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domenica, 13 dicembre 2009
Il capolavoro di Fellini, Palma d'oro a Cannes nel '60, compie mezzo secolo. Foto di un'Italia malata.

la_dolce_vitaROMA - Nel finale della «Dolce vita» un grosso pesce mostruoso sulla spiaggia di Fregene accoglie Mastroianni e gli altri reduci dall’orgia nella villa. Ai più sembrò un richiamo esplicito al grande affaire di quegli anni, l’oscura morte di Wilma Montesi ritrovata cadavere a Torvaianica. Federico Fellini addolcì quel finale con un ultimo esterno, sulla spiaggia di Passo Scuro, dove una ragazzina dall’aria pulita (Valeria Ciangottini) andava incontro all’attore.
«Il mio film mette il termometro a un mondo malato, che evidentemente ha la febbre - così si era difeso Fellini -. Ma se il mercurio segna 40 gradi all'inizio del film, ne segna 40 anche alla fine...».

Il 2010, l'anno che sta per venire, è l'anno della Dolce vita. A cinquant’anni di distanza la Dolce vita torna tra noi col suo carico di apparenze e cattiverie, sfrenatezze e miserie, nonché richiami al presente. Con una Roma che è ancora lì, con i suoi prati e i suoi miracoli, l'Eur, via Veneto, le acque Albule, Bassano Romano... Era il sei febbraio del 1960 e al cinema Capitol di Milano fu proiettato tra urla e insulti l'atteso film. Un milanese all'uscita sputò addirittura sul collo di Fellini. Insultato anche Mastroianni, il protagonista: «Frocio, comunista...». Ma al pomeriggio c'era già una gran folla in fila davanti al Capitol. A Cannes poi, cinque mesi dopo, la giuria presieduta da Georges Simenon gli tributò la Palma d'oro.

Era il trionfo per una pellicola nata quasi giorno per giorno nel 1959, in gran parte girata nel mitico «teatro 5» di Cinecittà dove furono ricostruiti, ricorda lo scenografo Piero Gherardi, un'ottantina di ambienti: «Abbiamo dovuto, in qualche caso, fare delle riproduzioni fotografiche, l’interno della cupola di San Pietro e soprattutto via Veneto. La casa della puttana? Federico la voleva allagata. Dopo aver compiuto un sacco di giri la ricostruimmo nella piscina di Cinecittà e allagammo l'interno...». Per l’ambientazione originale gli sceneggiatori e il regista avevano pensato all’inizio al Tiburtino III: i sopralluoghi erano stati accurati, proprio alla vigilia del primo ciak, il 16 marzo. Poi però Fellini si era rifugiato nei suoi amati studios. Per gli esterni di quella casa optò comunque per Tor de' Schiavi. E lo sbarco della troupe tra i borgatari fu epico. «A sacco de m...», fu apostrofato il regista. Per l'esile Anouk Aimée fioccarono «A canestro de ossa», «Ossario», «A Fellì, ma portela al Verano...».

federico-felliniPoi dopo molti metri di pellicola venne un secondo grande esterno, la fontana di Trevi. L'idea fu suggerita da un fotografo di scena, Praturlon. Durante una pausa aveva scarrozzato Anita Ekberg in un giro notturno concluso alla fontana di Trevi. Fellini vide gli scatti fotografici, l'attrice che si riposava con i piedi nell'acqua. E così il 10 aprile, con una temperatura di nove gradi, fu immortalata la celebre scena della fontana. Un altro esterno - il miracolo girato alle Acque Albume di Tivoli - fu ispirato da un altro fotografo, Tazio Secchiaroli. Il fotoreporter era stato a Terni dove dei ragazzini ogni giovedì vedevano la Madonna. Ne era nato un servizio per «Settimo giorno». Altra improvvisazione esterna, il «ballo dei nobili» girato nel palazzo Odescalchi a Bassano Romano. E poi, ecco, ancora Roma vista quasi a volo d'uccello come nella celebre scena iniziale con la statua del Cristo trasportata nel cielo dell’Eur.

