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Alfredo Giannetti (1943: UN INCONTRO, LA SCIANTOSA, L'AUTOMOBILE, CORREVA L'ANNO DI GRAZIA 1870)
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venerdì, 27 novembre 2009
Dino Risi al MoMA: al via la sesta edizione di 41° Parallelo, evento organizzato e promosso dal 2004 dal Napoli Film Festival e che lega sulla rotta immaginaria del medesimo parallelo le città di Napoli e New York.
Quest'anno l'evento si svolge dal 9 al 17 dicembre, con la novità della presenza di una retrospettiva dedicata a Dino Risi al MoMA, il più prestigioso museo d'arte moderna del mondo, intitolata "Dino Risi: Comedy with a Twist".
The Museum of Modern Art di New York proietterà in originale con sottotitoli in inglese alcuni dei film che hanno reso celebre Risi in tutto il mondo.
Il 9 dicembre Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University ospiterà, come di consueto, l'inaugurazione dell'evento, con la proiezione di una parte del programma SchermoNapoli della scorsa edizione del Napoli Film Festival.
Dopo il successo delle rassegne su Pietro Germi e Alberto Sordi ospitate nel 2007-2008 dal Film Forum, è grande la soddisfazione per questo evento di cinema nel luogo più prestigioso al mondo per l'arte contemporanea.

(cinefestival.blogosfere.it, 27!11/09)

Scena tratta da "IL SORPASSO" (1962)

postato da: corsaroazzurro alle ore 14:50 | Link | commenti
categoria:america, cinema, arte, napoli, vittorio gassman, alberto sordi, pietro germi
venerdì, 27 novembre 2009

La7 dedica l'intera giornata di domenica 6 dicembre alle opere di Pietro Germi, il celebre registra scomparso 35 anni fa.

200px-Pietro_GermiL'appuntamento per i cinefili italiani è fissato a domenica 6 dicembre, a partire dalle ore 14.00. Su La7 andrà difatti in onda il documentario "Pietro Germi il bravo, il bello, il cattivo", scritto da Manuela Tempesta e diretto da Claudio Bondì. Il film descrive in maniera approfondita, per la prima volta, la figura di uno dei più importanti maestri del cinema italiano: un grande artigiano del nostro cinema, pieno di ombre e contraddizioni; un uomo geniale che ha saputo dipingere e raccontare intensamente il nostro Paese. Oltre a ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera cinematografica, il lungometraggio ricorderà il regista attraverso le testimonianze dei più cari collaboratori, amici e familiari.

La giornata dedicata al regista genovese proseguirà con la messa in onda di alcuni dei suoi capolavori, introdotti da Simone Annicchiarico: si comincia con "La Presidentessa" (1952), interpretato da Silvana Pampanini, Carlo Dapporto e Ave Ninchi; a seguire, "Il Ferroviere" (1959), film che vede lo stesso Germi nei panni di attore, e in prima serata "Signore e Signori" (1965), insignito del Grand Prix per il miglior film al 19° Festival di Cannes.

Proprio questo capolavoro sarà il protagonista della successiva puntata de "La Valigia dei Sogni", il programma di approfondimento cinematografico condotto da Simone Annicchiarico, che porterà i telespettatori sui luoghi delle riprese. In questa puntata, il regista Pupi Avati, lo storico del cinema Tatti Sanguinetti, lo sceneggiatore del film Luciano Vincenzoni e il regista Giulio Questi sveleranno aneddoti e ripercorreranno le tappe della preparazione della pellicola.

  

Copyright © 2001-2009 AGM-LoSpettacolo

(cinema-tv.corriere.it, 26/11/09)

Scena tratta da "SIGNORI E SIGNORE" (1965)

