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domenica, 20 settembre 2009
Sophia Loren22Per l'anagrafe è Sofia Villani Scicolone. Per tutti gli altri è Sophia Loren, l'italian Cinderella conosciuta, amata e venerata in tutto il mondo:da Pozzuoli a Hollywood.
Con le sue generose forme da maggiorata (petto 95, vita 58, fianchi 95) e il suo particolare magnetismo ("sono un'unità di molte irregolarità" ha detto di sé) la Loren è stata un insuperabile sex symbol, ma anche un'attrice brava e scrupolosa.  Tant’è che per il celebre spogliarello di Ieri, oggi e domani
ingaggiò un professore che organizzava numeri di strip-tease al Crazy Horse. 
Grazie al suo talento ha recitato in più di 80 film, duettato con divi del calibro di Gary Grant, Marlon Brando, Gregory Peck, Clark Gable ed è stata diretta dal grande Charlie Chaplin. Certo, sullo schermo il suo partner ideale è stato Marcello Mastroianni con cui ha lavorato in 3 capolavori: Ieri, oggi, domani, Matrimonio all'italianaUna Giornata particolare.
Vincitrice di 2 Oscar, uno per La ciociara, l'altro alla carriera, Sophia ha l'invidiabile record di essere l'attrice italiana più premiata al mondo. Una stella capace di risultare credibile sia nei panni di una volitiva pescivendola, sia in quelli di un'altera signora dell' High Society.  Ma in fondo la definizione che le calza meglio è ancora quella che scrisse Anthony Burgess nel 1984 sul Corriere della sera:
"Davanti a me c'era una donna squisita di grande onestà, poche pretese e autentica umiltà."

(mag.sky.it, 20/09/09)




Sophia_Loren_nickname_01Roma - Ciak, si gira il compleanno di "una stella". Il mondo del cinema festeggia Sophia Loren, l’attrice considerata da tutti un’icona del cinema italiano nel mondo, simbolo di bellezza ed eleganza senza tempo che oggi come ieri ha un posto di diritto nel firmamento cinematografico internazionale. Sophia Loren, nome d’arte di Sophia Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934, ha mietuto onori e riconoscimenti per la sua bravura, ha vinto un Oscar come migliore attrice per "La Ciociara" nel 1962, e un Oscar alla Carriera nel 1991 insieme a Myrna Loy, ed è stata anche insignita di un cavalierato di gran Croce nel ’96 per iniziativa del presidente della Repubblica Scalfaro.
Sophia da guinness È la "regina" delle attrici italiane ed è entrata di diritto nel Guinness dei primati come la più premiata. Ora, 75 candeline da spegnere, "una giornata particolare" da ricordare anche per la ricchissima carriera dell’attrice. Figlia dell’ingegnere Riccardo Scicolone e dell’insegnante di pianoforte Romilda Villani, da Roma si trasferì da bambina a Pozzuoli dove trascorse l’infanzia e parte dell’adolescenza, durante la guerra, in condizioni economiche precarie. A 15 anni tornò nella Capitale in cerca di successo. Assieme alla madre, che nel 1932 aveva vinto un concorso come sosia di Greta Garbo, debuttò come generica nel film kolossal Quo Vadis?.
Nel 1950 a Miss Italia Partecipò a vari concorsi di bellezza, fra cui Miss Italia del 1950, che la premiò come Miss Eleganza grazie ad un titolo creato appositamente per lei. La prima esperienza cinematografica con il cognome Loren risale al 1951, fu "Luci del Varietà" di Federico Fellini e Alberto Lattuada. Prima di allora aveva preso parte ad altri film con il nome di Sofia Lazzaro; in altri recitava con il suo nome vero Sofia Scicolone. Fino ad oggi sono 88 le pellicole da lei interpretate.

(www.ilgiornale.it. 20/09/09)




Due giorni più tardi, stesso traguardo per Brigitte Bardot.
La carriera della Loren, lanciata nel cinema da Carlo Ponti, che sposò due volte, ha avuto la sua consacrazione con l'Oscar, che vinse nel '61 per 'La ciociara'

1752006111619114015SOPHIABuon compleanno a due icone del cinema mondiale: Sofia Loren - che compie oggi 75 anni - e Brigitte Bardot, che la segue a ruota e spegnerà le sue 75 candeline due giorni più tardi, martedì 22 settembre.
La lunghissima carriera della Loren la vede a 15 anni sbarcare nella capitale in cerca di successo. Assieme alla madre, che nel 1932 aveva vinto un concorso come sosia di Greta Garbo, debuttò come generica nel film kolossal Quo Vadis? Partecipò a vari concorsi di bellezza, fra cui Miss Italia del 1950 (che la premiò come Miss Eleganza, un titolo creato apposta per lei).

Ha posato per fotoromanzi e partecipato a diverse pellicole cinematografiche come comparsa o in ruoli marginali, che a poco a poco le portarono una grande visibilità, essendo centrati sulle sue qualità estetiche. In un solo anno furono una quindicina i film nei quali fu scritturata, sia con il nome di Sofia Scicolone che con lo pseudonimo di Sofia Lazzaro.

