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domenica, 20 dicembre 2009

ALLESTIMENTO Grande impianto scenografico con oltre 230 costumi per la Roma dell’epoca


di Ferruccio Gattuso

locandinaTra le vie di una Roma popolare e genuina, alla ricerca dell'amore, confidando nell'amicizia che solleva dalle difficoltà della vita quotidiana. Forse una storia semplice, eppure una storia vera. A tal punto che da sempre conquista il pubblico. Lo fece ai tempi dell'originale di Dino Risi, quando Poveri ma belli, nel 1956, raccolse i sopraccigli alzati della critica e, di contro, gli applausi convinti della gente. Il neorealismo si trasformava nella commedia all'italiana, e nasceva un genere che, ancora oggi, ha il suo posto d'onore nella storia del cinema italiano. Il classico di Risi, nella sua versione teatrale firmata da Massimo Ranieri e musicata da Gianni Togni, torna sul palcoscenico dopo il successo della passata stagione: in cartellone al Teatro degli Arcimboldi dal 30 dicembre al 3 gennaio e dal 14 al 17 gennaio (ore 21, info: 02-641142212, www.teatroarcimboldi.it), il musical Poveri ma belli è la continuazione di un rapporto creativo tra Ranieri e Togni, che anni fa produsse un altro successo teatrale musicale, Hollywood Ritratto di un divo. «Ormai facciamo squadra in modo naturale - spiega Gianni Togni, cantautore da qualche tempo votatosi alla scrittura di musical, con solidi consensi anche all'estero -. È stato Massimo a contattarmi per dare forma musicale a questa bellissima storia, che recupera personaggi e situazioni del film ma che li trascina in un altrove generico. La Roma del lungometraggio di Risi era come un acquerello, quella del musical potrebbe essere qualsiasi città; in scena è rappresentata da un intreccio urbano di strutture in ferro. Io poi mi sento un predestinato: sono nato proprio nel 1956, nell'anno di uscita del film, che tra l'altro per molte scene fu girato sotto casa mia. Non potevo proprio dire di no». La storia è quella dei due aitanti, simpatici e un po' gradassi plebei Romolo (qui interpretato da Michele Carfora) e Salvatore (Antonello Angiolillo). Amici per la pelle, si sfidano per conquistare il cuore della bella Giovanna (Emy Bergamo), troppo sofisticata per loro, mentre le rispettive giovani sorelle spasimano l'una per il fratello dell'altra. Ovviamente, per tutti, in fondo a questa sfida ci sarà un'utile lezione di vita. Il musical, scritto da Massimo Ranieri con Massimiliano Bruno ed Edoardo Falcone, si affida a un grande allestimento scenografico (oltre 230 i costumi) e a un rapporto strettissimo tra caratterizzazione dei personaggi e musica. «Ho pensato di avvicinare uno stile musicale a ogni personaggio - spiega Gianni Togni, che per quest'opera ha composto 34 motivi musicali, di cui 24 canzoni -. I ragazzi sono jazz, le ragazze sono pop e rock, ci sono balletti che rimandano agli anni Cinquanta, c’è cha-cha-cha, mambo e anche commenti sinfonici, soprattutto nei cambi di scena. Abbiamo registrato le musiche a Praga, con un'orchestra di 80 elementi». Per Togni - che nel 2010 festeggia i trent'anni del suo più celebre successo discografico, Luna, e per questo ripubblicherà tutto il suo catalogo per Universal - il musical è una cosa decisamente seria: in Svezia il suo Garbo The Musical (dedicato alla vita della divina Greta) ha raccolto uno straordinario consenso. «Lassù mi sono fatto un nome in questo genere - conclude Togni -. Quell'opera la realizzai per il Teatro Stabile di Stoccolma. Ora sto scrivendo un'opera rock che parlerà della sete di fama e dei rischi del successo».