postato da: corsaroazzurro alle ore 14:41 | Link | commenti
categoria:cinema, tv , pietro germi
giovedì, 26 novembre 2009
Pierpaolo_Pasolini_2Nel novembre di 34 anni fa veniva ucciso Pier Paolo Pasolini. scrittore, poeta e regista italiano. È internazionalmente considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. La presenza di Pasolini ha lasciato un segno importante nella periferia romana ed in particolare al Trullo. Alcuni suoi film, “Uccellacci e uccellini” ad esempio, film del 1966 diretto da Pier Paolo Pasolini, interpretato da Totò e Ninetto Davoli e presentato in concorso al 19º Festival di Cannes, sono stati girati proprio al Trullo. L’Associazione “Insieme per il Trullo” ONLUS nel 2006 ha avviato un progetto che vuole ricordare l’uomo, per questa ragione nel novembre 2006 ha realizzato “Storie di vita - Pier Paolo Pasolini”. Il successo ottenuto ha incoraggiato l’Associazione a proseguire sulla strada intrapresa, che intende ora realizzare la quarta edizione della manifestazione, nei giorni 27 e 28 novembre, confermando così il carattere permanente dell’iniziativa, con cadenza annuale. La programmazione di quest'anno prevede: performance teatrali di e con Sarina Aletta con “gli itinerari di controinformazione poetica”; “Ipocrisia” testimonianze di autori di opere d'arte che esporranno le proprie opere; Il gruppo “Gli aperitivi da leggere” con “poesie in libertà”; la tavola rotonda sul tema ”La Tolleranza – Cultura e Progresso “ ; il seminario del prof. Italo Spada “La tolleranza nel cinema di Pasolini”; “Le storie di vita” con Antonello Anappo per ripercorrere il percorso seguito dall'Associazione con attraverso le diverse edizioni dell'iniziativa. L’iniziativa si terrà nei locali della BiblioTrulloTeca (il nome è stato dato dai ragazzi della scuola elementare Carlo Collodi), realizzata e gestita dall’Associazione. “La scuola era stata abbandonata – afferma Pierangela Melis Presidente dell’Associazione“Insieme per il Trullo” e della BiblioTrulloTeca – ma grazie alla partecipazione dei soci alle iniziative dell’Associazione si è, tra l’altro, potuto realizzare la biblioteca, gestita dai volontari che prestano la loro opera nell’Associazione. La BiblioTrulloTeca, grazie al sostegno dell’Istituzioni Biblioteche del Comune di Roma, è divenuta biblioteca regionale di interesse locale ed inserita nel Sistema Bibliotecario Nazionale. Con iniziative di questo genere – continua la Presidente - l'Associazione intende contribuire a “far vivere” la via ed il quartiere attraverso una presenza culturale pacifica e costruttiva che lo caratterizzi per le potenzialità che è in grado di esprimere”.


Marzia Lazzerini

(www.urloweb.com, 26/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 18:20 | Link | commenti
categoria:cinema, pier paolo pasolini
giovedì, 26 novembre 2009

L'avventurosa storia del cinema italiano vol. I
da La canzone dell'amore a Senza pietà
A cura di Franca Faldini, Goffredo Fofi

Bologna, Ed. della Cineteca di Bologna, 2009, p. 256, euro 18.00

ISBN 978-88-95862-15-6


Ritorna, in edizione integrata e aggiornata, un’opera fondamentale per chiunque ami non solo guardare, ma anche "leggere" il cinema italiano. L’avventurosa storia del cinema italiano apparve per la prima volta alla fine degli anni Settanta, in due volumi editi da Feltrinelli, completati poi da un terzo volume che uscì negli anni Ottanta per Mondadori. Seguendo un modello storico e investigativo originale, senza precedenti, i volumi componevano una storia del cinema italiano "raccontato dai suoi protagonisti": registi, attori e attrici, produttori, sceneggiatori, montatori, scenografi, maestranze e intellettuali parlavano in interviste inedite, concesse ai curatori Goffredo Fofi e Franca Faldini, o recuperate attraverso lo spoglio di giornali e riviste d’epoca. Ne usciva un affresco vividissimo e policromo di cinquant’anni di cinema italiano, dai telefoni bianchi al neorealismo, dagli splendori di Cinecittà alla Hollywood sul Tevere al "nuovo cinema" degli anni Sessanta e Settanta. Un’opera che ha saputo formare e divertire due generazioni di amanti del cinema, oltre che rappresentare spesso una fonte di prima mano per molti studiosi. Da tempo indisponibile sul mercato, ritorna grazie al nuovo lavoro degli instancabili curatori, che hanno integrato le parti già esistenti (sulla scia di nuovi materiali, spesso ritrovati in questi ultimi anni) e hanno aggiornato il quadro fino al presente, con nuove interviste ai ‘protagonisti’ degli ultimi vent’anni di cinema italiano. Il piano dell'opera si compone quindi di ben quattro volumi, tutti editi dalla Cineteca di Bologna, che saranno acquistabili nelle migliori librerie italiane e on-line (
www.cinetecadibologna.it/comprare).

