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George Cukor (SELVAGGIO E' IL VENTO)
Vittorio De sica (TERESA VENERDI')
Federico Fellini (ROMA)
Alfredo Giannetti (1943: UN INCONTRO, LA SCIANTOSA, L'AUTOMOBILE, CORREVA L'ANNO DI GRAZIA 1870)
Nanni Loy (MADE IN ITALY)
Sidney Lumet (PELLE DI SERPENTE)
Daniel Mann (LA ROSA TATUATA)
Mario Mattoli (ASSUNTA SPINA)
Mario Monicelli (RISATE DI GIOIA)
PierPaolo Pasolini (MAMMA ROMA)
Jean Renoir (LA CARROZZA D'ORO)
Gennaro Righelli (ABBASSO LA MISERIA, ABBASSO LA RICCHEZZA)
Roberto Rossellini (ROMA CITTA' APERTA, L'AMORE)
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venerdì, 13 novembre 2009

magnani7Dal 17 al 22 novembre si svolgerà al Cinema Odeon di irenze (in piazza Strozzi) la 31^ edizione del Festival Internazionale di Cinema & Donne, diretto da Paola Paoli, coadiuvata da Maresa D’Arcangelo. Il titolo di quest'anno è The Lucky Power: al centro dell'evento vari percorsi sul nuovo potere delle donne di raccontare per storie e immagini.

Quaranta i film proiettati e venti le registe presenti al festival, che racconterà il Marocco con l’anteprima nazionale Number One, "la scoppiettante e provocatoria commedia firmata da Zakia Tahiri (presente a Firenze) sulle relazioni uomo-donna in un Marocco all’ombra della nuova “moudawana” (nuovo codice di famiglia) che riconosce alle donne cittadinanza e parità di diritti".

Il mondo della moda sarà descritto dall’anteprima europea de L’abito di domani di Giovanna Gagliardo: "dalle scarpe alle calze, dallo smoking al tailleur, dai jeans agli stracci di lusso, la regista racconta la storia appassionante della moda nel nostro paese attraverso le immagini preziose dell’Istituto Luce".

Tra le anteprime del Festival Il Canto delle spose della regista israeliana Karin Albou, storia di un’amicizia tra due ragazze, l’una araba e l’altra ebrea, che vince sull’orrore della guerra, in collaborazione con la Archibald Film.

“Ogni anno, a Firenze – pone l’accento Paola Paoli - si danno appuntamento non solo registe e sceneggiatrici da tutto il mondo, ma anche costumiste, fotografe, attrici, critiche cinematografiche. Il Festival internazionale di cinema e donne è un’occasione creata per sottolineare e incoraggiare il sempre maggior successo delle donne in un lavoro, fino a pochi anni fa, rigorosamente riservato agli uomini, ma anche per favorire la pluralità dei punti di vista e delle rappresentazioni del mondo, valorizzando differenze e culture nel territorio oggi più impervio della comunicazione”.

Il Festival proporrà un omaggio ad Anna Magnani e la tavola rotonda Focus: le donne del cinema italiano (promosso dalla Regione Toscana) con la presenza di venti registe donne presenti al Festival.

Il XII Sigillo della Pace, in collaborazione col Comune di Firenze, sarà assegnato per la fiction alla regista francese Sylvie Verheyde per il film Stella, film di formazione per le giovani generazioni; per il documentario verrà premiata la regista Barbara Cupisti per Vietato sognare, coraggioso documento sulla vita e sulle emozioni dei bambini israeliani e palestinesi.

