ROMA - Nel finale della «Dolce vita» un grosso pesce mostruoso sulla spiaggia di Fregene accoglie Mastroianni e gli altri reduci dall’orgia nella villa. Ai più sembrò un richiamo esplicito al grande affaire di quegli anni, l’oscura morte di Wilma Montesi ritrovata cadavere a Torvaianica. Federico Fellini addolcì quel finale con un ultimo esterno, sulla spiaggia di Passo Scuro, dove una ragazzina dall’aria pulita (Valeria Ciangottini) andava incontro all’attore. «Il mio film mette il termometro a un mondo malato, che evidentemente ha la febbre - così si era difeso Fellini -. Ma se il mercurio segna 40 gradi all'inizio del film, ne segna 40 anche alla fine...».
Il 2010, l'anno che sta per venire, è l'anno della Dolce vita. A cinquant’anni di distanza la Dolce vita torna tra noi col suo carico di apparenze e cattiverie, sfrenatezze e miserie, nonché richiami al presente. Con una Roma che è ancora lì, con i suoi prati e i suoi miracoli, l'Eur, via Veneto, le acque Albule, Bassano Romano... Era il sei febbraio del 1960 e al cinema Capitol di Milano fu proiettato tra urla e insulti l'atteso film. Un milanese all'uscita sputò addirittura sul collo di Fellini. Insultato anche Mastroianni, il protagonista: «Frocio, comunista...». Ma al pomeriggio c'era già una gran folla in fila davanti al Capitol. A Cannes poi, cinque mesi dopo, la giuria presieduta da Georges Simenon gli tributò la Palma d'oro.
Era il trionfo per una pellicola nata quasi giorno per giorno nel 1959, in gran parte girata nel mitico «teatro 5» di Cinecittà dove furono ricostruiti, ricorda lo scenografo Piero Gherardi, un'ottantina di ambienti: «Abbiamo dovuto, in qualche caso, fare delle riproduzioni fotografiche, l’interno della cupola di San Pietro e soprattutto via Veneto. La casa della puttana? Federico la voleva allagata. Dopo aver compiuto un sacco di giri la ricostruimmo nella piscina di Cinecittà e allagammo l'interno...». Per l’ambientazione originale gli sceneggiatori e il regista avevano pensato all’inizio al Tiburtino III: i sopralluoghi erano stati accurati, proprio alla vigilia del primo ciak, il 16 marzo. Poi però Fellini si era rifugiato nei suoi amati studios. Per gli esterni di quella casa optò comunque per Tor de' Schiavi. E lo sbarco della troupe tra i borgatari fu epico. «A sacco de m...», fu apostrofato il regista. Per l'esile Anouk Aimée fioccarono «A canestro de ossa», «Ossario», «A Fellì, ma portela al Verano...».
Poi dopo molti metri di pellicola venne un secondo grande esterno, la fontana di Trevi. L'idea fu suggerita da un fotografo di scena, Praturlon. Durante una pausa aveva scarrozzato Anita Ekberg in un giro notturno concluso alla fontana di Trevi. Fellini vide gli scatti fotografici, l'attrice che si riposava con i piedi nell'acqua. E così il 10 aprile, con una temperatura di nove gradi, fu immortalata la celebre scena della fontana. Un altro esterno - il miracolo girato alle Acque Albume di Tivoli - fu ispirato da un altro fotografo, Tazio Secchiaroli. Il fotoreporter era stato a Terni dove dei ragazzini ogni giovedì vedevano la Madonna. Ne era nato un servizio per «Settimo giorno». Altra improvvisazione esterna, il «ballo dei nobili» girato nel palazzo Odescalchi a Bassano Romano. E poi, ecco, ancora Roma vista quasi a volo d'uccello come nella celebre scena iniziale con la statua del Cristo trasportata nel cielo dell’Eur.Nella vicina Don Bosco furono girati gli esterni della casa dello scrittore Steiner, l'interno della casa ambientata all'Eur era stato ricostruito in studio con alla finestra il caratteristico Fungo del quartiere rifatto da Gherardi. La scena della «Toccata e fuga in re minore» è invece nata nella chiesa dei SS. Martiri Canadesi sulla Nomentana. Che film devo fare, aveva chiesto un anno prima Mastroianni a Fellini e Flaiano? Il regista ridendo gli aveva mostrato uno schizzo: tra vari polipi svettava un grosso fallo. La Roma di un grande romagnolo.
Paolo Brogi
13 dicembre
(roma.corriere.it, 13/12/09)
categoria:cinema, roma, federico fellini, marcello mastroianni, anita ekberg





“E’ il finale di E la nave va di Fellini. C’è quasi un primo piano dei personaggi, poi la macchina da presa si allontana, si vede la nave, tutto quello che c’è intorno, le luci, la macchina, le persone sul set. Una sequenza magistrale che rivela come al cinema tutto sia falso, meglio, come tutto sia reale nella finzione”. A raccontare la sua personale fascinazione per il cinema del regista italiano è Sidney Lumet un maestro del cinema hollywoodiano, sbarcato a Rimini per la cermimonia che lo vede protagonista in quanto la Fondazione Fellini gli ha assegnato il premio dedicato a Federico. Aldilà della retorica Sidney ha parole di sincero affetto e stima per il grande riminese che qui aleggia non come fantasma ma come presenza rintracciabile nei nomi delle vie, nei menu dei ristoranti, nei nomi dei cocktails dei bar che sciorinano titoli e immagini di Federico, oltre naturalmente all’attività della fondazione condotta da Vittorio Boarini e presieduta da Pupi Avati.