Il primo volume, uscito a giugno di quest'anno (il secondo è atteso per le prossime settimane), come indica il sottotitolo, copre un arco cronologico ben definito, che va dall'uscita del primo film sonoro italiano, La canzone dell'amore di Gennaro Righelli (1930, prodotto dalla Cines-Pittalunga, tratto dalla novella In silenzio di Luigi Pirandello, sceneggiata da Giorgio C. Simonelli, con la celebre canzone Solo per te, Lucia di C.A. Bixio) a Senza pietà di Alberto Lattuada (1948, una sorta di noir dallo sfondo neorealista). Quasi vent'anni di cinema dunque, che spaziano dalla rinascita dell'industria italiana dopo i tristissimi anni Venti, proseguendo attraverso gli anni Trenta, in cui Mussolini eresse il suo monumento cinematografico, fino all'autarchia, alla guerra, a Ossessione (1943) di Luchino Visconti e all'affermazione della grande e breve stagione neorealista. Il collage di testimonianze guida il lettore a districarsi nella complicata matassa di questi anni in cui nascono e si consumano registi, attori, divi, correnti poetiche e stilistiche, in cui il cinema torna ad assumere nella vita sociale, politica e culturale del paese un ruolo chiave nella creazione di un immaginario dalle molteplici facce.

Come scrive Fofi nell'introduzione, l'intento del libro è proprio quello di restituire il quadro storico attraverso un insieme di testimonianze "alte" e "basse", come nella struttura di un romanzo a più voci, in cui ogni personaggio è protagonista e si collega indirettamente agli altri: «Era proprio questo a intrigarci di più: il rapporto tra cinema e società, in un periodo invece in cui la critica preferiva occuparsi più delle forme che dei contesti sociali e delle 'committenze', del dialogo tra cineasti e spettatori. Non era di moda ascoltare la voce dei cineasti se non quelli più accreditati dalla critica e dai media intervistati invece fino alla nausea. E non è ancora di moda anche se la moda del libro-intervista ha avuto una diffusione grandissima, forse, in Italia, grazie anche all'Avventurosa  mettere le testimonianze a confronto, 'montarle', affinché, nel rispetto delle singole individualità e in particolare delle personalità più ammirevoli e più grandi, fosse alla fine l'arazzo a contare di più: la varietà di una scena assai popolata, dove la pluralità delle esperienze potesse venir ricondotta a un'interpretazione storica più complessa e autorevole delle singole testimonianze».

E' chiaro, infatti, che questo ensamble di testimonianze non costituisce di per sé una fonte utile, se non viene necessariamente inserito in un più ampio tentativo d'interpretazione storiografica. Questo assunto vale forse ancor di più per il periodo 1930-1948, in cui, come accennato prima, il cinema italiano è necessariamente parte integrante dell'ascesa, del consolidarsi e della caduta del regime fascista, come lo sarà nella difficile stagione della guerra, della resistenza e della liberazione. I cinque capitoli in cui è diviso questo primo volume seguono infatti una scansione cronologica e tematica che tiene insieme le vicissitudini politiche (una su tutte: il dirigismo mussoliniano incarnato dall'onnipresente, onnipotente figura di Luigi Freddi), le ricadute di ordine produttivo ed estetico (come la rinascita di alcuni generi quello storico-mitologico e la nascita di nuovi la commedia piccolo-borghese, i telefoni bianchi, il cinema di guerra legato alle imprese coloniali, fino agli slanci autoriali di Alessandro Blasetti e Mario Camerini), l'origine di un fenomeno effimero come quello del divismo autarchico (da Osvaldo Valenti a Isa Miranda, da Amedeo Nazzari a Clara Calamai), fino al neorealismo, profetizzato sulle pagine di «Cinema» e poi sviluppatosi sulle macerie di un paese distrutto e allo sbando, e alle prime avvisaglie del suo superamento. Rileggere perciò l'Avventurosa non è solamente un esercizio gratuito di cinefilia, ma può anche essere l'occasione per rigenerare nel lettore una curiosità che magari potrebbe spingerlo a un approfondimento più ampio e strutturato.

Marco Luceri

(www.drammaturgia.it, 25/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 09:41 | Link | commenti
categoria:italia, libri, cinema
lunedì, 23 novembre 2009

Cosa ne dicono i promotori...