La terza edizione del Premio Gilda sarà assegnata all’attrice Aissa Maiga. Negli anni il premio è stato dato ad Eleonora Giorgi, Anna Karina, Teresa Saponagelo.
(...)
Tutti i film sono in lingua originale con sottotitoli italiano

(cinefestival.blogosfere.it, 12/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 23:31 | Link | commenti
categoria:cinema, firenze, anna magnani
mercoledì, 11 novembre 2009

A Rimini per ricevere un premio dedicato a Fellini, il grande regista Sidney Lumet (da "Serpico" fino al recente "Onora il padre e la madre") parla a tutto campo: "E la nave di Fellini rivela come al cinema tutto sia falso; meglio, come tutto sia reale nella finzione". E sul caso-Polanski: "Autore magnifico. Lasciamo stare questa vicenda, perché è solo gossip". Lumet rivela: "Anna Magnani e Marlon Brando (insieme in "La pelle del serpente") non andavano molto d'accordo. Anna era un'attrice grandissima, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese..."

di Antonello Catacchio

180full-sidney-lumet“E’ il finale di E la nave va di Fellini. C’è quasi un primo piano dei personaggi, poi la macchina da presa si allontana, si vede la nave, tutto quello che c’è intorno, le luci, la macchina, le persone sul set. Una sequenza magistrale che rivela come al cinema tutto sia falso, meglio, come tutto sia reale nella finzione”. A raccontare la sua personale fascinazione per il cinema del regista italiano è Sidney Lumet un maestro del cinema hollywoodiano, sbarcato a Rimini per la cermimonia che lo vede protagonista in quanto la Fondazione Fellini gli ha assegnato il premio dedicato a Federico. Aldilà della retorica Sidney ha parole di sincero affetto e stima per il grande riminese che qui aleggia non come fantasma ma come presenza rintracciabile nei nomi delle vie, nei menu dei ristoranti, nei nomi dei cocktails dei bar che sciorinano titoli e immagini di Federico, oltre naturalmente all’attività della fondazione condotta da Vittorio Boarini e presieduta da Pupi Avati.

Lumet, regista di La parola ai giurati, Serpico, Quel pomeriggio di un giorno da cani, L’uomo del banco dei pegni sino al recentissimo Onora il padre e la madre è un vero autore di cinema, non si lascia trascinare su piani che non gli piacciono e su cui non vuole andare. Quando gli viene chiesto cosa pensi della vicenda Polanski, incarcerato in Svizzera con rischio di estradizione negli Usa, Sidney risponde “amo molto il cinema di Polanski, Roman è un regista eccezionale, magnifico. Lasciamo stare questa vicenda però, perchè se no diventa solo gossip”.
Ma qualcuno insiste cercando di luisingarlo “se è lei a parlare non è più pettegolezzo” e lui “fosse anche un genio a intervenire su questa vicenda sarebbe sempre un pettegolezzo”. Meglio farlo parlare dei suoi attori, praticamente tutti i grandi di Hollywood (Henry Fonda, Paul Newman, Al Pacino, Marlon Brando etc.) “è come una storia d'amore che parte con un grande incendio e si brucia in un attimo perché loro danno molto a me professionalmente e credo anch’io di dare molto a loro, così quando si finisce è davvero finita, non sono mico di nessuno”. Ma c’è un’eccezione “Sì, è Sean Connery, con lui ci si sente spesso e ci si vede quando viene a New York”. Sean e Sidney hanno lavorato insieme per La collina del disonore, primo film dopo  i diversi James Bond di Connery e per Affari di famiglia. Su Anna Magnani che ha diretto con Marlon Brando in La pelle del serpente da Tennessee William, Sidney ricorda che  "non andavano molto d' accordo. Anna era un'attrice grandissima e una donna molto forte, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese. Credo che la non conoscenza della lingua fosse come una barriera che le impedisse di far emergere le emozioni che voleva esprimere. Ma lei era una buona amica di Tennesse Williams, era consapevole che la parte era formidabile. E sapeva pure che Marlon sarebbe diventato una delle più grandi stelle del cinema. Comunque spero si sia divertita». Ha da ridire anche sul fatto che oggi si producano troppi fantasy al posto di film politici “non credo sia vero, prendete George Clooney e Matt Damon, girano la serie Ocean’s Eleven o quella di Bourne, ma investono i guadagni per realizzare film che sentono davvero importanti”.