(www.ilgiornale.it, 20/12/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 18:47 | Link | commenti
categoria:cinema, roma, teatro, commedia, musical, neorealismo, massimo ranieri, dino risi
sabato, 19 dicembre 2009
Celebre per il genio delle sue sceneggiature ("I soliti ignoti", "La grande guerra", "L'armata Brancaleone", "Il postino"), compie 90 anni uno dei padri più illustri della commedia all'italiana. Per festeggiarlo, al teatro Bellini si inaugura la mostra "Le passioni di Furio", a cura di Silvia De Palma, Aurelio Gatti e Donatella Trotta. Fino al 19 gennaio si potranno ammirare i numerosi e colorati bozzetti realizzati dall'artista. Un autentico archivio artigianale per un viaggio all’interno di una creatività poliedrica.

di Alessandro Vaccaro

Furio Scarpelli e i suoi bozzetti

Chi non ricorda lo strampalato piano ideato dai “Soliti ignoti” per rapinare il Monte di Pietà? O i soldati fifoni Busacca e Jacovacci che combattono “La grande guerra”? E ancora, “L’armata Brancaleone” con le sue geniali e divertenti invenzioni lessicali o la grande amicizia tra Pablo Neruda e “Il postino” Massimo Troisi? Sono solo alcuni capolavori del nostro cinema firmati dal giornalista e sceneggiatore romano Furio Scarpelli, uno dei padri della commedia all’italiana, che proprio oggi spegne 90 candeline e festeggia al teatro Bellini l’inaugurazione della mostra “Le passioni di Furio”, a cura di Silvia De Palma, Aurelio Gatti e Donatella Trotta. Le architetture a volta del foyer ospiteranno fino al 19 gennaio i numerosi e colorati bozzetti realizzati dall’artista. Un autentico archivio artigianale per un viaggio all’interno della creatività poliedrica di Scarpelli.

Non tutti sanno, infatti, che prima di approdare alla sceneggiatura cinematografica ha lavorato come disegnatore per alcune riviste di satira. Da ragazzo assorbe la stessa ironia dal padre, il napoletano Filiberto, che è stato a sua volta illustratore, giornalista e fondatore nel 1900 del settimanale “Il travaso delle idee”. Proprio con questo periodico, che per quasi settant’anni è stato una fucina di talenti dell’umorismo e della vignettistica, Furio muove i primi passi nel mondo del lavoro prima della Seconda guerra mondiale, coltivando una profonda passione per l’arte del raccontare attraverso le immagini e le parole. La sua creatività e il suo ingegno saranno messi al servizio della settima arte durante gli anni Quaranta, quando firma alcuni dei primi successi di Totò e dà vita, con lo scomparso Agenore Incrocci, al fortunato sodalizio artistico Age & Scarpelli. Insieme scriveranno per tre decenni alcuni capitoli importanti del cinema tricolore: da “I soliti ignoti” di Monicelli a “I mostri” di Risi, da “Signore & signori” di Germi a “C’eravamo tanto amati” di Scola, il duo ritrae per il grande schermo un campionario di personaggi alle prese con l’Italia del boom economico e degli anni di piombo, della ricostruzione e della disfatta, delle battaglie e dell’emancipazione femminile e meridionale. Tutto è raccontato attraverso una formula che sa coniugare la sensibilità dell’impegno e della denuncia civile alle modalità dell’intrattenimento leggero e per tutti.

Il 1980, anno d’uscita del film “La terrazza” di Scola, segna la fine della squadra formata con Age. Scarpelli prosegue autonomamente la propria attività, lavorando soprattutto con giovani registi come Enzo D’Alò, Francesca Archibugi e Paolo Virzì e collaborando spesso con il figlio Giacomo alla sceneggiatura dei film. Proprio per D’Alò il maestro ha firmato nel 2003 lo script del cartoon “Opopomoz”, ambientato a Napoli durante il periodo natalizio, che sarà proiettato al teatro Bellini domenica prossima alle 11.30. Un piccolo gioiello dell’animazione che conferma ancora una volta quanto sia profonda e leggera l’arte di Furio Scarpelli.

Info
www.teatrobellini.it
www.venitepastores.net

(napoli.repubblica.it, 19/12/09)

giovedì, 19 novembre 2009
monicelli_viaggio con anita1''C'e' una generazione intera che va cambiata, non solo la classe politica, perche' non sostiene piu' questa nazione''. E' un Mario Monicelli particolarmente amaro quello giunto a Torino, in occasione del Torino Film Festival per presentare ''Risate di gioia'' una commedia del 1960 che, sottolinea lui stesso, puo' sembrare divertente, ''ma che in realta' non lo e' per nulla'', malgrado protagonisti siano Toto' e Anna Magnani per la prima volta insieme.