"Cinema e Storia/100+1. Cento film e un paese, l'Italia" è il titolo del progetto promosso dalla Provincia di Roma e dall'Associazione Giornate degli Autori, con la collaborazione di Cinecittà Luce e con il sostegno della Direzione Generale per il Cinema. L'obiettivo del progetto, inaugurato a Venezia durante l'ultima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, è ripercorrere la piccola e la grande storia del Novecento insieme agli studenti degli istituti superiori di Roma e provincia, attraverso il grande cinema italiano.  All'incontro/dibattito di ieri, che è stato moderato dal giornalista Andrea Purgatori, hanno partecipato: Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà Luce e il critico Fabio Ferzetti, ideatore e curatore del progetto. La presentazione è stata preceduta dalla proiezione del film "I magliari" di Francesco Rosi per alcune classi di istituti superiori accolti da Paola Rita Stella, assessore alle Politiche della Scuola della Provincia di Roma. Studenti e docenti, grazie alla partecipazione di registi, attori, critici e storici, vivranno durante l'anno momenti di riflessione e di confronto per approfondire la storia del nostro Paese e magari per rileggere il presente attraverso quel passato fatto d'immagini, storie, personaggi ed emozioni che fanno parte del cinema italiano dal Secondo dopoguerra in poi.
I primi sette film sui quali si lavorerà sono stati individuati nell'ambito di altrettanti moduli tematici e acquisiti grazie al sostegno di Cinecittà Luce; quelli scelti sono pellicole che rappresentano il primo segmento di una library per le scuole, dedicata al cinema e destinata a crescere nei prossimi anni. Ad essi verrà allegato un Dvd di guida alla visione e materiali extra, curato da Giuliana Gamba, coordinatrice del progetto "Cinema e Storia" per le "Giornate degli autori".
In particolare, i film selezionati per la prima edizione del progetto sono: "Napoletani a Milano", di Eduardo De Filippo (1953); "I magliari", di Francesco Rosi (1959); "Tutti a casa", di Luigi Comencini (1960); "La lunga notte del '43", di Florestano Vancini (1960); "Io la conoscevo bene", di Antonio Pietrangeli (1965); "I pugni in tasca", di Marco Bellocchio (1965); "Un borghese piccolo piccolo", di Mario Monicelli (1977).
Gli appuntamenti saranno così suddivisi: da gennaio a febbraio del 2010 inizierà la formazione dei docenti sull'uso del linguaggio cinematografico, sulla storia del cinema italiano, i film e gli autori selezionati. Verrà inoltre distribuito un questionario finalizzato a chiarire la familiarità degli studenti con la storia e i protagonisti del cinema italiano. Da gennaio a maggio avrà luogo la proiezione commentata dei film nelle scuole, con la partecipazione dei docenti e delle classi aderenti al progetto. Da febbraio a maggio ci saranno delle giornate/evento, arricchite da proiezioni, finalizzate all'incontro tra i ragazzi delle scuole superiori e registi, critici cinematografici, attori ed esponenti del mondo della cultura, per discutere di cinema. In conclusione, il prossimo giugno, presso la sede della Provincia di Roma a Palazzo Valentini, si terrà una giornata d'incontro e di studio sugli esiti della prima fase di sperimentazione, la presentazione dei contributi realizzati dagli studenti nell'ambito del progetto e il lancio delle fasi successive.

100+1 è un'iniziativa  che si rivolge a chi ama il cinema, a chi lo vive quotidianamente, a chi se ne prende cura, a chi vuole avere la possibilità di conoscerlo e di scoprirlo. È un progetto che può aiutarci a costruire due ponti. Sul primo viaggia la nostra memoria: il nostro impegno per trasmettere ai più giovani i fatti e il senso della storia del nostro Novecento attraverso la testimonianza viva del racconto cinematografico. Non a caso, abbiamo scelto di far crescere questo progetto in una serie di appuntamenti rivolti allo studio e alla formazione degli studenti e degli insegnanti delle scuole della nostra Provincia: un'occasione per rileggere efficacemente gli avvenimenti del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Il secondo ponte che vogliamo costruire è quello su cui si misura la nostra capacità di trasformare il nostro patrimonio culturale nella più grande ricchezza di questo Paese. Recuperare i capolavori del nostro cinema e riconsegnarli al grande pubblico significa, infatti, credere in una verità molto semplice: la cultura non è un costo, ma un investimento. Una scommessa di sviluppo. E i nostri film sono uno dei tesori più inestimabili che la nostra cultura più recente ci abbia lasciato.
Nicola Zingaretti
Presidente della Provincia di Roma