Lumet ha cominciato come attore in teatro “non ero proprio bello, mi sembrava che il teatro fosse la mia strada”, poi ha cominciato a dirigere allestimenti teatrali nella tv degli anni ’50, dove si sono formati moltissimi registi che hanno fatto la storia del cinema perché allora tutto era in diretta, infine è approdato su grande schermo per l’insistenza di Henry Fonda. Ma nonostante il suo tirocinio televisivo Sidney ha firmato, nel lontano 1975, uno dei film più profetici e duri nei confronti della pervasività del piccolo schermo: Quinto potere. E quando gli viene chiesto come sia la situazione attuale nei confronti della tv lui replica convinto “è anche peggio di allora”. A 85 anni suonati però Lumet non ha voglia di smettere di lavorare ma non ha alcuna intenzione di parlare del film che ha in cantiere “sono troppo superstizioso per farlo”.


(www.affaritaliani.it, 09/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 01:07 | Link | commenti
categoria:cinema, federico fellini, anna magnani, sidney lumet
venerdì, 06 novembre 2009
Il giorno sabato 7 novembre alle ore 16.00 verrà inaugurata la seconda fase della Manifestazione “Romane de Roma” il volto rosa della Capitale dall’antichità ad oggi, che si è svolta dal 17 al 25 ottobre scorso, presso la Casa Internazionale delle Donne – Via della Lungara 19.
La Mostra Fotografica, dedicata alla storia delle donne che hanno dato il loro prezioso apporto, nel corso dei secoli alla storia della Capitale, sarà visitabile dal 7 al 15 novembre.

Il giorno 13 alle ore 16.00 si terrà nella Sala Atelier la Tavola Rotonda “Parla Con Lei” con la 1ª ed. del Premio Romane de Roma dedicata quest’anno alle donne che hanno dato il loro prezioso apporto al settore enogastronomico.
A seguire si terrà una Rassegna Cinematografica dedicata alla straordinaria interprete del Cinema italiano degli anni d’oro di Cinecittà, Anna Magnani.

Per informazioni sul programma e sugli orari telefonare allo 06.51602082.


(www.novecentomedia.com, 05/11/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 22:48 | Link | commenti
categoria:cinema, fotografia, mostra, anna magnani
martedì, 03 novembre 2009
L’attrice a teatro in “L’oro di Napoli” nei ruoli delle dive partenopee: “Entrambe inarrivabili”

ADRIANA MARMIROLI

MILANO «Sarò Sophia Loren. E Anna Magnani». Due miti del nostro cinema in un colpo solo. Da dicembre, nello spettacolo teatrale L'oro di Napoli. Luisa Ranieri è alla vigilia delle prove di quello che per lei è un importante debutto - ha fatto teatro, ma mai nei circuiti nazionali - e una sfida. Spiega: «I personaggi che il regista Armando Pugliese mi ha affidato sono quelli di Sofia, la pizzaiola, che nel film di De Sica era appunto la Loren. E di Teresa la prostituta, interpretato dalla Magnani». Certo, la versione teatrale si discosta parecchio - sostiene - da quella cinematografica, molto più vicina ai racconti di Giuseppe Marotta, da cui il film prese le mosse. Tuttavia il confronto sarà inevitabile e da far tremare. Ci dorme? Due «mostri sacri» per un caposaldo della napoletanità, per lei che partenopea lo è integralmente. «Mi preoccupa di più il ritorno a teatro».

Mediterranea, Loren nelle forme, Magnani nei colori: quanto si sente vicina a queste attrici?
«A nessuna delle due direi. E questo mi tranquillizza. Le trovo entrambe inarrivabili. Ne ammiro aspetti diversi: della Loren la napoletanità, così solare, l'avvenenza, la professionalità e la determinazione; della Mangano la drammaticità, anche nei ruoli leggeri, l'introspezione, quella perenne malinconia negli occhi».