Affiancò anche Corrado, allora divo della radio, nella conduzione di Rosso e Nero.

Sul set di Africa sotto i mari (1953) di Giovanni Roccardi la giovane Sofia incontrò quello che sarebbe poi divenuto suo marito, il produttore Carlo Ponti, che rimase colpito dalle sue potenzialità e le offrì un contratto di sette anni.

Si è sposata due volte con Carlo Ponti, una prima volta nel settembre 1957, ma poiché il divorzio all'epoca non era legale in Italia e la coppia rischiava l'accusa di concubinaggio (Loren) e bigamia (Ponti), si trasferirono in Francia dove divennero cittadini francesi e Ponti poté divorziare dalla moglie Giuliana Fiastri e quindi si sposarono il 9 aprile 1966 a Sevres.

È da questo momento che la sua carriera prende il volo. Da principio interpretò prevalentemente la parte della popolana, in film come Carosello napoletano (1953) di Ettore Giannini, L'oro di Napoli (1954) di Vittorio De Sica e La bella mugnaia (1955) di Mario Camerini, ma vestì anche i panni di Aida con la voce di Renata Tebaldi.

La celebre copertina su Life Magazine del 1955 segna l'inizio della sua carriera internazionale, grazie alla sua prorompente bellezza, che non ha mai rischiato di offuscarne l'aspetto artistico, e l'indubbia bravura come attrice sia leggera che drammatica.

A partire dal 1956 recita anche in inglese in produzioni statunitensi di rilievo. Nel tempo va sempre più affermandosi come una vera icona del cinema italiano nel mondo; la definitiva consacrazione come attrice arriva con il Premio Oscar 1961 per l'interpretazione del suo film-simbolo, La ciociara, di Vittorio De Sica, in un ruolo che era stato rifiutato da Anna Magnani.

Divisa tra Italia e Hollywood, interpreta innumerevoli film di successo con le più grandi star mondiali, diretta da registi quali Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Ettore Scola, Dino Risi, Mario Camerini, Charlie Chaplin, Sidney Lumet, George Cukor, Michael Curtiz, Anthony Mann e André Cayatte. In particolare con De Sica, con il quale gira otto film, forma un ideale sodalizio, spesso completato dalla presenza di Marcello Mastroianni.

N
essuna attrice italiana ha mai raggiunto una così solida e duratura popolarità internazionale. Al successo professionale sì aggiunge la gioia della maternità quando, dopo due tentativi sfortunati, nascono due figli: Carlo Jr. nel 1968 e Edoardo nel 1973.
Gli anni ottanta si segnalano quasi esclusivamente per partecipazioni a produzioni televisive: Sophia: Her Own Story tv-movie autobiografico per la televisione americana tratto dal suo omonimo libro, Madre coraggio (1986), Mamma Lucia e il remake de La ciociara (1988), di Dino Risi: l'unica deludente eccezione è il film Qualcosa di biondo (1984) in cui recita accanto al figlio Edoardo.

Nel 1994 Robert Altman l'ha voluta in Prêt à porter: trent'anni dopo replica, con arguta ironia, lo spogliarello per Marcello Mastroianni di Ieri, oggi e domani. Per l'interpretazione fu candidata a un Golden Globe.

L'anno successivo è stata la partner di Jack Lemmon e Walter Matthau in That's amore - Due improbabili seduttori, mentre nel 1997 ha interpretato la mamma di un ragazzo ebreo che vuol diventare comunista in Soleil di Roger Hanin.

Verso la fine del 2001, viene scelta come testimonial per la campagna pubblicitaria "L'ultima buona azione della Lira".

Nel 2002 è stata la protagonista di Cuori estranei, diretta dal figlio Edoardo Ponti, e nel 2004 di Peperoni ripieni e pesci in faccia di Lina Wertmuller: ma i maggiori successi li riscontrerà con le fiction Francesca e Nunziata (2001), sempre della Wertmuller, e La terra del ritorno (2004), in coppia con Sabrina Ferilli.

Ha preso parte nello spot pubblicitario della TIM, insieme a Christian De Sica e all'ex velina Elisabetta Canalis, dove interpretava una suora.

Nel 2006 ha posato per il Calendario Pirelli 2007.

Nel febbraio 2007 esce il film Saturno Contro di Ferzan Ozpetek, la cui colonna sonora contiene la traccia Zoo be zoo be zoo interpretata da Sophia.

Il 22 febbraio 2009, durante la notte degli Oscar, ha premiato, insieme ad altre attrici, la vincitrice della statuetta nella categoria di miglior attrice protagonista, Kate Winslet. Infine, nello stesso anno, dopo diversi anni di assenza dalla cinematografia, è chiamata da Rob Marshall per interpretare la madre del protagonista in Nine, omaggio musical a 8½ di Fellini.


(quotidianonet.ilsole24ore.com, 20/09/09)




Roma - (Adnkronos) - Una vita da Oscar, ha interpretato più di 80 film: migliore attrice per 'La Ciociara' nel 1962. Tanti appassionati ricordano in lei la 'Smargiassa' a fianco del 'maresciallo' Vittorio De Sica in 'Pane, Amore e…'. Insignita nel 1991 della Legion d'Onore in Francia e nel 1996 del Cavalierato di gran Croce in Italia.

