccentrici, popolari e del divismo femminile, la retrospettiva della 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009, intitolata Questi fantasmi 2: cinema italiano ritrovato. La 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica avra' luogo dal 2 al 12 settembre 2009, diretta da Marco Muller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Quella che doveva limitarsi -con la retrospettiva di Venezia del 2008 Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946-1975)- a essere una prima incursione nei sotterranei del nostro cinema, ha dunque assunto la forma di una vera e propria campagna di scavi archeologici, alla ricerca non tanto di singoli capolavori nascosti, quanto piuttosto degli elementi per disegnare piu' esattamente la mappa di una delle piu' grandi cinematografie del mondo. Questi fantasmi 2, curata da Sergio Toffetti, prevede la proiezione di una trentina di opere tra gli anni '40 agli anni '80.

E' realizzata dalla Biennale di Venezia in co-produzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, ente istituzionale deputato alla promozione e restauro del patrimonio cinematografico italiano, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali. Testimoni eccellenti (registi, attori, sceneggiatori) ''scorteranno'' a Venezia i film della retrospettiva e per alcuni film sara' prevista la presentazione in sala a cura di Goffredo Fofi e Paolo Mereghetti. ''Se lo scorso anno si e' provato a raccontare una storia parallela rispetto a quella che ci hanno sempre raccontato -spiega Sergio Toffetti- proponendo un cinema che non aveva avuto il Neorealismo, ma aveva inventato la Nouvelle Vague, Questi fantasmi 2 cambia nuovamente rotta, a dimostrazione della ricchezza del cinema italiano. Le nuove prospezioni archeologiche rivelano infatti un panorama ancora piu' mosso e frastagliato, articolato provvisoriamente in alcune ''regioni'': - film ''eccentrici''.
9742-mario-monicelli-una-storia-da-ridereTra la consapevole compostezza del cinema d'autore e l'inconsapevole sciatteria spesso tipica dei generi, emergono a tratti eccentricita' rivendicate, film eccessivi non solo per le storie che raccontano, ma anche sul piano del visivo, che derivano il loro fascino dall'essere in se stessi la loro parodia, come ad esempio da Cenerentola e il Signor Bonaventura di Sergio Tofano (1941) a Temporale Rosy di Mario Monicelli (1980). - film ''per il popolo''. Se il canone neorealista ha proposto sostanzialmente film ''sul popolo'', negli stessi anni vengono realizzati veri e propri film ''per il popolo'' sul doppio registro della farsa o del melodramma sociale, per raccontare in diretta il pianto e il riso quotidiani, cronache senza ambizione di passare alla storia, e dunque capaci talvolta di guardare le contraddizioni senza il filtro dell'ideologia.

Vere e proprie riscoperte, sia sul piano storiografico che spettacolare sono film come Uno tra la folla (1946), eroicomica ricostruzione del passaggio tra la Repubblica di Salo' e la Liberazione, con Eduardo De Filippo e Carlo Campanini, messa in scena da Ennio Cerlesi e Piero Tellini (noto come grande sceneggiatore di film come Quattro passi tra le nuvole o Cronaca di un amore), ma da riscoprire anche come regista. Oppure Donne senza nome (1950) di Geza von Radvany, fratello del celebre scrittore ungherese Sandor Marai, girato nel 1950 e ambientato -come l'inizio di Stromboli di Rossellini- in un campo di internamento femminile per apolidi. - film ''delle dive''.

83120-BQuesti fantasmi 2 si e' arricchito ancora una volta attraverso la sistematica attivita' di ricerca in primo luogo nei ''sotterranei della Cineteca Nazionale'' e poi negli altri archivi italiani. I film presentati, come lo scorso anno, sono oggetto di un accurato lavoro di preservazione e talvolta di restauro, e dopo la Mostra del Cinema di Venezia saranno proiettati nel circuito culturale in Italia e all'estero, offrendo una nuova vita ai film del passato, e al pubblico di oggi la possibilita' di farsi raccontare dal cinema la propria storia. Storia di fatti, persone, sentimenti, emozioni e idee. Nel quadro delle attivita' permanenti e dei giacimenti culturali riscoperti e restaurati, la scelta di Questi fantasmi 2 rappresenta la continuazione ideale del lavoro iniziato dalla Mostra nel 2004, e che da allora ha rilanciato con successo il recupero del cinema italiano invisibile.

(www.libero-news.it, 07/05/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 14:07 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, venezia, neorealismo, mario monicelli, eduardo de filippo