La tournée inizia a dicembre a Napoli e si conclude a Milano a marzo, per avere poi una ripresa a maggio, a Roma. Come mai questo buco?
«Sono una ragazza organizzata. Ho ottenuto di ritagliare lo spazio per un film, con Paolo Genovese: sono molto legata a lui e Luca Miniero con cui ho fatto la fiction Amiche mie. Con Miniero, per una serie di problemi, non ho potuto girare Benvenuti al Sud, con Bisio, che uscirà a breve. Ma nella loro prima volta "da single", sarò almeno con l'altra metà della coppia. Ad aprile, appunto, in Immaturi, una commedia».

Cosa le ha fatto dire di no a Miniero?
«Colpa del film, che ho girato a luglio, Letters to Juliet, di Gary Winick (Bride Wars. La mia migliore nemica, ndr), con Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Gael Garcia Bernal, una commedia romantica, girata a Verona, sull'amore e i rapporti umani che parte dalle lettere che la gente lascia sotto il balcone di Giulietta e Romeo, chiedendo consiglio per le proprie pene sentimentali».

In questo 2009 bello impegnato, ha anche fatto un film con Antonio Capuano e uno con i Vanzina.
«L'amore buio di Capuano è una storia di violenze sessuali da parte di un gruppo di adolescenti a una loro quasi coetanea. Sono loro i veri protagonisti. Li hanno interpretati dei non professionisti, forse gli unici davvero il grado di restituire le diverse facce di questi ragazzi. Spesso sono come sono solo perché non hanno avuto contatti con una società cosiddetta normale, non hanno ben chiara quale la differenza tra giusto e sbagliato. Ricordo anche ai tempi di O'Professore: Davidiello, voleva fare l'attore, ma era analfabeta e parlava solo dialetto. Glielo feci notare. Dopo alcuni giorni mi disse: mi sa che finito qui, torno a scuola. Un obiettivo gli aveva fatto capire che senza istruzione sarebbe rimasto sempre marginale».

Bel salto passare ai Vanzina.
«Nel loro La vita è una cosa meravigliosa sono un'estetista, belloccia ma non bellissima, buona e un po' ingenua, fidanzata con Brignano. Ci sono anche Proietti, Salemme, la Brilli. È lo spaccato di una certa borghesia romana arraffona, quella dei furbetti».

Quale il suo rapporto con il tempo? Come tutti gli attori vive con ansia il vuoto tra un impegno e l'altro?
«Mi piace approfittare dei momenti morti per fare altro, "crescere", investire su di me e sulle mie capacità. Direi anzi che faccio sempre tante cose. Sono multitasking, come si direbbe oggi. Sono molto rilassata nel mio rapporto con il tempo e il mio lavoro. Ricordo, ad esempio, di aver voluto io stessa fare uno stop dopo l’esperienza tv con Celentano. Improvvisamente la mia carriera stava prendendo una piega che non mi piaceva, fatta con lo stampino, parecchie proposte e tutte nei panni della bellona brillante. La commedia mi diverte ma mi piace sperimentare altre corde. Allora preferii fermarmi per un po'. Ho studiato inglese e francese, per esempio. Questo mi ha permesso di fare Letters to Juliet. Di essere in lizza per un altro film americano in primavera. E, se non avessi fatto quella scelta allora, non avrei forse mai potuto essere in un film come quello di Capuano».

(www.lastampa.it, 02!11!09)

Luisa Ranieri (Wikipedia)
postato da: corsaroazzurro alle ore 00:06 | Link | commenti
categoria:cinema, napoli, sophia loren, anna magnani
domenica, 01 novembre 2009

Nell'ambito della XXVIII edizione di "Primo Piano sull'Autore - Rassegna del cinema italiano"