"Cinema e storia/100+1. cento film e un paese, l'Italia" è un progetto che la Provincia di Roma ha deciso di sostenere perchè rappresenta un modo originale per raccontare la storia del secolo scorso agli studenti e per attirare la loro attenzione sugli eventi più importanti e significativi del Novecento. Attraverso il grande cinema italiano di quegli anni vogliamo dare la possibilità alle nuove generazioni di comprendere gli avvenimenti che hanno portato alla tragedia delle guerre mondiali e di conoscere la vita dei primi anni della nostra Repubblica. Il cinema, infatti, rappresenta un veicolo affidabile e nello stesso tempo attraente per i ragazzi, come credo che tutto l'immenso  patrimonio culturale di cui il nostro Paese dispone rappresenti una ricchezza ineguagliabile che chi amministra ha il dovere di valorizzare e mettere a disposizione, nelle forme e nei mezzi più disparati, di tutti i cittadini.  L'obiettivo resta sempre quello di non dimenticare mai, perchè il passato resta la più grande lezione anche per chi vive il presente e per chi, come i giovani, ha la fortuna di avere tutto il futuro davanti.
Paola Rita Stella
Assessore alle Politiche scolastiche

"Abbiamo deciso di aderire a questo progetto perché siamo convinti che il cinema sia un viatico importante per raccontare ai più giovani la storia del nostro Paese a partire dal Secondo dopoguerra in poi. I primi film selezionati, che hanno reso grande la nostra cultura cinematografica, riusciranno, grazie anche all'ausilio dei professionisti che hanno aderito al progetto, a far riflettere gli studenti e a riportargli una realtà magari letta solo sui libri. Proprio per questo spero che il cinema entri sempre più nelle scuole e che le library degli istituti si possano ampliare con titoli cinematografici di grande qualità".
Luciano Sovena
Amministratore Delegato Cinecittà Luce

(www.zabriskiepoint.net, 23/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 14:18 | Link | commenti
categoria:cinema, venezia, roma
giovedì, 19 novembre 2009
monicelli_viaggio con anita1''C'e' una generazione intera che va cambiata, non solo la classe politica, perche' non sostiene piu' questa nazione''. E' un Mario Monicelli particolarmente amaro quello giunto a Torino, in occasione del Torino Film Festival per presentare ''Risate di gioia'' una commedia del 1960 che, sottolinea lui stesso, puo' sembrare divertente, ''ma che in realta' non lo e' per nulla'', malgrado protagonisti siano Toto' e Anna Magnani per la prima volta insieme.

''Toto' - rivela Monicelli - fu particolarmente gratificato da questa esperienza.
Era malato e ci vedeva pochissimo. Era sparito dagli schermi, per lui lavorare con la Magnani reduce da un Oscar fu una grande soddisfazione''. La storia e' quella di due vecchie comparse abbandonate sia dagli amici che dai colleghi. La coppia cerca compagnia, ma gli amici con molti sotterfugi la evitano. Sullo sfondo il capodanno romano, ''profondamente diverso da oggi - spiega Monicelli - perche' le strade erano deserte, si festeggiava nelle case, mentre oggi ci sono soltanto strilli e luci''.

A Torino, Monicell
i giro' un unico film nel 1963: ''I compagni. ''In realta' lo girammo - precisa lui - piu' a Cuneo, e nei dintorni perche' avevano preservato quellorino dell'ambiente ottocentesco che invece nel capoluogo non esisteva piu'. Lo stabilimento tessile la trovammo ad Orbassano, mentre mentre a Zagabria girammo nella fabbrica di tabacchi, in Jugoslavia c'erano ancora le macchine a vapore''. E' un film, afferma Monicelli, che ''appartiene alla storia civile e sociale di questo paese, con una classe borghese anche generosa''.

Quanto al presente, Monicelli cita Pasolini: ''Non c'e' speranza. Anzi la parola speranza va eliminata perche' e' una trappola dei potenti per ingannare i poveretti. E' un termine che non va usato per chi vuole riscattare questa penisola''.

Tocca anche il problema dell'immigrazione sottolineando che l'occidente per secoli ha sfruttato milioni di poveracci, attraverso le miniere, le risorse naturali, l'energia, e ora per paura ''si e' chiuso in un bunker''. ''Se dovessi fare un film forse lo farei su cio' che sto dicendo'', ha aggiunto.

Una battuta infine sul cinema: ''Mi sarei augurato che la fiammata di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino (registi rispettivamente di Gomorra e del Divo,ndr) fosse qualcosa di piu'''.