173749~Sophia-Loren-PostersCiak, si 'gira' il compleanno di 'una stella'. Il mondo del cinema festeggia domani Sophia Loren, l'attrice considerata da tutti un'icona del cinema italiano nel mondo, simbolo di bellezza ed eleganza senza tempo che oggi come ieri ha un posto di diritto nel firmamento cinematografico internazionale. Sophia Loren, nome d'arte di Sophia Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934, ha mietuto onori e riconoscimenti per la sua bravura, ha vinto un Oscar come migliore attrice per 'La Ciociara' nel 1962 e un Oscar alla Carriera nel 1991 insieme a Myrna Loy, insignita poi di un cavalierato di gran Croce nel '96 per iniziativa del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
E' la 'regina' delle attrici italiane ed e' entrata di diritto nel Guinness dei primati come la piu' premiata. Ora, 75 candeline da spegnere, ''una giornata particolare'' da ricordare anche per la ricchissima carriera dell'attrice. Figlia dell'ingegnere Riccardo Scicolone e dell'insegnante di pianoforte Romilda Villani, da Roma si trasferi' da bambina a Pozzuoli dove trascorse l'infanzia e parte dell'adolescenza, durante la guerra, in condizioni economiche precarie. A 15 anni torno' nella Capitale in cerca di successo. Assieme alla madre, che nel 1932 aveva vinto un concorso come sosia di Greta Garbo, debutto' come generica nel film kolossal 'Quo Vadis?'. Partecipo' a vari concorsi di bellezza, fra cui Miss Italia del 1950, che la premio' come Miss Eleganza grazie ad un titolo creato appositamente per lei.
La prima esperienza cinematografica con il cognome Loren risale al 1951, fu ''Luci del Varieta''' di Federico Fellini e Alberto Lattuada. Prima di allora aveva preso parte ad altri film con il nome di Sofia Lazzaro; in altri recitava con il suo nome vero Sofia Scicolone. Fino ad oggi sono 88 le pellicole da lei interpretate.
Attrice prediletta di moltissimi grandi registi, Sophia Loren e' stata diretta da mostri sacri come Luigi Comencini (nel '54 il primo fu ''Un Giorno in Pretura'') e Dino Risi (nel '55 ''Il segno di Venere'' e nel '71 il piu' popolare ''La moglie del prete''). Tanti appassionati ricordano in lei la ''Smargiassa'' a fianco del 'maresciallo' Vittorio De Sica in ''Pane, Amore e…'', altri ancora ricordano con piu' affetto la ''Pizzaiola'', ruolo da lei ricoperto ne ''L'Oro di Napoli''.
Sempre il set nel destino di Sophia Loren, anche nella vita vera, perche' durante la lavorazione di ''Africa sotto i mari'' (1953) incontro' quello che sarebbe poi divenuto suo marito, il produttore Carlo Ponti, che rimase affascinato dalle potenzialita' della giovane Sophia e le offri' un contratto di sette anni. Ma non fu una coppia solo a livello professionale: i due infatti si sposarono, matrimonio che ebbe bisogno di due cerimonie, la prima nel '57 e la seconda nel '66 a Sevres, in Francia, poiche' all'epoca il divorzio non era legale in Italia ed entrambi rischiavano l'accusa di concubinaggio, diventando cosi' cittadini francesi (Ponti era gia' stato sposato in precedenza con Giuliana Fiastri).

Con Carlo Ponti, al quale dara' due figli (Carlo Jr. nel 1968 e Edoardo nel 1973), avra' anche una disavventura giudiziaria: il 15 aprile 1978 un'inchiesta della Tributaria coinvolge l'attrice e il marito accusandoli di aver portato all'estero 10 miliardi di lire, con il paravento di film in coproduzione. Nel 1982, a seguito di vecchi problemi con il fisco italiano, viene persino incarcerata con l'accusa di frode fiscale restando per 17 giorni nel penitenziario di Caserta. Le responsabilita' della
frode sono state poi attribuite al suo commercialista.

La carriera dell'attrice, amatissima in Italia e all'estero, e' ricca di successi. Dopo ''Africa sotto i mari'', seguirono tantissime altre pellicole tra le quali quelle dirette da Vittorio De Sica, che gli affianco Marcello Mastroianni in ''Ieri, oggi e domani'' del '63, ''Matrimonio all'italiana'' del '64 e ''I girasoli' del '69. La coppia che ha formato con Mastroianni e' stato un sodalizio artistico tra i piu' riusciti del cinema italiano, che si e' snodato con episodi memorabili lungo l'intera carriera di entrambi.