''Toto' - rivela Monicelli - fu particolarmente gratificato da questa esperienza.
Era malato e ci vedeva pochissimo. Era sparito dagli schermi, per lui lavorare con la Magnani reduce da un Oscar fu una grande soddisfazione''. La storia e' quella di due vecchie comparse abbandonate sia dagli amici che dai colleghi. La coppia cerca compagnia, ma gli amici con molti sotterfugi la evitano. Sullo sfondo il capodanno romano, ''profondamente diverso da oggi - spiega Monicelli - perche' le strade erano deserte, si festeggiava nelle case, mentre oggi ci sono soltanto strilli e luci''.

A Torino, Monicell
i giro' un unico film nel 1963: ''I compagni. ''In realta' lo girammo - precisa lui - piu' a Cuneo, e nei dintorni perche' avevano preservato quellorino dell'ambiente ottocentesco che invece nel capoluogo non esisteva piu'. Lo stabilimento tessile la trovammo ad Orbassano, mentre mentre a Zagabria girammo nella fabbrica di tabacchi, in Jugoslavia c'erano ancora le macchine a vapore''. E' un film, afferma Monicelli, che ''appartiene alla storia civile e sociale di questo paese, con una classe borghese anche generosa''.

Quanto al presente, Monicelli cita Pasolini: ''Non c'e' speranza. Anzi la parola speranza va eliminata perche' e' una trappola dei potenti per ingannare i poveretti. E' un termine che non va usato per chi vuole riscattare questa penisola''.

Tocca anche il problema dell'immigrazione sottolineando che l'occidente per secoli ha sfruttato milioni di poveracci, attraverso le miniere, le risorse naturali, l'energia, e ora per paura ''si e' chiuso in un bunker''. ''Se dovessi fare un film forse lo farei su cio' che sto dicendo'', ha aggiunto.

Una battuta infine sul cinema: ''Mi sarei augurato che la fiammata di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino (registi rispettivamente di Gomorra e del Divo,ndr) fosse qualcosa di piu'''.

(www.asca.it, 18/11/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 11:54 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, totò, mario monicelli, anna magnani
mercoledì, 01 luglio 2009
I mostri - Dino RisiLa prossima estate cinematografica francese sarà anche all'insegna della commedia italiana d'autore con il ritorno di pellicole di autori come Dino Risi, Valerio Zurlini o Vittorio De Sica. Film che torneranno nelle sale francesi come fossero nuovi, quasi tutti in versione restaurata e con manifesti nuovi di zecca, sccrive l'Ansa. I prossimi titoli a riuscire nelle sale saranno Divorzio all'italiana e Signore e signori di Pietro Germi, insieme a Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, mentre sono già visibili dallo scorso mercoledì Il sorpasso e I mostri di Dino Risi.
Al ritorno di moda della commedia all'italiana il quotidiano Le Monde ha dedicato un servizio e ha intervistato l'esperto di cinema italiano Jean Gili, chha spiegato che i distributori francesi sono ancora "restii sul terreno delle novità" e così sono proprio i vecchi film a tornare nelle sale, forti anche di passati successi di titoli come La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, che aveva attirato oltre 30mila spettatori nel 2005 o come, nel 2007, oltre 60mila erano andate a vedere  di Vittorio De Sica. Entrambi tornati sugli schermi francesi in versione restaurata su iniziativa del cinefilo, produttore e regista di origine italiana, Ronald Chammah.

(news.cinecitta.com, 30/06/09)