Nella vicina Don Bosco furono girati gli esterni della casa dello scrittore Steiner, l'interno della casa ambientata all'Eur era stato ricostruito in studio con alla finestra il caratteristico Fungo del quartiere rifatto da Gherardi. La scena della «Toccata e fuga in re minore» è invece nata nella chiesa dei SS. Martiri Canadesi sulla Nomentana. Che film devo fare, aveva chiesto un anno prima Mastroianni a Fellini e Flaiano? Il regista ridendo gli aveva mostrato uno schizzo: tra vari polipi svettava un grosso fallo. La Roma di un grande romagnolo.

Paolo Brogi
13 dicembre

(roma.corriere.it, 13/12/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 23:34 | Link | commenti
categoria:cinema, roma, federico fellini, marcello mastroianni, anita ekberg
sabato, 12 dicembre 2009
rotaA poco piu' di trent'anni dalla morte, avvenuta a Roma il 10 aprile del 1979, la Fondazione Toscanini celebra Nino Rota. La Filarmonica propone per tre serate (domani a Parma, il 13 a Piacenza e il 15 a Lugo, nel Ravennate) un programma che spazia in tutto l'ampio catalogo del musicista. Conosciuto soprattutto per le musiche de La dolce vita e La strada, Le notti di Cabiria e Amarcord di Fellini, Rota scrisse dal '33 per numerosi registi tra i quali Visconti e Monicelli.

(www.ilsussidiario.net, 11/12/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:08 | Link | commenti
categoria:cinema, federico fellini, mario monicelli, luchino visconti
mercoledì, 11 novembre 2009

A Rimini per ricevere un premio dedicato a Fellini, il grande regista Sidney Lumet (da "Serpico" fino al recente "Onora il padre e la madre") parla a tutto campo: "E la nave di Fellini rivela come al cinema tutto sia falso; meglio, come tutto sia reale nella finzione". E sul caso-Polanski: "Autore magnifico. Lasciamo stare questa vicenda, perché è solo gossip". Lumet rivela: "Anna Magnani e Marlon Brando (insieme in "La pelle del serpente") non andavano molto d'accordo. Anna era un'attrice grandissima, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese..."

di Antonello Catacchio

180full-sidney-lumet“E’ il finale di E la nave va di Fellini. C’è quasi un primo piano dei personaggi, poi la macchina da presa si allontana, si vede la nave, tutto quello che c’è intorno, le luci, la macchina, le persone sul set. Una sequenza magistrale che rivela come al cinema tutto sia falso, meglio, come tutto sia reale nella finzione”. A raccontare la sua personale fascinazione per il cinema del regista italiano è Sidney Lumet un maestro del cinema hollywoodiano, sbarcato a Rimini per la cermimonia che lo vede protagonista in quanto la Fondazione Fellini gli ha assegnato il premio dedicato a Federico. Aldilà della retorica Sidney ha parole di sincero affetto e stima per il grande riminese che qui aleggia non come fantasma ma come presenza rintracciabile nei nomi delle vie, nei menu dei ristoranti, nei nomi dei cocktails dei bar che sciorinano titoli e immagini di Federico, oltre naturalmente all’attività della fondazione condotta da Vittorio Boarini e presieduta da Pupi Avati.