Houston - Il Museum of Fine Arts di Houston presenta ‘Signore & Signore', una speciale rassegna cinematografica dedicata alle dive del cinema italiano, giunta quest'anno alla quarta edizione. Saranno proiettate 14 pellicole con performance di attrici del calibro di Anna Magnani (Roma città aperta, 1945 di Roberto Rossellini), Gina Lollobrigida (Pane, amore e fantasia, 1953 di Luigi Comencini), Tina Pica (La nonna Sabella, 1957 di Dino Risi), Sofia Loren (La Ciociara, 1960 di Vittorio De Sica), Claudia Cardinale (Il Gattopardo, 1963 di Luchino Visconti), Giulietta Masina (Giulietta degli spiriti, 1965 di Federico Fellini) e molte altre.
Da La strada di Fellini a La grande guerra di Monicelli, da Il grido di Antonioni a Senso di Luchino Visconti, da Stromboli di Rossellini a Le ragazze di San Frediano di Zurlini. Se prima della guerra era abbastanza raro, anche se non del tutto inusuale, che il cinema italiano uscisse dai teatri di posa, nell’immediato dopoguerra, sulla spinta estetico-produttiva del Neorealismo, non solo è sceso nelle strade e nelle piazze, ma ha cominciato a muoversi lungo tutta la Penisola. Una pratica che, per circa un ventennio, ha contagiato non solo i film neorealisti, ma anche commedie e melodrammi, cinema popolare e cinema d’autore.
Le foto provengono dall’archivio del Centro Cinema di Cesena, che da anni riserva una particolare attenzione alla fotografia di scena. Grazie agli archivi storici acquisiti con le donazioni ricevute da archivi e fondi di importanti personaggi legati al cinema (Antonio Pietrangeli, Gian Vittorio Baldi, Vittorio Bonicelli) e alla fotografia (Vittorugo Contino, Divo Cavicchioli) e grazie al fondo del concorso nazionale per fotografi di scena CliCiak, quest’anno alla sua 12ª edizione, il patrimonio del Centro Cinema conta attualmente circa 100.000 fotografie di scena, tra stampe e negativi.
Al Palazzo del Cinema saranno esposte le fotografie di scena dei seguenti film: Piccolo mondo antico (1941) di Mario Soldati, Ossessione (1942) di Luchino Visconti, Il miracolo episodio de L’amore (1947) di Roberto Rossellini, Cielo sulla palude (1949) di Augusto Genina, Stromboli (1950) di Roberto Rossellini, I) figli di nessuno (1951) di Raffaello Matarazzo, La leggenda di Genoveffa (1952) di Arthur Maria Rabenalt, Carne inqiueta (1952) di Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso, Giorni d’amore (1952) di Giuseppe De Santis, Gelosia (1953) di Pietro Germi, Senso (1954) di Luchino Visconti, La strada (1954) di Federico Fellini, Le ragazze di San Frediano (1954) di Valerio Zurlini, Proibito (1954) di Mario Monicelli, Orient Express (1955) di Carlo Ludovico Bragaglia, Casta diva (1955) di Carmine Gallone, Le amiche (1955) di Michelangelo Antonioni, Nata di marzo (1957) di Antonio Pietrangeli, Il grido (1957) di Michelangelo Antonioni, Il medico e lo stregone (1957) di Mario Monicelli, Racconti d’estate (1958) di Gianni Franciolini, La sfida (1958) di Francesco Rosi, La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.
A Pesaro è partita l’edizione numero 45 di uno festival più significativi e strutturati a livello nazionale, una manifestazione tra le più cinefile, soprattutto per l’attenzione alle cinematografie meno conosciute e per il recupero storico, che si sviluppa anche attraverso convegni e pubblicazioni di qualità. Dal 21 al 29 giugno saranno molte le proposte che si svilupperanno nelle due sale storiche (il cinema Sperimentale e il cinema Astra) e le proiezioni serali in Piazza del Popolo.
L’evento speciale della 45. edizione è dedicato ad Alberto Lattuada, un autore di cui si parla poco ma che ha una sua specifica rilevanza. In quasi mezzo secolo di attività la filmografia del regista milanese può contare sulla realizzazione di 33 lungometraggi per il cinema e di alcune incursioni televisive. La retrospettiva è utile per rivedere successi e classici del nostro cinema come Il bandito (1946) con Anna Magnani e Amedeo Nazzari oppure Luci del varietà (1950) diretto insieme all’esordiente Federico Fellini. Tra i numerosi titoli si possono citare Il cappotto (1952), tratto dal racconto di Gogol, con Renato Rascel, Mafioso (1962) con Alberto Sordi, Venga a prendere il caffè… da noi (1970), dal romanzo di Piero Chiara, con Ugo Tognazzi. Ci sarà anche una proiezione speciale in piazza di Cuore di cane (1976), alla presenza della protagonista Eleonora Giorgi e del direttore della fotografia Lamberto Caimi.
Arte, cultura, cinema per ricordare il grande maestro del cinema: Federico Fellini. Anche quest'anno infatti la Fondazione intitolata al Maestro riminese rende gli omaggio con una serie di iniziative che si svolgeranno sulla spiaggia del Grand Hotel, scenario felliniano per eccellenza, e nel centro storico della citta' (Corte degli Agostiniani, Museo Fellini).
Il 18 luglio l'isola di Ischia sarà presentata a tutti i visitatori come la culla della dolce vita, complice un omaggio a Federico Fellini nel corso del gran galà del VII Global Film Music Fest.