sabato, 06 giugno 2009
monicelli_viaggio con anita1È stata presentata ufficialmente ieri sera, durante la terza giornata dell’Ostia Film Festival, l«Associazione Mario Monicelli per la commedia all’italianà. Il progetto, nato da un’idea di Ottavia Monicelli (figlia del regista toscano) e da Francesco Cinquemani (direttore artistico della rassegna cinematografica del litorale romano), ha come obiettivo primario quello di raccogliere notizie, filmati, documenti e materiale su Mario Monicelli e su tutto il filone della commedia all’italiana, nato proprio dalle opere del regista, prima fra tutte »I soliti ignoti. Il materiale sarà poi pubblicato gratuitamente sul sito www.mariomonicelli.it. «Facciamo questo - ha detto Ottavia Monicelli - per dare stimoli anche a talenti emergenti, per non far dimenticare la commedia all’italiana, oggi più che mai attuale nel nostro panorama cinematografico. In più speriamo di trovare finanziamenti per portare avanti questo lavoro, nato in forma assolutamente volontaria». L’Associazione - oltre a promuovere il sito internet dedicato ad uno dei maestri del cinema italiano - si farà promotrice del premio ‘Mario Monicellì, che dal prossimo anno l’Ostia Film Festival assegnerà a registi e sceneggiatori italiani emergenti. La terza giornata della rassegna cinematografica, alla sua prima edizione, si è conclusa con l’assegnazione del premio alla carriera proprio a Mario Monicelli, ritirato da quello che viene considerato il suo erede, il regista toscano Giovanni Veronesi. «Dico sempre che Monicelli è il mio Fellini - dice durante la premiazione -. Da lui vorrei imparare la secchezza delle immagini. Durante i suoi film non ha mai utilizzato grandi effetti registici, ma si è limitato a descrivere la scena nel modo più semplice possibile. Monicelli è unico ed irripetibile». Un riconoscimento è andato anche alla compagna di Veronesi, Valeria Solarino, e ad Alessandro Haber, vero mattatore della serata. «Solitamente i premi li lancio una volta che sono lontano da occhi indiscreti - scherza l’attore -. Questo, però, lo terrò. In più - conclude - lo dedico alla mia compagna (Antonella Bavaro, ndr)». Lei in platea sorride e ringrazia.

(www.ostianews.com, 06/06/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 10:42 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, mario monicelli, giovanni veronesi
mercoledì, 06 maggio 2009
Mario Monicelli, Leone d'Oro al festival di Venezia e autore di alcuni dei più importanti film della storia del cinema italiano, diventerà cittadino onorario di Firenze. La cerimonia di consegna del riconoscimento al regista di 'Amici miei', oggi 94enne, si terrà martedì 12 maggio nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alle 17.30.

Il conferimento, deliberato dal consiglio comunale nel gennaio scorso, vedrà la partecipazione del sindaco, Leonardo Domenici e del presidente del consiglio comunale, Eros Cruccolini. Nel corso della cerimonia interverranno il musicologo Luciano Alberti, il giornalista e critico cinematografico Claudio Carabba, lo scrittore Pierfrancesco Listri e il giornalista e critico teatrale Francesco Tei; il coordinamento sarà a cura del giornalista Fabrizio Borghini. Durante la consegna del riconoscimento saranno proiettate alcune scene ambientate a Firenze tratte dai film 'Amici miei', 'Amici Miei Atto II' e 'Cari fottutissimi amici'.

Prima della consegna della cittadinanza, il grande regista sarà festeggiato anche alla Casa del Popolo San Quirico in via Pisana, dove sono in programma una serie di iniziative in suo onore promosse dall'assessorato alla cultura, dalla commissione cultura del Quartiere 4 e dal Cinecittà Cineclub di via Pisana. Alle 9 è prevista la proiezione del film 'Temporale Rosy', riservato agli studenti del liceo Rodolico; alle 11 l'inaugurazione di tre mostre, la prima su 'Ricordando Amici Miei', le altre su Monicelli e il fumetto: 'Paperino e la iella in passerella' e 'Capelli lunghi'. Alle 12 l'assessore alla cultura del comune di Firenze, Eugenio Giani e il presidente della Casa del Popolo, Giovanni Santi consegneranno al regista il premio 'Nerbini 2009'.

(lanazione.ilsole24ore.com, 05/05/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 18:41 | Link | commenti
categoria:cinema, firenze, commedia, mario monicelli
mercoledì, 06 maggio 2009
04-AlbertoSordiTrent'anni dopo la 'Storia di un Italiano' televisivo, Fermenti editore ('L'Italia di Alberto Sordi', 134 pagine, 15 euro) pubblica un saggio che attraverso i film di Alberto Sordi racconta lItalia con i suoi mutamenti, vicende storiche, usi e costumi che mai nessun'altro attore come Sordi ha saputo rappresentare. Autore Alessandro Ticozzi, che narra l'avventura cinematografica di Sordi dalla sua celebre interpretazione ne 'Il marchese del Grillo' con tutte le sue maschere che al massimo di ogni arte portarono alla luce la Roma papalina fino a Tangentopoli e Berlusconi. Ricostruzione dopo gli eventi bellici e boom economico, tratti evidenziati in ogni produzione cinematografica che si avvalsa dell'operato di Sordi.
La prefazione e' affidata a Gualtiero De Santi e all'interno sono contenute interviste a Paolo Bonolis, Mario Monicelli, Franca Valeri ed altri illustri protagonisti. Il libro di Ticozzi verra' presentato sabato 16 maggio (ore 18) al Centro Culturale Libreria Bibli di Roma. Oltre all'autore interverranno Gualtiero De Santi, Manuel De Sica e Carlo Lizzani. In coda alla serata verra' proietttato in versione ridotta il film Alberto Sordi, caro papa' saro' un grande attore, tratto dalla serie "I grandi del cinema italiano" di Donatella Baglivo. L'ingresso e' libero.