Lumet, regista di La parola ai giurati, Serpico, Quel pomeriggio di un giorno da cani, L’uomo del banco dei pegni sino al recentissimo Onora il padre e la madre è un vero autore di cinema, non si lascia trascinare su piani che non gli piacciono e su cui non vuole andare. Quando gli viene chiesto cosa pensi della vicenda Polanski, incarcerato in Svizzera con rischio di estradizione negli Usa, Sidney risponde “amo molto il cinema di Polanski, Roman è un regista eccezionale, magnifico. Lasciamo stare questa vicenda però, perchè se no diventa solo gossip”.
Ma qualcuno insiste cercando di luisingarlo “se è lei a parlare non è più pettegolezzo” e lui “fosse anche un genio a intervenire su questa vicenda sarebbe sempre un pettegolezzo”. Meglio farlo parlare dei suoi attori, praticamente tutti i grandi di Hollywood (Henry Fonda, Paul Newman, Al Pacino, Marlon Brando etc.) “è come una storia d'amore che parte con un grande incendio e si brucia in un attimo perché loro danno molto a me professionalmente e credo anch’io di dare molto a loro, così quando si finisce è davvero finita, non sono mico di nessuno”. Ma c’è un’eccezione “Sì, è Sean Connery, con lui ci si sente spesso e ci si vede quando viene a New York”. Sean e Sidney hanno lavorato insieme per La collina del disonore, primo film dopo  i diversi James Bond di Connery e per Affari di famiglia. Su Anna Magnani che ha diretto con Marlon Brando in La pelle del serpente da Tennessee William, Sidney ricorda che  "non andavano molto d' accordo. Anna era un'attrice grandissima e una donna molto forte, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese. Credo che la non conoscenza della lingua fosse come una barriera che le impedisse di far emergere le emozioni che voleva esprimere. Ma lei era una buona amica di Tennesse Williams, era consapevole che la parte era formidabile. E sapeva pure che Marlon sarebbe diventato una delle più grandi stelle del cinema. Comunque spero si sia divertita». Ha da ridire anche sul fatto che oggi si producano troppi fantasy al posto di film politici “non credo sia vero, prendete George Clooney e Matt Damon, girano la serie Ocean’s Eleven o quella di Bourne, ma investono i guadagni per realizzare film che sentono davvero importanti”.

Lumet ha cominciato come attore in teatro “non ero proprio bello, mi sembrava che il teatro fosse la mia strada”, poi ha cominciato a dirigere allestimenti teatrali nella tv degli anni ’50, dove si sono formati moltissimi registi che hanno fatto la storia del cinema perché allora tutto era in diretta, infine è approdato su grande schermo per l’insistenza di Henry Fonda. Ma nonostante il suo tirocinio televisivo Sidney ha firmato, nel lontano 1975, uno dei film più profetici e duri nei confronti della pervasività del piccolo schermo: Quinto potere. E quando gli viene chiesto come sia la situazione attuale nei confronti della tv lui replica convinto “è anche peggio di allora”. A 85 anni suonati però Lumet non ha voglia di smettere di lavorare ma non ha alcuna intenzione di parlare del film che ha in cantiere “sono troppo superstizioso per farlo”.


(www.affaritaliani.it, 09/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 01:07 | Link | commenti
categoria:cinema, federico fellini, anna magnani, sidney lumet
venerdì, 18 settembre 2009
Immagini da Oscar. Unfellini de sica rossellini_smalla serie di scatti dai set dei film italiani che hanno vinto l'Oscar, esposti al Castello Odescalchi di Bracciano per la terza edizione del Festival dei fotografi di scena, ideato e organizzato da Luce Monachesi, Mirtilla Rolandi Ricci e Romano Milani, in programma da oggi (inaugurazione alle ore 21) a domenica prossima. Le foto delle opere cinematografiche (da ''Sciuscia''' di Vittorio De Sica del 1948 a ''La vita e' bella'' di Roberto Benigni del 1999) che hanno fatto traversare l'Atlantico alla prestigiosa statuetta e presentate a Bracciano, non sono mai state viste in pubblico e comunque mai tutte insieme. La mostra rientra nel quadro delle varie iniziative culturali e di spettacolo riunite sotto il titolo ''OpereFestival'', di cui e' presidente la principessa Maria Pace Odescalchi e direttore artistico Maurizio Conte, che si svolgono nella quattrocentesca dimora-fortezza di una delle piu' antiche e potenti aristocrazie.