(www.asca.it, 18/11/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 11:54 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, totò, mario monicelli, anna magnani
domenica, 15 novembre 2009
1403wi1xg1In occasione del ritorno di Filumena Marturano, martedi' prossimo alle ore 18 nel foyer del Teatro Argentina Maurizio Giammusso con Luca De Filippo e Lina Sastri presenta il suo libro, Vita di Eduardo. Un'ampia biografia lanciata da Mondadori nel 1993 con successo, ripubblicata negli anni scorsi da altro editore e ancora rimandata in libreria da Minimum fax, la nuova edizione che esce in occasione del venticinquennale della morte di Eduardo (31 ottobre 1984), certifica come sempre piu' l'artista napoletano sia una delle grandi personalita' artistiche del Novecento, vanificando il pensiero di chi credeva che la sua opera non sarebbe sopravvissuta alla sua scomparsa, senza la sua interpretazione.
Vita di Eduardo e' la sua biografia completa. Racconta la sua opera e la sua personalita'; rivela l'infanzia sotto l'ala del padre naturale - il grande attore Eduardo Scarpetta - i rapporti affettuosi con la sorella Titina e quelli burrascosi col fratello Peppino; segue l'artista attraverso gli anni del Fascismo, la guerra e il dopoguerra, incrociando di continuo vita pubblica e vita privata, e componendo un grande affresco, ove trovano spazio tutti gli elementi: i tre matrimoni e i figli, il cinema con Mastroianni e la Loren, i successi internazionali, la nomina a senatore a vita e tanto altro ancora.
Per scrivere questo libro, Maurizio Giammusso, giornalista e critico teatrale, ha utilizzato tutte le fonti disponibili e, soprattutto, le carte private inedite conservate dalla famiglia: cominciando dalle letterine di Eduardo bambino, fino ai carteggi ora cordiali, ora durissimi con Luigi Pirandello, Armando Curcio, Toto', Anna Magnani, Paolo Grassi, Laurence Olivier, Franco Zeffirelli e tanti altri. Questo grande insieme di racconti pubblici e privati, di arte e di affari, di affetti e di rancori anima un libro in cui si intrecciano un'approfondita ricerca storica e una felice rievocazione d'ambiente.

(www.adnkronos.com, 14/11/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 23:17 | Link | commenti
categoria:libri, cinema, teatro, sophia loren, marcello mastroianni, eduardo de filippo, anna magnani
sabato, 14 novembre 2009
0619ef3bc3023ac50f4932dbe1114db7A 35 anni dalla scomparsa omaggio a Vittorio De Sica (foto), uno dei padri del Neorealismo ma anche uno dei più amati registi e interpreti della commedia all'italiana. Grande maestro dietro alla macchina da presa e insieme attore dalla strepitosa presenza scenica, apparve in più di cento pellicole, vincendo un Nastro d'Argento nel 1948. Lo vedremo alle 14,30 ne «Gli zitelloni», seguito da «Racconti romani». Alle 17,45 sarà la volta di «Peccato che sia una canaglia» e quindi «La prima notte». In chiusura due indimenticabili regie di De Sica: «Ieri, oggi, domani» e «Il giardino dei Finzi Contini», entrambi premiati con l’ Oscar come migliori film stranieri.
Omaggio a De Sica
Sky Cinema Italia


(cinema-tv.corriere.it, 13/11/09)


Ritratto di famiglia. Un padre visto dal proprio figlio: Manuel De Sica racconta suo padre Vittorio a 35 anni dalla scoparsa. "Vittorio De Sica era cosi'. Un modesto. Eppure straordinariamente grande. La modestia era il suo piu' grande pregio e insieme difetto. Gli dicevo sempre di farsi valere. Nel cinema e nell'ambiente dello spettacolo in genere la democrazia vale fino a un certo punto. Prima o poi arriva il momento in cui ti devi imporre".
Inizia cosi' il ricordo all'ADNKRONOS del figlio Manuel, fratello di Christian, oggi apprezzato musicista e principale promotore dell' associazione 'Amici di Vittorio De Sica' che si occupa del restauro dei piu' importanti film di uno dei mostri sacri del Neorealismo cinematografico. Manuel De Sica ricordera' il padre con una serie di concerti, il primo dei quali si terra' stasera al Teatro dei Marsi di Avezzano, domenica a Teramo e il 6 dicembre replichera' a Sora, dov'e' nato il padre e poi ancora a Roma. Nel concerto presentera' composizioni inedite e sara' diretto dal maestro Rodolfo Bonucci.
"Mio padre - racconta Manuel - era convinto che le sue opere migliori fossero custodite nelle cineteche di tutto il mondo. Non era cosi'. Dal 1994 sto cercando di contribuire al salvataggio delle sue opere prescelte come 'Sciuscia'', 'Ladri di biciclette', 'Miracolo a Milano', 'Il tetto', 'Umberto D' e 'Il giardino dei Finzi Contini'. Tutti capolavori che non tornano piu' e nessuno potra' piu' rifare". Ecco perche' il figlio di De Sica piu' che parlare di remake di uno dei tanti film del padre vedrebbe meglio un film nuovo di zecca, ma sempre su quel periodo, ovvero quello che va dalla fine degli anni '40 all'inizio degli anni '50, in cui l'Italia soffriva ed era maltrattata, "proprio come continua ad accadere oggi, anche se in maniera diversa", dice.

