(www.lastampa.it, 24/12/09)
categoria:dvd , neorealismo, luchino visconti, clara calamai, massimo girotti



La corazzata Titanus. Per la prima volta in Dvd, o totalmente inediti in Home Video, circa 400 titoli della piu' antica casa cinematografica italiana saranno distribuiti da 01 distribution. Si parte domani, 22 aprile, con la collana ''Italiani da Culto - I grandi maestri del nostro cinema'': dalle commedie ''storiche'' di Monicelli e Magni ('L'armata Brancaleone' e 'Scipione anche detto l'africano'), passando per le frenesie sentimentali di una giovanissima Catherine Spaak ('I dolci inganni' di Alberto Lattuada e l'inedito 'La bugiarda' di Luigi Comencini, all'epoca dell'uscita nel 1965 vietato ai minori di 14 anni), fino al gelido thriller 'Anima persa' di Dino Risi, tratto dal romanzo di Giovanni Arpino, ambientato a Venezia (non nella Torino del libro) e interpretato da un Vittorio Gassman ''sulla corda tesa di un istrionismo di alta scuola'' (il Morandini - Dizionario dei film).
Castiglione della Pescaia: Novità in biblioteca per gli amanti del cinema: chi avesse perso alcuni film che hanno fatto la storia della settima arte, da oggi potrà facilmente rimediare.
Anno: 1940
Durata:
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video
Genere: drammatico
Cast: Paola Barbara, Vittorio De Sica, Gino Cervi, Umberto Melnati, Fosco Giachetti, Piero Carnabuci
Regia: Amleto Palermi
Formato DVD/Video: 1.33:1
Audio: italiano Dolby Digital 1.0 mono
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra:
IL FILM
Amleto Palermi affronta la difficile tematica della prostituzione e affresca con dimesso realismo e con commossa partecipazione il graffiante e scomodo
ritratto di un’Italia inquieta, problematica, ben lontana dall’immagine, addomesticata e sterilizzata dalla propaganda fascista, di una società priva di contraddizioni. Sceneggiato da Luigi Chiarini, Umberto Barbaro e Francesco Pasinetti, La peccatrice è la storia di una giovane sedotta e poi abbandonata, Maria Ferrante (Paola Barbara) è un corpo in fuga, marchiato indelebilmente dal peccato eppure ancora innocente, un corpo senza più possibilità di redenzione, costretto al sacrificio e all’esclusione. Maria lascia rivivere i fantasmi del suo passato e ripercorre tra il sogno e la veglia la sua esistenza. I brevi istanti di felicità vissuti - l’abbagliante chiarore che avvolge l’istituto dove mette al mondo il suo bambino, l’avvolgente e appassionato ballo durante il quale Pietro (Vittorio De Sica) le dichiara timidamente il suo amore – si alternano alla sua dolorosa caduta, fatta di speranze continuamente negate, in un universo moralmente ambiguo e corrotto. E risvegliatasi dal suo sonno tormentato, Maria si concede un’ultima, caparbia illusione, quella di poter ritrovare vita e riposo dalla sua sofferenza. Ma il suo vagare è l’inutile movimento di un corpo continuamente rifiutato, reso inaccettabile dalla sua diversità e per questo ricacciato ai margini, costretto alla solitudine e alla dannazione dal falso moralismo borghese di una società intollerante,
cinica ed egoista, che ha disperso ogni parvenza di solidarietà e di comprensione. L’universo cittadino, nel quale Maria cerca d’integrarsi, di ritrovare un nuovo candore, abbandonandosi prima al miraggio di una tranquillità familiare con Pietro e poi alla sommessa speranza di normalità, finisce per assumere le sembianze ambigue di un organismo tentacolare e pericoloso, avvolto da un’atmosfera cupa e opprimente, abitato da figure deboli, stanche e arrese, come Pietro, o squallide e prive di scrupoli, come Ottavio (Piero Carnabuci). E alla concretezza spoglia dello spazio urbano, Amleto Palermi contrappone il lirismo dell’idillio rurale, degli spazi aperti, luminosi e rassicuranti, di un’umanità ruvida, ma sincera e ancora capace di comprensione, di rispetto e di calore. L’universo contadino, che Maria attraversa nella rassegnata consapevolezza di non potervi appartenere, non è una dimensione salvifica contrapposta alla città come luogo di perdizione, non è uno spazio liberatorio al quale poter ancora aspirare, ma un paesaggio irraggiungibile, un altrove perduto nel tempo e senza una reale consistenza, che esiste solo come proiezione mentale delle speranze della protagonista.