I fotografi che firmano le immagini sono Pierluigi Praturlon (''Le notti di ''Cabiria'' e ''Amarcord'' del di Fellini e ''Ieri, oggi, domani'' di De Sica), Poletto e Piatti (''La strada'' di Fellini), Mario Tursi (''Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto'' di Petri), Luca Biamonte (''Nuovo cinema Paradiso'' di Tornatore), Sergio Strizzi (''La vita e' bella'' di Benigni). Per ''Sciuscia''' e ''Ladri di biciclette'' di De Sica (1950), ''8 e ½'' (1964) di Fellini e ''Mediterraneo'' di Gabriele Salvatores (1992) i nomi degli autori sono sconosciuti. Insieme a questi scatti, ''storici'' in tutti i sensi, al castello Odescalchi di Bracciano sara' possibile ammirare anche le foto di scena di alcuni dei film di maggiore successo della prima meta' di quest'anno firmate, tra gli altri, da Angela Lopriore (''Grande, grosso e… Verdone''), Assunta Servello (''Generazione 1000 euro'') Donatello Brogioni (''Giulia non esce la sera'') Daniele Musso e Gianfranco Mura (''Vincere''), Terry Passanisi (''Diverso da chi''), Fabrizio Di Giulio (''Fortapasc''), Angelo Turetta (''Sanguepazzo'' e ''Galantuomini'') e Gianfranco Salis con il corto ''Hotel Courbet'' di Tinto Brass presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

(www.libero-news.it, 17/09/09)

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categoria:cinema, fotografia, mostra, federico fellini, vittorio de sica
sabato, 05 settembre 2009
180full-sidney-lumetA Sidney Lumet verrà attribuito il Premio Fondazione Fellini. Sabato 7 novembre, a conclusione del convegno internazionale che ogni anno la Fondazione Fellini organizza per rendere omaggio al Maestro riminese, il presidente Pupi Avati consegnerà il premio al regista di 'Serpico' (1973) e 'Quinto Potere' (1976), che consiste in una riproduzione in oro del disegno ‘Colazione sull’erba, scena di un sogno' dal quale Fellini trasse ispirazione per il celebre spot della Banca di Roma, interpretato da Paolo Villaggio e Anna Falchi.


Dopo Scorsese (2005), Polanski
(2006), Olmi (2007) e De Oliveira (2008), la Fondazione Fellini ha invitato a Rimini un altro indiscusso maestro del cinema mondiale. Premio Oscar alla carriera nel 2005, tornato alla ribalta con il suo applauditissimo 'Onora il padre e la madre' (2007), Lumet si è imposto come pietra miliare del cinema americano fin dalla sua pellicola di debutto, 'La parola ai giurati', diretta nel 1957 e interpretata dall’amico Henry Fonda, con cui girerà cinque film.

La pellicola affronta i temi del razzismo e la violazione dei diritti civili e ottiene numerosi riconoscimenti tra cui l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e una nomination all’Oscar. I suoi film successivi riscuotono molto successo anche per l'equilibrio dimostrato nel dirigere grandi star quali Anna Magnani e Marlon Brando in 'Pelle di serpente' (1959), Katharine Hepburn e Ralph Richardson ne 'Il lungo viaggio verso la notte' (1962), o nuovamente Henry Fonda nel ruolo del presidente degli Stati Uniti in 'A prova d’errore' (1964), Rod Steiger ne 'L’uomo del banco dei pegni' (1964), Sean Connery ne 'La collina del disonore' (1965), Al Pacino in 'Serpico' (1973) e in 'Quel pomeriggio di un giorno da cani' (1975).

Anche quest'anno la cerimonia si concluderà con una relazione del regista premiato riguardante il suo rapporto con il cinema di Fellini. Lumet considera il maestro riminese “il poeta visivo del cinema”, così lo definì in occasione di una retrospettiva organizzata a New York nel 1993. “Il Maestro ci ha aiutato a riscoprire il significato delle parole, ha ridefinito per noi il senso di grande e di poeta”.

(ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com, 04/09/09)

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categoria:america, cinema, oscar, premio, federico fellini, anna magnani, sidney lumet
mercoledì, 12 agosto 2009
Anna_Magnani_in_Mamma_Roma_1962Houston - Il Museum of Fine Arts di Houston presenta ‘Signore & Signore', una speciale rassegna cinematografica dedicata alle dive del cinema italiano, giunta quest'anno alla quarta edizione. Saranno proiettate 14 pellicole con performance di attrici del calibro di Anna Magnani (Roma città aperta, 1945 di Roberto Rossellini), Gina Lollobrigida (Pane, amore e fantasia, 1953 di Luigi Comencini), Tina Pica (La nonna Sabella, 1957 di Dino Risi), Sofia Loren (La Ciociara, 1960 di Vittorio De Sica), Claudia Cardinale (Il Gattopardo, 1963 di Luchino Visconti), Giulietta Masina (Giulietta degli spiriti, 1965 di Federico Fellini) e molte altre.

"Attrici come Gina Lollobrigida, Sophia Loren e Anna Magnani - si legge nel sito del Museum of Fine Arts di Houston - con i loro corpi mozzafiato e le loro maniere dirette hanno contribuito alla rappresentazione della sensualità nel cinema del dopoguerra, definendo un'immagine di femminilità tanto appassionata emotivamente quanto rigogliosa fisicamente".

Prima di approdare a Houston, la rassegna viene presentata presso prestigiose istituzioni nordamericane quali Gene Siskel Film Center, Chicago; AFI Silver Cinema, Maryland; Vancouver Cinemathèque e Cinemathèque Ontario, Toronto. L'evento è organizzato dal Museum of Fine Arts in collaborazione con il MAE, Cinecittà Luce, il Consolato Generale d'Italia a Houston e l'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.

 

(www.newsitaliapress.it, 11/08/09)

mercoledì, 15 luglio 2009
Il Centro Cinema Città di Cesena torna al Lido alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia con  una mostra di fotografie di scena provenienti dal proprio archivio e da quello della Cineteca Nazionale.

Dal 2 al 12 settembre al Primo Piano del Palazzo del Cinema

00000b2aDa La strada di Fellini a La grande guerra di Monicelli, da Il grido di Antonioni a Senso di Luchino Visconti, da Stromboli di Rossellini a  Le ragazze di San Frediano di Zurlini. Se prima della guerra era abbastanza raro, anche se non  del tutto inusuale, che il cinema italiano uscisse dai teatri di posa, nell’immediato dopoguerra, sulla spinta estetico-produttiva del Neorealismo, non solo è sceso nelle strade e nelle piazze, ma ha cominciato a muoversi lungo tutta la Penisola. Una pratica che, per circa un ventennio, ha contagiato non solo i film neorealisti, ma anche commedie e melodrammi, cinema popolare e cinema d’autore.

E’ inseguendo questo suo peregrinare che è nata la mostra “Viaggi in Italia. Set del cinema italiano 1941-1959”, allestita dal 2 al 12 settembre al Lido di Venezia, al primo piano del Palazzo del Cinema, durante la 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
La mostra fotografica, promossa dal Centro Cinema Città di Cesena insieme alla Fototeca della Cineteca Nazionale, la Biennale di Venezia e la Regione Emilia-Romagna, raccoglie una cinquantina di scatti in bianco e nero (di diverso formato, compresa una gigantografia) che documentano alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale, girati nel periodo 1941-1959 dai più grandi registi di tutti i tempi. Si tratta di pellicole realizzate in tempi e modalità diverse che hanno come set le vie e le piazze di tutta la Penisola, fatta esclusione per Roma  (questo in quanto i moltissimi film girati nella Capitale sono già stati oggetto in passato di approfondite ricerche).

wallpaper-di-federico-fellini-67616Le foto provengono dall’archivio del Centro Cinema di Cesena, che da anni riserva una particolare attenzione alla fotografia di scena. Grazie agli archivi storici acquisiti con le donazioni ricevute da archivi e fondi di importanti personaggi legati al cinema (Antonio Pietrangeli, Gian Vittorio Baldi, Vittorio Bonicelli) e alla fotografia (Vittorugo Contino, Divo Cavicchioli) e grazie al fondo del concorso nazionale per fotografi di scena CliCiak, quest’anno alla sua 12ª edizione, il patrimonio del Centro Cinema conta attualmente circa 100.000 fotografie di scena, tra stampe e negativi.
Insieme a queste, in mostra al Lido ci sono le foto provenienti dalle preziose raccolte fotografiche della Cineteca Nazionale, insieme alle testimonianze fotografiche depositate presso altri archivi che sono state scelte per documentare alcuni film ritenuti particolarmente significativi.