Nel 1968 Renato Castellani la chiama per interpretare ''Questi fantasmi'', e tra gli altri registi con i quali ha occasione di lavorare in seguito figurano anche Mario Monicelli (''La Mortadella'' del 1970), Lina Wertmuller (su tutti ''Sabato, domenica e lunedi''' del '90) ed Ettore Scola (l'unico e' ''Una giornata particolare'' del '77). Negli anni successivi abbraccia molte produzioni oltreoceano, fra cui ''Pret-a'-porter'' di Robert Altman nel 1994 e ''Cuori estranei'' del 2002 diretto dal figlio Edoardo Ponti.

Una produzione intensa destinata ad allungarsi ancora: e' infatti in corso di produzione 'Nine', che uscira' probabilmente il gennaio prossimo, diretto da Rob Marshall con un cast di livello internazionale che va da Daniel Day-Lewis a Ricky Tognazzi, Pene'lope Cruz, Martina Stella e Nicole Kidman. E' un musical ispirato al capolavoro di Fellini '8½', in cui la Loren appare nel ruolo della signora Contini, moglie del protagonista. Il musical ruota attorno alle vicende del regista in crisi Guido Contini, e del suo rapporto con le donne della sua vita, la moglie Luisa, l'amante Carla, la sua musa Claudia e la defunta madre, che gli appare sotto forma di fantasma. Il titolo del film fa riferimento al personaggio di Guido a nove anni, suo alter-ego nel musical.

Assieme a personaggi come Bill Gates, Sophia Loren e' tra le star che possiedono un appartamento nell'esclusiva Trump World Tower, il grattacielo piu' lussuoso di New York; sempre a proposito di Usa, la Loren - come l'attrice Anna Magnani, il soprano Renata Tebaldi e il direttore d'orchestra Arturo Toscanini - è una delle poche personalita' italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame. Il ruolo di Cesira ne ''La Ciociara'' era stato offerto inizialmente ad Anna Magnani, e la regia a George Cukor, entrambi non poterono accettare.
Spesso la Loren nei suoi film si e' cimentata con il canto e le sue canzoni sono state raccolte in un cd. La Sophia nazionale ha anche una 'sfegatata' passione per il calcio. E' una grande tifosa del Napoli e della Nazionale italiana, ai Mondiali tedeschi tifo' per Cannavaro e per Totti. A lei si sono ispirati due cantautori: Francesco Guccini pubblico' ''Fantoni Cesira'' nell'album 'Opera buffa' del 1973; e piu' recentemente Gigi D'Alessio ha scritto e interpretato ''Donna Sofi'''.

Nel 1991, in Francia, e' stata insignita della Legion d'Onore
; e nel 1994 ha ottenuto anche l'Orso d'Oro alla carriera al festival di Berlino. E' stata successivamente chiamata nel 1999 da Al-Fayed per l'apertura dei saldi di Harrods. Sophia, che vanta una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, e' stata inoltre la madrina del varo delle piu' recenti navi della compagnia MSC Crociere, la MSC Musica, la MSC Orchestra, la MSC Poesia e la MSC Fantasia.

Ed e' proprio al battesimo della Msc Splendida che il 29 luglio scorso, a Barcellona, Sophia confido' all'ADNKRONOS di voler fare un film sulla madre, Romilda Villani. ''Passero' un'estate al lavoro ma questo film e' veramente un omaggio che ho voluto fare a mia madre, che non c'e' piu'. E' una donna che ho amato tantissimo e che ha fatto tanti sacrifici. Cercava di stare con noi, di aiutarci. Era una tigre durante la guerra. Tutte queste cose verranno mostrate e gia' parlandone ora mi commuovo moltissimo. Con mia sorella abbiamo voluto raccontare questa storia e Rai Fiction ha detto si' al progetto, dopo averne letto la stesura''. E a chi le chiedeva se Napoli ci sara' in questo nuovo film, 'donna Sophia' replico' alla sua maniera, dolce ma sempre decisa: ''Siamo noi Napoli. Mia madre, mia sorella, la famiglia. Il film stesso e' tratto da un libro che ha scritto mia sorella. Le riprese partiranno agli inizi di settembre. La fiction sara' girata a Cinecitta' e per dieci giorni a Pozzuoli''. A vestire i panni della madre Romilda sara' proprio lei, mentre ancora non e' stata trovata chi interpretera' la piccolo Sofia.
E fedele ai suoi intendimenti, pochi giorni fa, in vista del 20 settembre, Sophia ha confessato: ''Sogno un riconoscimento che ancora non ho avuto: il premio Nobel. Non ho mai festeggiato i compleanni, chissa', per timidezza o discrezione. Anche questa volta seguiro' la routine e trascorrero' la giornata lavorando all'ormai prossimo film su mia madre. Se ami davvero questa professione le dedichi tutta te stessa, i sacrifici e le rinunce sono senza limite''.
Sky Cinema Italia domani la festeggera' la diva con un documentario sulla sua vita e poi tre suoi film. L'omaggio comincera' con 'Ieri, oggi e domani', seguito alle 20 dal docu-film 'Sophia: ieri oggi e domani' prodotto da Cinecitta' e Surf Film in collaborazione con Sky. Alle 22,50 sara' trasmesso il terzo film, 'Una giornata particolare', il capolavoro di Ettore Scola con la indimenticabile coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni.