IL DVD
Anno: 1941
Durata:
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video
Genere: sentimentale
Cast: Iole Voleri, Mariù Pascoli, Anna Magnani, Renato Cialente, Clelia Matania, Annibale Betrone
Regia: Piero Ballerini
Formato DVD/Video: 1.33:1
Audio: italiano Dolby Digital 1.0 mono
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra: trailer, galleria fotografica, biografia e filmografia di Anna Magnani, neorealismo, crediti
IL FILM
Piero Ballerini penetra con lucida semplicità e con intima e sincera partecipazione nella dolorosa solitudine che soffoca Delfina (Iole Voleri) e Marina (Mariù Pascoli); senza
cadere nel sentimentalismo e in facili moralismi, pur sostenendo, in linea con gli ideali conservatori dell’epoca, una decisa difesa della centralità della famiglia, La fuggitiva, tratto dall’omonimo romanzo di Milly Dandolo, racconta il naufragare delle speranze delle sue due protagoniste, in balia dell’aridità, dell’egoismo e della superficialità interessata del mondo che attraversano. La leggerezza che scandisce le battute iniziali del film - il matrimonio mai celebrato di Delfina, l’incontro con la piccola Marina fuggita da casa, la decisione di Delfina di occuparsi come istitutrice della bambina e l’idillio amoroso con Antonio (Renato Cialente), il padre di Marina - scivola progressivamente, con l’apparizione della vera madre della piccola (Anna Magnani), che con cinica spregiudicatezza e
ispirata unicamente da un basso calcolo economico convince Delfina ad abbandonare la bambina e suo padre, nell’intensificazione del melodramma, fino a culminare nella tragica seconda fuga di Marina che, uscita sotto la pioggia in cerca della sua amica, viene ritrovata in fin di vita. Ballerini crea una cesura nel film e il racconto diventa più tragico e disperato; nella seconda parte e nel finale lasciato amaramente aperto, La fuggitiva mette a nudo la meschinità delle due istitutrici, della madre e del padre di Marina, che hanno sterilizzato con il loro egoismo e la loro cecità l’universo della bambina, privandola di calore, di stabilità, e segue i movimenti interiori senza più speranza di Delfina, che si ritira dolorosamente dalla vita, costretta ad abbandonare i propri affetti, Marina e suo padre Antonio, ritenuta responsabile dallo stesso Antonio, un uomo incapace di guardare alle proprie colpe e al proprio fallimento come padre, della polmonite della piccola. In una semplicità priva di enfasi, di sottolineature, purtroppo parzialmente sciupata dalla meccanicità dell’evoluzione narrativa e, soprattutto, da Iole Voleri, che nella sua inespressività non riesce a dare un vero spessore drammatico a Delfina, Ballerini si avvicina alla sofferenza dei suoi personaggi con rispettosa discrezione, scrutando sommessamente il disorientamento che progressivamente li assale e li sommerge. La partecipazione emotiva al dramma delle due protagoniste non è mai un movimento imperante e fine a stesso, ma un’esplorazione critica delle conseguenze causate nello spazio interiore di Delfina e Marina dall’assenza di solidità del nucleo familiare e dallo sfruttamento interessato e meschino degli affetti.
IL DVD
In occasione del centenario della nascita di Anna Magnani