La mostra intende raccontare, attraverso le immagini scattate sui set da quasi tutti i migliori fotografi di scena attivi in quel periodo, un cinema dove i personaggi vengono meno in favore degli “uomini”, e dove la macchina da presa scende nelle strade e nelle piazze, a compiere un lungo viaggio sentimentale che dalla Sicilia arriva fino alla Valle d’Aosta.

200px-Pietro_GermiAl Palazzo del Cinema saranno esposte le fotografie di scena dei seguenti film: Piccolo mondo antico (1941) di Mario Soldati, Ossessione (1942) di Luchino Visconti, Il miracolo episodio de L’amore (1947) di Roberto Rossellini, Cielo sulla palude (1949) di Augusto Genina, Stromboli (1950) di Roberto Rossellini, I) figli di nessuno (1951) di Raffaello Matarazzo, La leggenda di Genoveffa (1952) di Arthur Maria Rabenalt, Carne inqiueta (1952)  di Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso, Giorni d’amore (1952) di Giuseppe De Santis, Gelosia (1953) di Pietro Germi, Senso (1954) di Luchino Visconti, La strada (1954) di Federico Fellini, Le ragazze di San Frediano (1954) di Valerio Zurlini, Proibito (1954) di Mario Monicelli, Orient Express (1955) di Carlo Ludovico Bragaglia, Casta diva (1955) di Carmine Gallone, Le amiche (1955) di Michelangelo Antonioni, Nata di marzo (1957) di Antonio Pietrangeli, Il grido (1957) di Michelangelo Antonioni, Il medico e lo stregone (1957) di Mario Monicelli, Racconti d’estate (1958) di Gianni Franciolini, La sfida (1958) di Francesco Rosi, La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.

Le fotografie sono firmate da Francesco Alessi, Rosario Assenza, Bruno Bruni, Osvaldo Civirani, Ermanno Consolazione, Vincenzo Palmirani, Pierluigi,  G.B. Poletto, Huguette Ronald, Paul Ronald, Sergio Strizzi.

Con questa mostra il Centro Cinema Città di Cesena per il settimo anno consecutivo porta nella preziosa cornice del Lido di Venezia una mostra di foto di scena: fra le precedenti edizioni si ricordano nel 2006 quella dedicata a Roberto Rossellini, nel 2007 quella sul Western all’italiana e nel 2008 quella dedicata ad Anna Magnani.

La mostra, curata da Antonio Maraldi del Centro Cinema Città di Cesena e da Simona Pera della Cineteca Nazionale, sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese), curato da Antonio Maraldi e Simona Pera, in cui oltre alle foto sono riportati il dizionario dei film, il dizionario dei fotografi e due interviste inedite a Mario Monicelli e Paul Ronald.


(www.eosarte.eu, 14/07/09)

mercoledì, 24 giugno 2009

In primo piano il cinema israeliano e la retrospettiva di Alberto Lattuada

A Pesaro è partita l’edizione numero 45 di uno festival più significativi e strutturati a livello nazionale, una manifestazione tra le più cinefile, soprattutto per l’attenzione alle cinematografie meno conosciute e per il recupero storico, che si sviluppa anche attraverso convegni e pubblicazioni di qualità. Dal 21 al 29 giugno saranno molte le proposte che si svilupperanno nelle due sale storiche (il cinema Sperimentale e il cinema Astra) e le proiezioni serali in Piazza del Popolo.