(www.adnkronos.com, 19/09/09)


Sophia Loren (Wikipedia)



...infine il mio personale omaggio....



postato da: corsaroazzurro alle ore 16:11 | Link | commenti
categoria:cinema, oscar, hollywood
mercoledì, 29 aprile 2009
musica_per_immagini_3La Casa del Cinema a Villa Borghese ricordera' il grande regista Sergio Leone con un doppio appuntamento. Domani 20.o anniversario della sua scomparsa nell'anno nel quale ricorrono anche gli 80 anni dalla sua nascita, avra' inizio il primo importante tributo al regista con un incontro alle 17.30, condotto da Italo Moscati, con la presenza - insieme alla famiglia Leone - dell'Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma Umberto Croppi, di Ennio Morricone, Barbara Scaramucci, direttrice di Rai Teche, e Gianni Mina'. L'omaggio a Leone sara' introdotto alle 15.30 dal documentario C'era una volta il sogno americano di Sandro Lai e Daniela Piccioni, seguito da Sergio Leone: c'era una volta il cinema di Gianni Mina'. Si proseguira' alle ore 18.30 con una serie di contributi audiovisivi tra i quali, in anteprima assoluta, lo Speciale: Verdone racconta Leone prodotto da Sky Cinema, in onda il 3 maggio e che fa parte di una ricca programmazione della rete dedicata alla figura del grande regista. Nei giorni successivi, dal 1° al 3 maggio, verra' presentata la rassegna completa dei 7 film di Sergio Leone e il primo film da lui prodotto per Carlo Verdone, Un sacco bello. Durante la stagione estiva nel suo Teatro all'aperto la Casa del Cinema, da lunedi' 27 luglio a giovedi' 3 settembre 2009, rendera' omaggio a Ennio Morricone con la presentazione di 25 film musicati dal grande compositore. L'evento si aprira' il 27 luglio con la proiezione, fino al 3 agosto, dei 6 film diretti da Leone e musicati da Morricone, a testimonianza dell'importante sodalizio artistico tra due grandi figure del cinema italiano.

(www.adnkronos.com. 29/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:34 | Link | commenti
categoria:italia, america, cinema, roma, oscar, hollywood, ennio morricone, sergio leone, carlo verdone
martedì, 28 aprile 2009
SergioLeoneVent'anni fa moriva Sergio Leone, ucciso da un attacco di cuore mentre preparava un film sull'assedio di Leningrado nella Seconda Guerra Mondiale. Tema inusuale per lui, che ha legato il suo nome al genere degli "spaghetti-western", ma fino a un certo punto, perche' in fondo quella storia d'amore tra un giornalista americano e una ragazza russa, con un certo profumo di "Reds", aveva tutte le caratteristiche del suo cinema: l'avventura, l'epopea storica, gli spazi infiniti e i ritmi sospesi. Del resto per lui il cinema era favole per adulti. Non a caso i titoli di due delle sue opere principali iniziano con il classico "C'era una volta". Il West e l'America: i suoi grandi amori. In questo riconoscimento della funzione modestamente catartica e piacevolmente didascalico-allegorica del cinema seguiva il modello di molti dei suoi maestri ideali: John Ford, Alfred Hitchcock, Federico Fellini, Vittorio De Sica, lo stesso Steven Spielberg, e Charlie Chaplin sopra tutti. Al cinema Leone, nato nel '29, giunse prestissimo. Il padre, Vincenzo, fu regista del cinema muto e, con il nome di Roberto Roberti, giro' quasi tutti i film di Francesca Bertini (anche la madre, Bice Valerian, era attrice). Lui imparo' ai tempi del genere "Peplum" (i film sugli antichi romani e sulla mitologia greca) le arti della sceneggiatura e della fotografia. Divenne presto capace di risvegliare nel cuore degli spettatori il senso mitico del grande cinema. Senz'ombra di presunzione intellettuale, intendeva la regia come un mestiere, non solo ma anche un mestiere. Nella sua biografia otto film (sorprendentemente pochi, eppure sufficienti a farne un autore famoso in tutto il mondo).
18465506Nel suo stile una lunga serie di peculiarita': amava i movimenti di macchina e prediligeva i tempi amplificati. Non a caso il suo cinema e' stato definito barocco. Piuttosto era iperrealismo discreto. Di certo non voleva essere solo il padre dello spaghetti-western. Questa etichetta gli e' stata attribuita tardi, assieme ai tardivi riconoscimenti e pentimenti di una critica che, all'inizio, lo aveva maltrattato. Del western all'italiana, Leone e' stato semmai il Pigmalione, quello che lo ha fatto crescere, che ne ha rivelato le possibilita' e le ragioni segrete.La possibilita' di sfruttare l'amore popolare per un genere popolare e amato sulla via del tramonto, di divertirsi con i generi, di riempire il western con la suspence del poliziesco, di nutrirlo di umori e di allusioni al reale, di giocare con le metafore per costruire delle strutture esemplari di fiaba moderna. E la ragione segreta come ci confermera' la storia cinematografica di Leone, che consiste nell' amore per l'America, per la sua cultura, per il suo epos, come e' stato sognato e guardato da lontano da una intera generazione di italiani. Quando parlano dei loro debiti nei confronti del cinema italiano molti nuovi registi, e non solo americani, che si chiamino Coen o Tarantino (ma anche Coppola, Lucas e Spielberg) dopo il doveroso omaggio a Fellini quasi sempre fanno il nome di Sergio Leone. Scorsese ha dichiarato di aver visto 150 volte "C'era una volta il West".
onceuponatimeinthewestChe Leone sia stato un anticipatore non c'e' dubbio, che sia stato il primo regista postmoderno non lo si scopre ora ma lo ha affermato anche uno del ramo come Jean Baudrillard. Ma il cinema di Leone e' stato anticipatore non solo di stili ma anche di rapporti col pubblico e strategie commerciali: dopo "Per qualche dollaro in piu'" il suo produttore Alberto Grimaldi procede con un'operazione inedita nel cinema italiano, un sondaggio demoscopico per capire se il western interessa ancora: l'80% degli intervistati risponde di si' e il budget di "Il buono il brutto il cattivo viene triplicato". Nasce soci' l'indagine demoscopica di mercato applicata al box office. Risultato: il secondo western dura 30 minuti piu' del primo, il terzo e' gia' di tre ore. "C'era una volta il west" dura un po' meno (salvo scoprire dieci anni dopo la morte di Leone una quarantina di minuti "scomparsi"). E forse l' ultimo progetto su Leningrado rimase vittima anche della sua ampiezza.