(www.adnkronos.com, 13/11/09)



postato da: corsaroazzurro alle ore 00:15 | Link | commenti
categoria:cinema, tv , vittorio de sica
venerdì, 13 novembre 2009

magnani7Dal 17 al 22 novembre si svolgerà al Cinema Odeon di Firenze (in piazza Strozzi) la 31^ edizione del Festival Internazionale di Cinema & Donne, diretto da Paola Paoli, coadiuvata da Maresa D’Arcangelo. Il titolo di quest'anno è The Lucky Power: al centro dell'evento vari percorsi sul nuovo potere delle donne di raccontare per storie e immagini.

Quaranta i film proiettati e venti le registe presenti al festival, che racconterà il Marocco con l’anteprima nazionale Number One, "la scoppiettante e provocatoria commedia firmata da Zakia Tahiri (presente a Firenze) sulle relazioni uomo-donna in un Marocco all’ombra della nuova “moudawana” (nuovo codice di famiglia) che riconosce alle donne cittadinanza e parità di diritti".

Il mondo della moda sarà descritto dall’anteprima europea de L’abito di domani di Giovanna Gagliardo: "dalle scarpe alle calze, dallo smoking al tailleur, dai jeans agli stracci di lusso, la regista racconta la storia appassionante della moda nel nostro paese attraverso le immagini preziose dell’Istituto Luce".

Tra le anteprime del Festival Il Canto delle spose della regista israeliana Karin Albou, storia di un’amicizia tra due ragazze, l’una araba e l’altra ebrea, che vince sull’orrore della guerra, in collaborazione con la Archibald Film.

“Ogni anno, a Firenze – pone l’accento Paola Paoli - si danno appuntamento non solo registe e sceneggiatrici da tutto il mondo, ma anche costumiste, fotografe, attrici, critiche cinematografiche. Il Festival internazionale di cinema e donne è un’occasione creata per sottolineare e incoraggiare il sempre maggior successo delle donne in un lavoro, fino a pochi anni fa, rigorosamente riservato agli uomini, ma anche per favorire la pluralità dei punti di vista e delle rappresentazioni del mondo, valorizzando differenze e culture nel territorio oggi più impervio della comunicazione”.

Il Festival proporrà un omaggio ad Anna Magnani e la tavola rotonda Focus: le donne del cinema italiano (promosso dalla Regione Toscana) con la presenza di venti registe donne presenti al Festival.

Il XII Sigillo della Pace, in collaborazione col Comune di Firenze, sarà assegnato per la fiction alla regista francese Sylvie Verheyde per il film Stella, film di formazione per le giovani generazioni; per il documentario verrà premiata la regista Barbara Cupisti per Vietato sognare, coraggioso documento sulla vita e sulle emozioni dei bambini israeliani e palestinesi.

La terza edizione del Premio Gilda sarà assegnata all’attrice Aissa Maiga. Negli anni il premio è stato dato ad Eleonora Giorgi, Anna Karina, Teresa Saponagelo.
(...)
Tutti i film sono in lingua originale con sottotitoli italiano

(cinefestival.blogosfere.it, 12/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 23:31 | Link | commenti
categoria:cinema, firenze, anna magnani
mercoledì, 11 novembre 2009

A Rimini per ricevere un premio dedicato a Fellini, il grande regista Sidney Lumet (da "Serpico" fino al recente "Onora il padre e la madre") parla a tutto campo: "E la nave di Fellini rivela come al cinema tutto sia falso; meglio, come tutto sia reale nella finzione". E sul caso-Polanski: "Autore magnifico. Lasciamo stare questa vicenda, perché è solo gossip". Lumet rivela: "Anna Magnani e Marlon Brando (insieme in "La pelle del serpente") non andavano molto d'accordo. Anna era un'attrice grandissima, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese..."