(www.adnkronos.com, 04/05/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 18:37 | Link | commenti (2)
categoria:italia, libri, cinema, roma, commedia, mario monicelli, alberto sordi
sabato, 02 maggio 2009
Avrà come teatro Narni, un piccolo comune in provincia di Terni, dal 27 giugno al 5 luglio la rassegna (ad ingresso gratuito) chiamata Le vie del cinema, dedicata al cinema restaurato.
Il titolo di quest’anno sarà “Cinema di papà” e sarà lo spunto per un confronto fra i classici italiani e i cineasti italiani contemporanei: un gruppo di registi attivi nel cinema di oggi selezionerà i film in programma e lo presenterà al pubblico. I primi film selezionati per il programma sono La grande guerra di Mario Monicelli, Tutti a casa di Luigi Comencini e I mostri di Dino Risi.
Come già visto per la scorsa edizione, la kermesse, che avrà luogo dal 30 giugno al 5 luglio al parco comunale di Narni, sarà preceduta da Le piazze del super8 un'evento dedicato unicamente al formato super8, che il 27 e il 28 giugno animerà il centro storico di Narni.
Come ormai tradizione dal 1995, Narni intitola inoltre strade e piazze ai grandi nomi del cinema: quest’anno è la volta di due registi recentemente scomparsi, ovvero Luigi Comencini e Dino Risi.

(www.afdigitale.it, 29/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 10:30 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, commedia, mario monicelli, dino risi, luigi comencini
lunedì, 27 aprile 2009
78021742_952de673d1Chiude in bellezza la rassegna Sguardi Persol sul cinema con la proiezione del film "La grande guerra" di Mario Monicelli, che ha registrato il tutto esaurito al cinema Farnese-Persol stamani a Roma. Dopo il film l'incontro con il maestro Monicelli e il pubblico accorso numeroso.
  Insieme al regista sul palco erano presenti anche Carlo Vanzina, Citto Maselli, Luciano Emmer e Alex Infascelli che hanno voluto omaggiare con la loro presenza uno dei capolavori della storia del cinema italiano che proprio quest'anno compie mezzo secolo. A coordinare l'incontro il critico Steve Della Casa. Un incontro di generazioni diverse quello cui si e' assistito: Monicelli (classe 1915), Emmer (1918), Maselli (1930), Vanzina (1951) e Infascelli (1967). Tutti accomunati dallo stesso amore per il cinema e dalla profonda ammirazione per il regista toscano. "Un film che prima ancora che venisse girato suscito' scalpore e polemiche - osserva Della Casa - La stampa italiana si scaglio' contro il progetto di questo film perche' si temeva che ne uscisse fuori un ritratto canzonatorio e comico sul primo conflitto mondiale che fino ad allora era un evento storico intoccabile. Nonostante queste polemiche questo film vinse nel 1959 il Leone d'oro a Venezia ex-aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini. E il merito del film di Monicelli sta proprio nell'aver portato sul grande schermo la verita' della storia permettendo al grande pubblico di venire a conoscenza di cosa era stata veramente la prima guerra mondiale". Monicelli, arrivato con un leggero ritardo perche' febbricitante, ricorda che il film "suscito' molte polemiche"; "ma sinceramente - aggiunge - io non pensavo che avrebbe creato cosi' tanti problemi. Del resto la mia fama e quella di Age e Scarpelli era talmente bassa che quando i giornalisti seppero che ci saremmo occupati di un film sulla prima guerra mondiale insorsero. Avevano paura che essendo noi il trash del cinema italiano avremmo gettato nell'immondizia anche questo grande evento. I giornali cominciarono a nutrire riserve e sollevare polemiche. Anche Andreotti che era stato contattato da Dino De Laurentiis per una consulenza sulle divise e sugli armamenti da usare nel film all'inizio si era dimostrato favorevole ad aiutarci ma poi in seguito al polverone che ne era venuto fuori si ritiro' per non andare contro il malumore generale. Sono felice pero' che nonostante le polemiche De Laurentiis (e in questi frangenti si vedono i veri grandi produttori) non si arrese e pur con un aggravio di spese decise di portare avanti al progetto. A Venezia fu accolto dal pubblico molto bene. Anzi direi trionfalmente. Dalla stampa invece non benissimo".
  L'incontro si conclude con una sorpresa al maestro: dal pubblico si alza Babak Karimi, cineasta di origine iraniano che ha portato in regalo a Monicelli il remake iraniano di Guardie e ladri girato negli anni Sessanta dal padre di Babak, Nosrat Karimi.