(www.agi.it, 28/04/09)

Ci manchi inimitabile maestro...

lunedì, 20 aprile 2009
di Roberto Gervaso

20090420_clipboard01È l’ultimo grande patriarca del grande cinema italiano. Un patriarca di novantaquattro anni che ne dimostra venti di meno, e vive come un saggio che ama la solitudine.Un saggio solitario, ma non misantropo, spietatamente sincero e ironicamente paradossale.
Vive, anche lui di ricordi, ma niente intorno, nel suo lillipuziano appartamento nel cuore del cuore di Roma, li risuscita. A parte i due leoni d’oro, che distrattamente m’indica come se non fossero d’oro (e non lo sono). Mario Monicelli ha una memoria inesorabile e un’amabilità incantevolmente rispettosa.

E’ vero che è figlio d’arte?
«Mio padre, giornalista famoso, fondò la prima rivista di cinema: Lux et umbra».
Ed è vero che lei debuttò sul set come ciacchista?
«Sì. Battevo con l’assicella contro la tavoletta che segnava l’inizio di una ripresa cinematografica».
Il suo primo giro di manovella come regista?
«Un cortometraggio per i Littoriali della cultura nello scorcio degli anni Trenta».
Quanti film ha firmato come regista?
«Sessantacinque, compresi quelli a passo ridotto».
E come sceneggiatore?
«Con Gentilomo, regista ebreo negli anni Trenta. Ero anche suo assistente».
Che genere di film?
«Un giallo con Umberto Melnati e Maria Mercader, spagnola, seconda moglie di De Sica».
Rivede i suoi film, almeno i più famosi: I soliti ignoti, Guardie e ladri, Un borghese piccolo piccolo, L’armata Brancaleone, La grande guerra?
«A volte sì; a volte no. M’infastidiscono gli stacchi pubblicitari».
Conserva i copioni dei suoi film ?
«Non conservo niente. Nemmeno le foto».
Deve il successo più alla critica o al pubblico?
«Per l’ottanta per cento al pubblico; per il venti, alla critica. All’inizio, gli autori della commedia all’italiana furono ignorati. Solo dopo gli elogi e gli applausi dei francesi spopolarono nei cinema».
I suoi maestri, se ne ha avuti?
«Oltre a Gentilomo, Camerini e Blasetti».
I suoi allievi?
«Non sono così presuntuoso da rivendicare un magistero».
Cos’è stato per il cinema di Fellini?
«Stranamente, pur non essendo neorealista, la critica lo ha sempre celebrato. Ma che immaginazione».
E Rossellini?
«È diventato un’icona. Grande successo però lo ebbe solo con Roma città aperta».
E De Sica?
«Che attore, che autore, che regista. Sciuscià, il suo primo film del dopoguerra, furoreggiò negli Stati Uniti».
E Visconti?
«Nessuno, forse, ha dato più rigore al nostro cinema e teatro. Era l’antitesi della trasandatezza e dell’improvvisazione. Aveva un grande rispetto per il lavoro ed era di un perfezionismo implacabile».
E che cosa è stato per il cinema italiano?
«Sono stato autore, sceneggiatore, regista della commedia italiana, così diversa da quella americana e da quella francese. Ho sempre cercato di raccontare storie tragiche con toni ironici. Il macabro, la vista di un cimitero, in certe situazioni, fanno sorridere. O, addirittura, ridere».
Il cinema è stato più talento o mestiere?
«Un po’ questo, un po’ quello. Sono come la forma e la sostanza. Diceva D’Annunzio “Se la forma è perfetta, lo è anche il contenuto”».
Il cinema deve lanciare messaggi?
«Mai. E nemmeno la letteratura. Le risulta che nell’Iliade e nell’Odissea Omero abbia lanciato messaggi?».
Cosa rende un film di culto?
«Nell’immaginario collettivo, il film che dopo anni continua ad esercitare sul pubblico l’appeal del debutto. Quando diventa un classico».
Cosa è stata la commedia all’italiana?
«Un grande momento che mostrò un’importante realtà».
Quale realtà?
«Quella di un’Italia drammatica, squallida, corrotta, raccontata ed evidenziata dalla commedia all’italiana».
Che cosa resta di questa povera Italia?
«Quella buona, quella onesta».
Quale Italia lei ha voluto rappresentare nei suoi film?
«Un popolo di arruffoni, d’intrallazzatori, di pressappochisti, di menefreghisti, di gente che tira a campare pensando solo a fare ciccia per sé e per i propri cari. Un popolo che accomoda tutto, si accontenta di tutto, senza principi, senza morale, senza carattere».
La più dramamtica delle sue commedie all’italiana?
«La grande guerra».
Perché?
«Per i due protagonisti. Due vigliacchi che muoiono coraggiosamente. Gassman perché offeso dai nemici. Sordi perché vuole emularlo».
Da cosa nasce la risata?
«Da un contrasto improvviso, dalla soluzione inaspettata di un fatto che sembrava senza via di scampo».
La risata è sempre aggressiva?
«La risata sa di dileggio, soprattutto se intrisa di sarcasmo. Ed è anche vile».
Perché?
«Perché infierisce sul vinto».
E da cosa nasce il sorriso?
«Dall’ironia. Sempre ispirata da un sentimento gentile».
Jules Renard, nel suo stupendo Diario, la definì il ”pudore della verità”
«Bella».
Perché tanto turpiloquio nel cinema d’oggi?
«Perché fa successo».
Solo per questo?
«Direi proprio di sì. Come la pornografia».
E’ sempre stato soddisfatto dei suoi film?
«Sempre, forse no. Qualcuno talvolta mi ha lasciato perplesso».
La fase più difficile nella confezione di un film?
«Per quanto mi riguarda, il tono».
Cioè?
«Quello che Verdi chiamava la tinta del Rigoletto, della Traviata, dell’Aida. Io lo chiamo il pedale giusto da pigiare. Se lo sbagli o lo pigi male (troppo o troppo poco) non ottieni il risultato voluto».