di Antonello Catacchio

180full-sidney-lumet“E’ il finale di E la nave va di Fellini. C’è quasi un primo piano dei personaggi, poi la macchina da presa si allontana, si vede la nave, tutto quello che c’è intorno, le luci, la macchina, le persone sul set. Una sequenza magistrale che rivela come al cinema tutto sia falso, meglio, come tutto sia reale nella finzione”. A raccontare la sua personale fascinazione per il cinema del regista italiano è Sidney Lumet un maestro del cinema hollywoodiano, sbarcato a Rimini per la cermimonia che lo vede protagonista in quanto la Fondazione Fellini gli ha assegnato il premio dedicato a Federico. Aldilà della retorica Sidney ha parole di sincero affetto e stima per il grande riminese che qui aleggia non come fantasma ma come presenza rintracciabile nei nomi delle vie, nei menu dei ristoranti, nei nomi dei cocktails dei bar che sciorinano titoli e immagini di Federico, oltre naturalmente all’attività della fondazione condotta da Vittorio Boarini e presieduta da Pupi Avati.

Lumet, regista di La parola ai giurati, Serpico, Quel pomeriggio di un giorno da cani, L’uomo del banco dei pegni sino al recentissimo Onora il padre e la madre è un vero autore di cinema, non si lascia trascinare su piani che non gli piacciono e su cui non vuole andare. Quando gli viene chiesto cosa pensi della vicenda Polanski, incarcerato in Svizzera con rischio di estradizione negli Usa, Sidney risponde “amo molto il cinema di Polanski, Roman è un regista eccezionale, magnifico. Lasciamo stare questa vicenda però, perchè se no diventa solo gossip”.
Ma qualcuno insiste cercando di luisingarlo “se è lei a parlare non è più pettegolezzo” e lui “fosse anche un genio a intervenire su questa vicenda sarebbe sempre un pettegolezzo”. Meglio farlo parlare dei suoi attori, praticamente tutti i grandi di Hollywood (Henry Fonda, Paul Newman, Al Pacino, Marlon Brando etc.) “è come una storia d'amore che parte con un grande incendio e si brucia in un attimo perché loro danno molto a me professionalmente e credo anch’io di dare molto a loro, così quando si finisce è davvero finita, non sono mico di nessuno”. Ma c’è un’eccezione “Sì, è Sean Connery, con lui ci si sente spesso e ci si vede quando viene a New York”. Sean e Sidney hanno lavorato insieme per La collina del disonore, primo film dopo  i diversi James Bond di Connery e per Affari di famiglia. Su Anna Magnani che ha diretto con Marlon Brando in La pelle del serpente da Tennessee William, Sidney ricorda che  "non andavano molto d' accordo. Anna era un'attrice grandissima e una donna molto forte, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l'impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese. Credo che la non conoscenza della lingua fosse come una barriera che le impedisse di far emergere le emozioni che voleva esprimere. Ma lei era una buona amica di Tennesse Williams, era consapevole che la parte era formidabile. E sapeva pure che Marlon sarebbe diventato una delle più grandi stelle del cinema. Comunque spero si sia divertita». Ha da ridire anche sul fatto che oggi si producano troppi fantasy al posto di film politici “non credo sia vero, prendete George Clooney e Matt Damon, girano la serie Ocean’s Eleven o quella di Bourne, ma investono i guadagni per realizzare film che sentono davvero importanti”.

Lumet ha cominciato come attore in teatro “non ero proprio bello, mi sembrava che il teatro fosse la mia strada”, poi ha cominciato a dirigere allestimenti teatrali nella tv degli anni ’50, dove si sono formati moltissimi registi che hanno fatto la storia del cinema perché allora tutto era in diretta, infine è approdato su grande schermo per l’insistenza di Henry Fonda. Ma nonostante il suo tirocinio televisivo Sidney ha firmato, nel lontano 1975, uno dei film più profetici e duri nei confronti della pervasività del piccolo schermo: Quinto potere. E quando gli viene chiesto come sia la situazione attuale nei confronti della tv lui replica convinto “è anche peggio di allora”. A 85 anni suonati però Lumet non ha voglia di smettere di lavorare ma non ha alcuna intenzione di parlare del film che ha in cantiere “sono troppo superstizioso per farlo”.


(www.affaritaliani.it, 09/11/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 01:07 | Link | commenti
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