(www.agi.it, 26/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 17:47 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, roma, commedia, mario monicelli, carlo vanzina, alberto sordi
lunedì, 20 aprile 2009
di Roberto Gervaso

20090420_clipboard01È l’ultimo grande patriarca del grande cinema italiano. Un patriarca di novantaquattro anni che ne dimostra venti di meno, e vive come un saggio che ama la solitudine.Un saggio solitario, ma non misantropo, spietatamente sincero e ironicamente paradossale.
Vive, anche lui di ricordi, ma niente intorno, nel suo lillipuziano appartamento nel cuore del cuore di Roma, li risuscita. A parte i due leoni d’oro, che distrattamente m’indica come se non fossero d’oro (e non lo sono). Mario Monicelli ha una memoria inesorabile e un’amabilità incantevolmente rispettosa.

E’ vero che è figlio d’arte?
«Mio padre, giornalista famoso, fondò la prima rivista di cinema: Lux et umbra».
Ed è vero che lei debuttò sul set come ciacchista?
«Sì. Battevo con l’assicella contro la tavoletta che segnava l’inizio di una ripresa cinematografica».
Il suo primo giro di manovella come regista?
«Un cortometraggio per i Littoriali della cultura nello scorcio degli anni Trenta».
Quanti film ha firmato come regista?
«Sessantacinque, compresi quelli a passo ridotto».
E come sceneggiatore?
«Con Gentilomo, regista ebreo negli anni Trenta. Ero anche suo assistente».
Che genere di film?
«Un giallo con Umberto Melnati e Maria Mercader, spagnola, seconda moglie di De Sica».
Rivede i suoi film, almeno i più famosi: I soliti ignoti, Guardie e ladri, Un borghese piccolo piccolo, L’armata Brancaleone, La grande guerra?
«A volte sì; a volte no. M’infastidiscono gli stacchi pubblicitari».
Conserva i copioni dei suoi film ?
«Non conservo niente. Nemmeno le foto».
Deve il successo più alla critica o al pubblico?
«Per l’ottanta per cento al pubblico; per il venti, alla critica. All’inizio, gli autori della commedia all’italiana furono ignorati. Solo dopo gli elogi e gli applausi dei francesi spopolarono nei cinema».
I suoi maestri, se ne ha avuti?
«Oltre a Gentilomo, Camerini e Blasetti».
I suoi allievi?
«Non sono così presuntuoso da rivendicare un magistero».
Cos’è stato per il cinema di Fellini?
«Stranamente, pur non essendo neorealista, la critica lo ha sempre celebrato. Ma che immaginazione».
E Rossellini?
«È diventato un’icona. Grande successo però lo ebbe solo con Roma città aperta».
E De Sica?
«Che attore, che autore, che regista. Sciuscià, il suo primo film del dopoguerra, furoreggiò negli Stati Uniti».
E Visconti?
«Nessuno, forse, ha dato più rigore al nostro cinema e teatro. Era l’antitesi della trasandatezza e dell’improvvisazione. Aveva un grande rispetto per il lavoro ed era di un perfezionismo implacabile».
E che cosa è stato per il cinema italiano?
«Sono stato autore, sceneggiatore, regista della commedia italiana, così diversa da quella americana e da quella francese. Ho sempre cercato di raccontare storie tragiche con toni ironici. Il macabro, la vista di un cimitero, in certe situazioni, fanno sorridere. O, addirittura, ridere».
Il cinema è stato più talento o mestiere?
«Un po’ questo, un po’ quello. Sono come la forma e la sostanza. Diceva D’Annunzio “Se la forma è perfetta, lo è anche il contenuto”».
Il cinema deve lanciare messaggi?
«Mai. E nemmeno la letteratura. Le risulta che nell’Iliade e nell’Odissea Omero abbia lanciato messaggi?».
Cosa rende un film di culto?
«Nell’immaginario collettivo, il film che dopo anni continua ad esercitare sul pubblico l’appeal del debutto. Quando diventa un classico».