Le doti di un regista?
«Innanzitutto, la capacità di fantasticare, di immaginare».
Altre doti?
«La capacità di tenere in mano la situazione e la troupe. Il regista è come il comandante di una nave che deve saper sfidare i tifoni».
Quando un regista diventa un grande regista?
«Quando raggiunge meglio degli altri questa coralità».
Si può fare un buon film con un mediocre regista?
«No. Come non lo si può fare senza un buon sceneggiatore».
E si può fare un mediocre film con un ottimo regista?
«Sì. E sempre con un buon sceneggiatore».
Era più libero il regista ai suoi tempi o è più libero oggi?
«Certamente, ai miei tempi. Allora il cinema tirava, come si dice, molto. In Italia se ne producevano circa duecento all’anno».
I maestri del cinema americano del Novecento?
«Buster Keaton, Wilder, Chaplin, Capra e Ford (con che ironia e con che pacatezza di toni descriveva i grandi spazi e vi ambientava le sue storie».
Il produttore ideale?
«Quello che ama il cinema, che legge, capisce ciò che gli proponi…».
E che ti fa anche buone offerte economiche?
«Badando non solo al successo di cassetta, al profitto, ma anche al valore artistico del film in cui ha investito il proprio denaro».
L’attore ideale?
«Chi ama trasformarsi. Al vero attore piace diventare un altro e immedesimarsi nel ruolo. Il vero attore non recita».
L’attore deve essere necessariamente intelligente?
«Penso di sì. Perché è un truffatore, un ingannatore, senz’anima. Lo sa che nel Settecento gli attori venivano sepolti in terra sconsacrata?».
Come si lavorava con Totò?
«Era un grande professionista. Ma c’era in lui un’anima sotterranea. Era una specie di Pulcinella inquietante».
Com’era Sordi sul set?
«Amava diventare un altro e lo diventava dentro. Senza bisogno di parrucche e parrucchini. Con pochissimi tratti si trasformava».
Hollywood non l’ha mai tentata?
«No. Pur se era, ed è, una grande vetrina, anche economica. Quanti registi italiani hanno accettato proposte dai produttori hollywoodiani? Le parlo di registi, non di attori. E sa perché?»
Perché?
«Perché i nostri registi, quelli bravi, fanno solo ciò che conoscono e sanno fare al meglio».
Com’è arrivato a novantaquattro anni?
«Vivendo solo»
Ma la solitudine non sempre è una buona compagnia
«Nel mio caso, lo è stata, e lo è. Ti tiene sempre in esercizio».
In che senso?
«Nel senso che devi fare tutto da te: tenere in ordine la casa, fare la spesa, cucinare. Sa cosa si rischia se si vive in famiglia?»
Di essere seguito e, in caso di necessità, accudito
«No: si rischia il rincoglionimento su una sedia a rotelle. La famiglia, mi creda, accorcia la vita».
Solo i vent’anni hanno le ali?
«No, le puoi mettere anche a settanta. Certo, a vent’anni, è più facile spiccare i grandi voli».
Meglio vivere bene o vivere a lungo?
«Vivere bene».
Con che animo guarda al passato?
«Sono soddisfatto del mio passato, anche se non mi sono state risparmiate sofferenze e lutti. Non mi scambierei con nessuno».
Come vive il presente?
«Abbastanza bene perché il mondo, l’Europa, l’Italia, viste da casa mia, m’interessano ancora molto».
Il futuro la sgomenta?
«No. Non credo all’aldilà, alla vita eterna. Vorrei essere politeista».
Come passa la giornata?
«La mattina mi alzo piuttosto tardi e sempre malvolentieri. Potrei stare a letto anche ventiquattro ore, ascoltando musica e leggendo libri che m’interessano».
Il suo più adorabile difetto?
«Il narcisismo, temperato dall’ironia. Quel che faccio e dico, lo faccio e lo dico a mio vantaggio».
La sua più insopportabile virtù?
«Riconoscere, sempre per narcisismo, i miei torti. Una forma, se vuole, di ostentazione».
Le persone che più ha amato e che ama?
«Mio padre e due, tre donne».
Vale più l’entusiasmo dei giovani o l’esperienza degli adulti?
«Ma i giovani non hanno più entusiasmi. Non vogliono soffrire e faticare e cercano rifugio nella droga».
Perché tanto conformismo fra i giovani?
«I giovani sono sempre stati conformisti. Preferiscono appartenere al loro gregge che ubbidire ai genitori e seguirne i buoni consigli».
Le piace questa Italia?
«E come potrebbe? È quella di sempre. Quella di Metternich che la definì “espressione geografica”. Quella di Dante nel Purgatorio: “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello”».
Lei è sempre stato di sinistra. Si riconosce in quella attuale?
«Sono sempre stato di sinistra, ma in questa non mi riconosco. È tutto un camuffamento dell’Idea per esibirsi nei vari talk-show. Tutti sono sempre in campagna elettorale, litigano nel salotto di questo o di quel conduttore, poi, a telecamere spente, tutti insieme in trattoria».
Cosa non le piace di questa destra?
«La sua illusione che l’Italia sia ormai pronta per essere governata in modo intelligente da un gruppo di benpensanti».
Cosa rimprovera alle femministe?
«Di avere tradito».
Tradito che cosa?
«Nel 1968 finalmente si liberarono dell’antica, anacronistica sudditanza al maschio. Poi, quando si andò a votare, votarono per i vecchi partiti».
Una sua vecchia amica, Luciana Castellina, ha detto che lei è “cattivissimo”.
«L’ha detto in modo affettuoso»
Cosa intendeva?
«Inflessibile e intransigente, non solo sul set, ma anche nella vita privata».

