A 50 anni di distanza dal Leone d'Oro (ex aequo con "Il generale Della Rovere" di Roberto Rossellini) ritorna alla Mostra di Venezia il capolavoro di Mario Monicelli "La grande guerra" (1959, 129') interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman, nella versione lunga ricostruita dalla Cineteca Nazionale con la supervisione del direttore della fotografia Giuseppe Rotunno. Con la proiezione del film avra' luogo la preapertura della 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica in programma dal 2 al 12 settembre. La versione che verra' presentata in anteprima a Venezia e' stata resa possibile recuperando raffinate tecniche artigianali di sviluppo e stampa con la supervisione di Giuseppe Rotunno.Torna cosi' a splendere uno dei film italiani che piu' hanno fatto discutere e che solo l'ostinazione di Dino De Laurentiis permise di portare a termine, fra molteplici difficolta' e polemiche, e oggi considerato unanimamente uno dei vertici del nostro cinema: le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman nei panni di Oreste Jacovacci e di Giovanni Busacca appartengono alla storia del costume. Il carattere antieroico delle vicende narrate, la descrizione minuziosa della vita di campo, la coralita' dei personaggi, l'alternanza degli stati d'animo, la capacita' di passare dal riso al pianto, dalla vilta' alla grandezza rendono questo film un modello ineguagliabile di approccio alla Storia.
Il lavoro di restauro mira a restituire al film i particolari toni di luce che lo caratterizzavano. Il direttore della fotografia Rotunno si ispiro' alle immagini di repertorio girate al fronte e alle fotografie dell'epoca e intervenne nei processi di sviluppo e stampa per recuperare in parte il forte contrasto e le grandi differenze di densita' luminosa che esistevano nelle riprese in interni dal vero legate agli esterni, salvando il difetto di sovraesposizione delle zone esterne. "Con Monicelli - spiega - decidemmo di fotografare anche gli attori principali senza quelle particolari attenzioni che si usano di solito, illuminandoli per farli spiccare". Un lavoro di sottrazione (di luce) per accentuare il realismo della messa in scena, al punto che nelle proiezioni dei giornalieri qualcuno si lamento' perche' "non vedeva niente". Ma solo cosi' si poteva realizzare l'intento di Monicelli di "fare il film con un tono, povero, vecchio, sporco", in cui risaltano, piu' che le luci, i sentimenti umani.(www.agi.it, 03/07/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 13:30 | Link | commenti
categoria:cinema, venezia, mostra, mario monicelli, vittorio gassman, alberto sordi, roberto rossellini, giuseppe rotunno, dino de laurentiis
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