Cosa è stata la commedia all’italiana?
«Un grande momento che mostrò un’importante realtà».
Quale realtà?
«Quella di un’Italia drammatica, squallida, corrotta, raccontata ed evidenziata dalla commedia all’italiana».
Che cosa resta di questa povera Italia?
«Quella buona, quella onesta».
Quale Italia lei ha voluto rappresentare nei suoi film?
«Un popolo di arruffoni, d’intrallazzatori, di pressappochisti, di menefreghisti, di gente che tira a campare pensando solo a fare ciccia per sé e per i propri cari. Un popolo che accomoda tutto, si accontenta di tutto, senza principi, senza morale, senza carattere».
La più dramamtica delle sue commedie all’italiana?
«La grande guerra».
Perché?
«Per i due protagonisti. Due vigliacchi che muoiono coraggiosamente. Gassman perché offeso dai nemici. Sordi perché vuole emularlo».
Da cosa nasce la risata?
«Da un contrasto improvviso, dalla soluzione inaspettata di un fatto che sembrava senza via di scampo».
La risata è sempre aggressiva?
«La risata sa di dileggio, soprattutto se intrisa di sarcasmo. Ed è anche vile».
Perché?
«Perché infierisce sul vinto».
E da cosa nasce il sorriso?
«Dall’ironia. Sempre ispirata da un sentimento gentile».
Jules Renard, nel suo stupendo Diario, la definì il ”pudore della verità”
«Bella».
Perché tanto turpiloquio nel cinema d’oggi?
«Perché fa successo».
Solo per questo?
«Direi proprio di sì. Come la pornografia».
E’ sempre stato soddisfatto dei suoi film?
«Sempre, forse no. Qualcuno talvolta mi ha lasciato perplesso».
La fase più difficile nella confezione di un film?
«Per quanto mi riguarda, il tono».
Cioè?
«Quello che Verdi chiamava la tinta del Rigoletto, della Traviata, dell’Aida. Io lo chiamo il pedale giusto da pigiare. Se lo sbagli o lo pigi male (troppo o troppo poco) non ottieni il risultato voluto».
Le doti di un regista?
«Innanzitutto, la capacità di fantasticare, di immaginare».
Altre doti?
«La capacità di tenere in mano la situazione e la troupe. Il regista è come il comandante di una nave che deve saper sfidare i tifoni».
Quando un regista diventa un grande regista?
«Quando raggiunge meglio degli altri questa coralità».
Si può fare un buon film con un mediocre regista?
«No. Come non lo si può fare senza un buon sceneggiatore».
E si può fare un mediocre film con un ottimo regista?
«Sì. E sempre con un buon sceneggiatore».
Era più libero il regista ai suoi tempi o è più libero oggi?
«Certamente, ai miei tempi. Allora il cinema tirava, come si dice, molto. In Italia se ne producevano circa duecento all’anno».
I maestri del cinema americano del Novecento?
«Buster Keaton, Wilder, Chaplin, Capra e Ford (con che ironia e con che pacatezza di toni descriveva i grandi spazi e vi ambientava le sue storie».
Il produttore ideale?
«Quello che ama il cinema, che legge, capisce ciò che gli proponi…».
E che ti fa anche buone offerte economiche?
«Badando non solo al successo di cassetta, al profitto, ma anche al valore artistico del film in cui ha investito il proprio denaro».
L’attore ideale?
«Chi ama trasformarsi. Al vero attore piace diventare un altro e immedesimarsi nel ruolo. Il vero attore non recita».
L’attore deve essere necessariamente intelligente?
«Penso di sì. Perché è un truffatore, un ingannatore, senz’anima. Lo sa che nel Settecento gli attori venivano sepolti in terra sconsacrata?».
Come si lavorava con Totò?
«Era un grande professionista. Ma c’era in lui un’anima sotterranea. Era una specie di Pulcinella inquietante».