(www.ilmessaggero.i, 20/04/09)
sabato, 21 marzo 2009
21 marzo 1956 - 21 marzo 2009

53 anni fa Anna Magnani vince l'Oscar!

 
postato da: corsaroazzurro alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:italia, america, amore, cinema, roma, teatro, commedia, oscar, neorealismo, hollywood, anna magnani
sabato, 10 maggio 2008
Nannarella. Per ricordare i cent'anni...
di
Giuseppe Ghigi

Pfilm73701184041575Nannarella. Per ricordare i cent'anni dalla nascita di Anna Magnani, Raitre manda in onda La carrozza d'oro di Jean Renoir (in onda domenica 11, Raitre, 2.55, durata: 98') la cui sceneggiatura, tratta da La carosse du Saint Sacrament, doveva essere girata da Luchino Visconti nel 1952 e che invece finì nella mani del regista francese. Scrive François Truffaut: E' uno dei film chiave di Renoir perché riprende i temi di molti altri, principalmente quello della sincerità in amore e quello della vocazione artistica; è un film costruito secondo il gioco delle scatole cinesi che si incastrano le une nelle altre, un film sul teatro nel teatro. Nel ruolo di Camilla, primadonna invitata a corte dal viceré del Perù che le regala una carrozza d'oro, vi è una Magnani superba.Viale del Western. Con la rinascita di Hollywood della fine degli anni Sessanta, il western cambia i toni, le tematiche, gli orizzonti perduti. Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah (venerdì 16, Raitre, 3.35, durata: 134', 1969) è il segno del cambiamento epocale del genere: amaro, disilluso, elegiaco e dal montaggio ora frenetico ora rallentato fino all'esaperazione. E' il definitivo tramonto del western classico.

(www.gazzettino.it, 8 maggio 2008)

postato da: corsaroazzurro alle ore 09:46 | Link | commenti
categoria:america, cinema, parigi, commedia, hollywood, luchino visconti, anna magnani, jean renoir