Foto0047Domenica 1 novembre, ore 17, conferenza stampa presso la sala delle Logge per la presentazione della Mostra fotografica dedicata alla grande diva del cinema italiano, omaggio dell'Associazione Culturale Amarcord su gentile concessione del Centro Sperimentale di Cinematografia.  La mostra fotografica 15 fotografi per Anna Magnani, curata da Sergio Toffetti, e stata resa possibile grazie al supporto della Provincia di Roma e della Camera di Commercio di Roma.
La mostra, di cui il Centro Sperimentale pubblica il catalogo, si tiene ad Assisi dal 1 all'8 novembre 2009 presso la Sala delle Logge in Piazza del Comune, nell'ambito della XXVIII edizione di "Primo Piano sull'Autore - Rassegna del cinema italiano", dedicata quest'anno a "Enrico Lucherini - l'arte della comunicazione". 
Alle ore 17.00 di domenica 1 novembre 2009 avrà luogo la presentazione della mostra alla presenza del Sindaco Claudio Ricci, dell'Assessore alla Cultura e Turismo Leonardo Paoletti, del Direttore Artistico di "Primo Piano sull'Autore" Franco Mariotti.
Il volto e le capacità interpretative di Anna Magnani e il viaggio nella sua filmografia sono affidati agli scatti di 15 tra i più grandi fotografi di scena del cinema italiano - Angelo Frontoni, Osvaldo Civirani, Vincenzo Palmarini, Aurelio ed Ettore Pesce, Raymond Voinquel, Paul Ronald, Rosario Assenza, Francesco Alessi, G.B. Poletto, Nicola Arresto, Franco Vitale, Vittorio Mazza, Divo Cavicchioli, Bruno Bruni -, presenti sui set di tutti i registi, i maggiori, che hanno voluto lavorare con Anna: Alessandrini, Gallone, Mattoli, Camerini, Zampa, Castellani, Rossellini, Visconti, Renoir, Kramer, Monicelli, Pasolini, Fellini. Alcuni tra i titoli di questi set: "Avanti a lui tremava tutta Roma" (1946), "L'onorevole Angelina" (1947), "Assunta Spina" (1948), "Una voce umana" (1948), "Bellissima" (1951), "La carrozza d'oro" (1952), "Siamo donne" (1953), "Nella città l'inferno" (1958), "Risate di gioia" (1960), "Mamma Roma" (1962), "Roma" (1972).
Fare il fotografo di scena sui set di Anna Magnani rappresentava una sfida particolarmente impegnativa, perché si trattava non soltanto di catturare nell'istante l'intensità espressiva di uno sguardo o di un gesto, ma di tenere le immagini "aperte", per ricreare, in un attimo, quella sensazione che "la Magnani" riusciva (e riesce) a dare sullo schermo, la sua capacità di plasmare interamente lo spazio attorno al suo corpo. Perché "la Magnani" aveva bisogno di occupare la scena, di attirare l'attenzione con un gesto, una mossa, un vezzo. Gesti che sempre alludevano al fatto che nella vita il comico e il tragico si intrecciano saldamente.
«Ma cos'è questo presentarmi a ogni costo come un'Elettra chiusa, solitaria e delusa? Come ve lo devo spiega' che so' allegra, che c'ho la ruzza, che rido, che essere la Magnani mi diverte da mori', e gongolo tutta se la gente mi riconosce per strada, se il vigile urbano mi dice, continuando a dirigere il traffico: "Ciao Nannare'"? Insomma: è la stessa storia di quando la gente si meraviglia perché la mia casa è piena di buongusto e di libri. Ma quante volte ve lo devo spiega' che non sono stata raccattata per strada, che ho fatto fino alla seconda liceo, che ho studiato pianoforte otto anni, che ho frequentato l'Accademia di Santa Cecilia?». Si descriveva così, non tanto per prendere le distanze dai suoi personaggi popolareschi, quanto per ricordare che un'attrice "interpreta" anche quando sembra "rivivere". Ed è forse questo il "segreto" che Anna Magnani rivela con queste parole: di essere un'attrice così grande che abbiamo sempre creduto - e continuiamo a credere - che i suoi personaggi siano veri.

Le foto esposte provengono dalla collezione dell'archivio fotografico della Cineteca Nazionale (CSC). L'allestimento è a cura della Fototeca.
La mostra, a ingresso gratuito, verrà allestita presso la Sala delle Logge in Piazza del Comune ad Assisi, dal 1 all'8 novembre 2009.