Com’era Sordi sul set?
«Amava diventare un altro e lo diventava dentro. Senza bisogno di parrucche e parrucchini. Con pochissimi tratti si trasformava».
Hollywood non l’ha mai tentata?
«No. Pur se era, ed è, una grande vetrina, anche economica. Quanti registi italiani hanno accettato proposte dai produttori hollywoodiani? Le parlo di registi, non di attori. E sa perché?»
Perché?
«Perché i nostri registi, quelli bravi, fanno solo ciò che conoscono e sanno fare al meglio».
Com’è arrivato a novantaquattro anni?
«Vivendo solo»
Ma la solitudine non sempre è una buona compagnia
«Nel mio caso, lo è stata, e lo è. Ti tiene sempre in esercizio».
In che senso?
«Nel senso che devi fare tutto da te: tenere in ordine la casa, fare la spesa, cucinare. Sa cosa si rischia se si vive in famiglia?»
Di essere seguito e, in caso di necessità, accudito
«No: si rischia il rincoglionimento su una sedia a rotelle. La famiglia, mi creda, accorcia la vita».
Solo i vent’anni hanno le ali?
«No, le puoi mettere anche a settanta. Certo, a vent’anni, è più facile spiccare i grandi voli».
Meglio vivere bene o vivere a lungo?
«Vivere bene».
Con che animo guarda al passato?
«Sono soddisfatto del mio passato, anche se non mi sono state risparmiate sofferenze e lutti. Non mi scambierei con nessuno».
Come vive il presente?
«Abbastanza bene perché il mondo, l’Europa, l’Italia, viste da casa mia, m’interessano ancora molto».
Il futuro la sgomenta?
«No. Non credo all’aldilà, alla vita eterna. Vorrei essere politeista».
Come passa la giornata?
«La mattina mi alzo piuttosto tardi e sempre malvolentieri. Potrei stare a letto anche ventiquattro ore, ascoltando musica e leggendo libri che m’interessano».
Il suo più adorabile difetto?
«Il narcisismo, temperato dall’ironia. Quel che faccio e dico, lo faccio e lo dico a mio vantaggio».
La sua più insopportabile virtù?
«Riconoscere, sempre per narcisismo, i miei torti. Una forma, se vuole, di ostentazione».
Le persone che più ha amato e che ama?
«Mio padre e due, tre donne».
Vale più l’entusiasmo dei giovani o l’esperienza degli adulti?
«Ma i giovani non hanno più entusiasmi. Non vogliono soffrire e faticare e cercano rifugio nella droga».
Perché tanto conformismo fra i giovani?
«I giovani sono sempre stati conformisti. Preferiscono appartenere al loro gregge che ubbidire ai genitori e seguirne i buoni consigli».
Le piace questa Italia?
«E come potrebbe? È quella di sempre. Quella di Metternich che la definì “espressione geografica”. Quella di Dante nel Purgatorio: “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello”».
Lei è sempre stato di sinistra. Si riconosce in quella attuale?
«Sono sempre stato di sinistra, ma in questa non mi riconosco. È tutto un camuffamento dell’Idea per esibirsi nei vari talk-show. Tutti sono sempre in campagna elettorale, litigano nel salotto di questo o di quel conduttore, poi, a telecamere spente, tutti insieme in trattoria».
Cosa non le piace di questa destra?
«La sua illusione che l’Italia sia ormai pronta per essere governata in modo intelligente da un gruppo di benpensanti».
Cosa rimprovera alle femministe?
«Di avere tradito».
Tradito che cosa?
«Nel 1968 finalmente si liberarono dell’antica, anacronistica sudditanza al maschio. Poi, quando si andò a votare, votarono per i vecchi partiti».
Una sua vecchia amica, Luciana Castellina, ha detto che lei è “cattivissimo”.
«L’ha detto in modo affettuoso»
Cosa intendeva?
«Inflessibile e intransigente, non solo sul set, ma anche nella vita privata».

(www.ilmessaggero.i, 20/04/09)