Ci sarà, innanzitutto, la sezione in concorso il cui premio è dedicato alla memoria di Lino Miccichè, fondatore e storico direttore del festival. A decidere il vincitore sarà una giuria formata dall’attrice Valentina Cervi, dal regista Luca Guadagnino e dal critico cinematografico Roberto Nepoti. Il concorso è rappresentato da sette proposte con pellicole provenienti da tutto il mondo, tra le quali spiccano una produzione italo-austriaca Non è ancora domani (La pivellina) di Tizza Covi e Rainer Frimmel (un’opera che volge uno sguardo sugli emarginati della nostra società) e la docu-fiction Fixer: The Taking of Ajmal Naqshbandi di Ian Olds che segue la collaborazione tra il giornalista afgano Ajmal Naqshbandi e quello americano Christian Parente. Durante le riprese Ajmal viene rapito insieme a Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica.

Quest’anno l’ospite d’onore del festival è il cinema israeliano contemporaneo con la presentazione di una ventina di opere tra lungometraggi di finzione, documentari e documentazioni storiche. Saranno presentati film di autori vecchi e nuovi, noti e meno noti, per scoprire la vitalità di un mondo che in Italia è poco conosciuto. L’iniziativa della Mostra di Pesaro è quindi un’importante occasione da non perdere per aprire una finestra su una cinematografia contrassegnata da temi scottanti e complessi che saranno analizzati anche in un importante convegno.

img_282637_lrgL’evento speciale della 45. edizione è dedicato ad Alberto Lattuada, un autore di cui si parla poco ma che ha una sua specifica rilevanza. In quasi mezzo secolo di attività la filmografia del regista milanese può contare sulla realizzazione di 33 lungometraggi per il cinema e di alcune incursioni televisive. La retrospettiva è utile per rivedere successi e classici del nostro cinema come Il bandito (1946) con Anna Magnani e Amedeo Nazzari oppure Luci del varietà (1950) diretto insieme all’esordiente Federico Fellini. Tra i numerosi titoli si possono citare Il cappotto (1952), tratto dal racconto di Gogol, con Renato Rascel, Mafioso (1962) con Alberto Sordi, Venga a prendere il caffè… da noi (1970), dal romanzo di Piero Chiara, con Ugo Tognazzi. Ci sarà anche una proiezione speciale in piazza di Cuore di cane (1976), alla presenza della protagonista Eleonora Giorgi e del direttore della fotografia Lamberto Caimi.

Da segnalare, inoltre, la sezione “Bande à part” che si muove al confine tra fiction e documentario attraverso i nuovi territori della sperimentazione e la presenza del regista Marco Bellocchio per una lezione di cinema dove parlerà del suo rapporto con la musica.

(www.nonsolocinema.com, 23/06/09)
lunedì, 22 giugno 2009
Arte, cultura, cinema per ricordare il grande maestro del cinema: Federico Fellini. Anche quest'anno infatti la Fondazione intitolata al Maestro riminese rende gli omaggio con una serie di iniziative che si svolgeranno sulla spiaggia del Grand Hotel, scenario felliniano per eccellenza, e nel centro storico della citta' (Corte degli Agostiniani, Museo Fellini).
Si parte mercoledi' 24 giugno alle ore 21,30 con la proiezione, presso la corte dell'ex convento degli Agostiniani (in via Cairoli, 42), de 'La dolce vita' in occasione dei cinquant'anni da quando prese il via la lavorazione del film (il primo ciack risale al 16 marzo; il film, concluso in novembre, esce per la prima volta a Roma il 3 febbraio del 1960) che apre la rassegna 'Agostiniani Estate, il cinema sotto le stelle', che fino al 9 agosto presentera', sempre nella corte dell'ex convento degli Agostiniani, le migliori pellicole della stagione cinematografica 2008-2009.

In seguito gli appuntamenti felliniani si sposteranno sulla spiaggia del Grand Hotel (Lungomare Tintori) che diventera' arena cinematografica per tre lunedi' di seguito, a partire dal 20 luglio fino al 3 agosto. In collaborazione con A'marena cineclub, la Fondazione Fellini offrira' al pubblico riminese, ai turisti e a tutti gli appassionati del buon cinema, tre incontri ad ingresso libero, offerti insieme ai tepori serali della spiaggia e ad atmosfere tipicamente felliniane, con il scenografico Grand Hotel illuminato alle spalle e il sottofondo lieve del mare. Si tratta di: 'Il sorpasso' di Dino Risi (lunedi' 20 luglio), 'La notte' di Michelangelo Antonioni (lunedi' 27 luglio), e infine la commedia 'Toto' Peppino e… la dolce vita' (lunedi' 3 agosto) di Sergio Corbucci.