(www.zabriskiepoint.net, 31/10/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 16:29 | Link | commenti
categoria:cinema, fotografia, mostra, anna magnani
martedì, 29 settembre 2009
Bellissimo video d'epoca su Anna Magnani...


postato da: corsaroazzurro alle ore 13:50 | Link | commenti
categoria:anna magnani
sabato, 26 settembre 2009
magnani03ANNA MAGNANI
26/09/1973 - 26/09/2009



postato da: corsaroazzurro alle ore 14:32 | Link | commenti
categoria:anna magnani
giovedì, 10 settembre 2009
371207171_d5c7a235abA 100 anni dalla nascita Prato ricorda e celebra una delle attrici più famose del cinema italiano e pratese di nascita: Clara Calamai. Giovedì 10 settembre alle ore 21 e 30  al Castello dell'Imperatore sarà proiettato il film “Ossessione” di Luchino Visconti del 1943.

Perchè questo film? perchè fu la pellicola che la lanciò nell’olimpo del cinema italiano, dove è attrice protagonista.

"Ossessione", secondo l'opinione comune, è il film che ha dato inizio al filone neoralista del cinema italiano:  la fotografia,  le ambientazioni e la storia raccontata  costituiscono una rottura netta con il precedente cinema dei "telefoni bianchi".

Protagonista del film, a fianco di Clara Calamai, è Massimo Girotti. Il ruolo dell'attrice pratese era stato inizialmente affidato ad Anna Magnani che dovette rinunciare a causa del suo stato di gravidanza. 

Clara Calamai, nata a Prato il 7 settembre 1909, è stata un'attrice molto popolare, protagonista di svariate pellicole  girate fra la fine degli anni '30 e gli inizi degli anni '50. 

La sua apparizione a seno nudo nel film La cena delle beffe, diretto da Alessandro Blasetti nel 1941, trasposizione cinematografica della commedia drammatica di Sem Benelli, destò enorme scalpore tra il pubblico.

Nel 1946, Clara Calamai vinse il Nastro d'Argento per il film "L'adultera" di Duilio Coletti. Nel 1957 lavorò ancora con Visconti nel film "Le notti bianche".

L'ultima sua interpretazione  è del 1975, molti anni dopo il suo ritiro dalle scene, con un ruolo nel film di Dario Argento "Profondo Rosso". Clara Calamai è morta a Rimini nel 1998.

(www.welcome2prato.com, 09/09/09)

Clara Calamai (Wikipedia)

mercoledì, 09 settembre 2009

lattuadaAlberto Lattuada, regista e scrittore che ha attraversato un lungo periodo del cinema italiano, sarà in rassegna da oggi fino al 12 settembre alla Sala Trevi di Roma con l'ampia retrospettiva dei suoi film: L'inganno più dolce

La rassegna su Lattuada, formidabile scopritore di talenti al femminile come Carla Del Poggio, Valeria Moriconi, Catherine SpaakNastassja Kinski, Clio GoldsmithBarbara De Rossi, partirà oggi con la pellicola neorealista del 1946 Il bandito, sorta di gangster story all'americana con Anna MagnaniAmedeo Nazzari che, con questo film, vinse il Nastro d'argento come migliore attore.

Tra gli altri titoli in rassegna anche Il mulino del Po del 1949, Il cappotto del 1952, La Lupa del 1953, La tempesta del 1958 e La mandragola del 1965. Ma nella retrospettiva figurano anche le rarissime immagini dell'esercitazione per gli allievi del Centro Sperimentale di cinematografia dell'anno accademico '48-'49', insieme a Carlo Hintermann e a Giuliana Mafai.

Infine in chiusura di manifestazione la presentazione del libro "Alberto Lattuada. Il cinema e i film" curato da Adriano Aprà e del volume-catalogo della retrospettiva a cura di Silvia Tarquini.

(news.cinecitta.com, 08/09/09)

Alberto Lattuada (Wikipedia)
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categoria:cinema, roma, anna magnani, alberto lattuada, amedeo nazzari
martedì, 08 settembre 2009

Carlo Lizzani con Venezia 2009 torna ad una delle sue grandi passioni: il documentario, "la metà della mia vita", come lo definisce lui stesso.

carlo-lizzaniPresenta «Giuseppe De Santis», filmato di un'ora su uno dei padri del Neorealismo, regista, tra gli altri, di «Riso amaro». Il documentario, ricco di testimonianze e spezzoni di famose pellicole, è prodotto dalla Felix Film di Laura e Silvia Pettini con Cinecittà Holding, Film Commission Torino, Regione Lazio e Associazione Giuseppe De Santis. Lizzani, regista di film-mito come «Banditi a Milano» e «Hotel Meina», all'inizio della carriera ha lavorato con De Santis come sceneggiatore e aiuto regista.

Carlo Lizzani, cosa è per lei il documentario?
«È la metà della mia vita: ci sono nato, come molti della mia generazione, che hanno iniziato a lavorare con documentari e cortometraggi. Ho girato in Cina, nel '57 e nel Sudest Asiatico nel '72 e '73, poi in Angola. Il documentario per il cinema è come la saggistica in letteratura, che è piena di grandi autori, come Erodoto e Machiavelli, che non hanno mai scritto narrativa».

Un genere, il documentario, che recentemente è stato riscoperto.
«Sì, ma purtroppo non in Italia. Passo la notte a vedere tanti canali, satellitari e non, che trasmettono documentari meravigliosi, ma di italiano non vedo niente, tranne Piero Angela».

Chi è per lei Giuseppe De Santis?
«È stato decisivo per la mia vita: ero giovanissimo e mi invitò a scrivere prima sulla rivista "Cinema" e mi volle poi come sceneggiatore per tre film: "Caccia tragica", "Riso amaro" e "Non c'è pace tra gli ulivi". Io lo indico come uno dei padri del Neorealismo. Su questa sua "paternità" c'è stata una querelle. Il Neorealismo è un movimento che ha conosciuto varie poetiche e diversi contenuti. È stata una rivoluzione del linguaggio e dei contenuti da un punto di vista individuale e corale. De Santis interpretò nel suo modo questa rivoluzione».

 Nella sua carriera solo dieci film...
«Ebbe la fortuna di avere un successo grandissimo con "Riso amaro", così riusciva ad avere dei compensi anche per film che poi non venivano realizzati. Era una persona molto rigorosa, non aveva flessibilità... e poi fu molto osteggiato perché considerato troppo legato al Partito comunista. Prima c'era l'egemonia culturale della destra, regalata poi alla sinistra».

Regalata?
 «Ma sì, De Sica, Rossellini, Pietro Germi, non sono mai stati comunisti, sono stati regalati alla sinistra. De Sica e Rossellini devono aver votato tutta la vita per la Democrazia Cristiana, Germi era fortemente anticomunista. Ma sono stati fatti passare per comunisti per le tematiche delle quali si occupavano. Stessa cosa è accaduta alla Magnani, che invece era qualunquista. Schierati con il Pci c'erano Visconti, De Santis, Zavattini e poi anch'io, che poi sono divenuto critico dopo i fatti d'Ungheria».

Cosa rende attuale oggi Giuseppe De Santis?
«La conoscenza del mondo contadino, che va scomparendo, e il suo stile stile enfatico, barocco, che lo rende unico. Mi ha insegnato la grande importanza che ha lo scritto per il cinema. Dietro il cinema c'è il pilastro della letteratura». Il suo film che preferisce? «"Roma ore 11", tratto da un fatto realmente accaduto, per la sua coralità, portata fino all'eccesso».

Antonio Angeli

(iltempo.ilsole24ore.com, 08/09/09)

Carlo Lizzani
(Wikipedia)
postato da: corsaroazzurro alle ore 13:24 | Link | commenti
categoria:cinema, venezia, neorealismo, roberto rossellini, vittorio de sica, anna magnani, giuseppe de santis