(www.adnkronos.com, 19/06/09)

fellini-masinaIl 18 luglio l'isola di Ischia sarà presentata a tutti i visitatori come la culla della dolce vita, complice un omaggio a Federico Fellini nel corso del gran galà del VII Global Film Music Fest.
A Lacco Ameno avrà luogo la proiezione della versione restaurata di "8 ½" e a celebrare il regista ci saranno artisti come Rosario Dawson, Matt Dillon, Milla Jovovich, Aaron Eckhart e l'italiano Pupi Avati, presidente della fondazione dedicata a Fellini.
"Federico Fellini è tra le icone assolute del grande cinema mondiale e Ischia Global gli doveva da tanto tempo un sincero tributo per essere stato il principale ispiratore di un Festival diverso dagli altri che punta esclusivamente sul talento e sulla creatività degli artisti. Gli stessi valori da sempre promossi dal regista romagnolo, il cui genio resta la luce più forte per i grandi del cinema internazionale", spiega il produttore dell'evento Pascal Vicedomini.
All'appello delle star sull'isola non mancherà Harvey Weinstein, artefice dell'imminente remake di "8 ½" dal titolo "NINE" ad opera del regista-coreografo Rob Marshall, il musical che raccoglie i nomi di Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Sophia Loren, Nicole Kidman, Marion Cotillard, Judy Dench, Kate Hudson e alcuni artisti italiani tra cui Ricky Tognazzi, Valerio Mastrandrea, Elio Germano e Martina Stella.

(www.loudvision.it, 22/06/09)

sabato, 20 giugno 2009
Il 21 giugno nel cuore del centro storico di Torre Canavese s'inaugura la prima mostra a cielo aperto dedicata a Fellini, promossa dalla Fondazione Federico Fellini. Il piccolo comune nella provincia di Torino si trasformerà in un vero e proprio set, animando la sua "Viassa", 150 metri di strada pedonale, attraverso la ricostruzione dell'universo cinematografico del maestro.
Quelle visioni prenderanno vita nello spettacolare allestimento scenografico nato dalla mano di Antonello Geleng, pittore romano figlio di Rinaldo, che ha realizzato in scala reale alcuni personaggi, luoghi e frame dei film più celebri di Fellini.
federico-felliniAll'inizio del percorso, lo spettatore troverà ad accoglierlo le due sagome a grandezza reale di Zampanò e Gelsomina, indimenticati protagonisti de La strada. Sulla sinistra, i fotogrammi di una pellicola cinematografica faranno da cornice ad alcuni disegni originali del Maestro, e più avanti saranno i contorni di Fellini all'opera a guardare dall'alto lo spettatore. E poi ancora la Saraghina, la prostituta di , indicherà il percorso verso la Fontana di Trevi resa immortale da La dolce vita, i cardinali del film RomaIl Casanova mentre una luna tridimensionale illuminerà dall'alto la Viassa, richiamando alla mente uno degli ultimi indimenticabili film, La voce della luna. Anche Lo sceicco biancoAmarcord le cui dimensioni si avvicinano quasi a quelle reali.

Il 20 giugno la Galleria Datrino di Torre Canavese inaugurerà, in collaborazione con la Fondazione Fellini e la Galleria Diletta Vittoria, un "Omaggio a Fellini": un percorso espositivo costituito da 34 bozzetti inediti - tra i quali anche due disegni provenienti dal celebre 'Libro dei Sogni' - cinque sculture e l'unico busto per il quale il Maestro abbia mai posato, realizzati dall'artista bulgaro Gueorgui Tchapkanov.

(news.cinecitta.com, 20/06/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 16:57 | Link | commenti
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