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mercoledì, 29 aprile 2009
musica_per_immagini_3La Casa del Cinema a Villa Borghese ricordera' il grande regista Sergio Leone con un doppio appuntamento. Domani 20.o anniversario della sua scomparsa nell'anno nel quale ricorrono anche gli 80 anni dalla sua nascita, avra' inizio il primo importante tributo al regista con un incontro alle 17.30, condotto da Italo Moscati, con la presenza - insieme alla famiglia Leone - dell'Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma Umberto Croppi, di Ennio Morricone, Barbara Scaramucci, direttrice di Rai Teche, e Gianni Mina'. L'omaggio a Leone sara' introdotto alle 15.30 dal documentario C'era una volta il sogno americano di Sandro Lai e Daniela Piccioni, seguito da Sergio Leone: c'era una volta il cinema di Gianni Mina'. Si proseguira' alle ore 18.30 con una serie di contributi audiovisivi tra i quali, in anteprima assoluta, lo Speciale: Verdone racconta Leone prodotto da Sky Cinema, in onda il 3 maggio e che fa parte di una ricca programmazione della rete dedicata alla figura del grande regista. Nei giorni successivi, dal 1° al 3 maggio, verra' presentata la rassegna completa dei 7 film di Sergio Leone e il primo film da lui prodotto per Carlo Verdone, Un sacco bello. Durante la stagione estiva nel suo Teatro all'aperto la Casa del Cinema, da lunedi' 27 luglio a giovedi' 3 settembre 2009, rendera' omaggio a Ennio Morricone con la presentazione di 25 film musicati dal grande compositore. L'evento si aprira' il 27 luglio con la proiezione, fino al 3 agosto, dei 6 film diretti da Leone e musicati da Morricone, a testimonianza dell'importante sodalizio artistico tra due grandi figure del cinema italiano.

(www.adnkronos.com. 29/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:34 | Link | commenti
categoria:italia, america, cinema, roma, oscar, hollywood, ennio morricone, sergio leone, carlo verdone
martedì, 28 aprile 2009
SergioLeoneVent'anni fa moriva Sergio Leone, ucciso da un attacco di cuore mentre preparava un film sull'assedio di Leningrado nella Seconda Guerra Mondiale. Tema inusuale per lui, che ha legato il suo nome al genere degli "spaghetti-western", ma fino a un certo punto, perche' in fondo quella storia d'amore tra un giornalista americano e una ragazza russa, con un certo profumo di "Reds", aveva tutte le caratteristiche del suo cinema: l'avventura, l'epopea storica, gli spazi infiniti e i ritmi sospesi. Del resto per lui il cinema era favole per adulti. Non a caso i titoli di due delle sue opere principali iniziano con il classico "C'era una volta". Il West e l'America: i suoi grandi amori. In questo riconoscimento della funzione modestamente catartica e piacevolmente didascalico-allegorica del cinema seguiva il modello di molti dei suoi maestri ideali: John Ford, Alfred Hitchcock, Federico Fellini, Vittorio De Sica, lo stesso Steven Spielberg, e Charlie Chaplin sopra tutti. Al cinema Leone, nato nel '29, giunse prestissimo. Il padre, Vincenzo, fu regista del cinema muto e, con il nome di Roberto Roberti, giro' quasi tutti i film di Francesca Bertini (anche la madre, Bice Valerian, era attrice). Lui imparo' ai tempi del genere "Peplum" (i film sugli antichi romani e sulla mitologia greca) le arti della sceneggiatura e della fotografia. Divenne presto capace di risvegliare nel cuore degli spettatori il senso mitico del grande cinema. Senz'ombra di presunzione intellettuale, intendeva la regia come un mestiere, non solo ma anche un mestiere. Nella sua biografia otto film (sorprendentemente pochi, eppure sufficienti a farne un autore famoso in tutto il mondo).
18465506Nel suo stile una lunga serie di peculiarita': amava i movimenti di macchina e prediligeva i tempi amplificati. Non a caso il suo cinema e' stato definito barocco. Piuttosto era iperrealismo discreto. Di certo non voleva essere solo il padre dello spaghetti-western. Questa etichetta gli e' stata attribuita tardi, assieme ai tardivi riconoscimenti e pentimenti di una critica che, all'inizio, lo aveva maltrattato. Del western all'italiana, Leone e' stato semmai il Pigmalione, quello che lo ha fatto crescere, che ne ha rivelato le possibilita' e le ragioni segrete.La possibilita' di sfruttare l'amore popolare per un genere popolare e amato sulla via del tramonto, di divertirsi con i generi, di riempire il western con la suspence del poliziesco, di nutrirlo di umori e di allusioni al reale, di giocare con le metafore per costruire delle strutture esemplari di fiaba moderna. E la ragione segreta come ci confermera' la storia cinematografica di Leone, che consiste nell' amore per l'America, per la sua cultura, per il suo epos, come e' stato sognato e guardato da lontano da una intera generazione di italiani. Quando parlano dei loro debiti nei confronti del cinema italiano molti nuovi registi, e non solo americani, che si chiamino Coen o Tarantino (ma anche Coppola, Lucas e Spielberg) dopo il doveroso omaggio a Fellini quasi sempre fanno il nome di Sergio Leone. Scorsese ha dichiarato di aver visto 150 volte "C'era una volta il West".
onceuponatimeinthewestChe Leone sia stato un anticipatore non c'e' dubbio, che sia stato il primo regista postmoderno non lo si scopre ora ma lo ha affermato anche uno del ramo come Jean Baudrillard. Ma il cinema di Leone e' stato anticipatore non solo di stili ma anche di rapporti col pubblico e strategie commerciali: dopo "Per qualche dollaro in piu'" il suo produttore Alberto Grimaldi procede con un'operazione inedita nel cinema italiano, un sondaggio demoscopico per capire se il western interessa ancora: l'80% degli intervistati risponde di si' e il budget di "Il buono il brutto il cattivo viene triplicato". Nasce soci' l'indagine demoscopica di mercato applicata al box office. Risultato: il secondo western dura 30 minuti piu' del primo, il terzo e' gia' di tre ore. "C'era una volta il west" dura un po' meno (salvo scoprire dieci anni dopo la morte di Leone una quarantina di minuti "scomparsi"). E forse l' ultimo progetto su Leningrado rimase vittima anche della sua ampiezza.

(www.agi.it, 28/04/09)

Ci manchi inimitabile maestro...

lunedì, 27 aprile 2009
78021742_952de673d1Chiude in bellezza la rassegna Sguardi Persol sul cinema con la proiezione del film "La grande guerra" di Mario Monicelli, che ha registrato il tutto esaurito al cinema Farnese-Persol stamani a Roma. Dopo il film l'incontro con il maestro Monicelli e il pubblico accorso numeroso.
  Insieme al regista sul palco erano presenti anche Carlo Vanzina, Citto Maselli, Luciano Emmer e Alex Infascelli che hanno voluto omaggiare con la loro presenza uno dei capolavori della storia del cinema italiano che proprio quest'anno compie mezzo secolo. A coordinare l'incontro il critico Steve Della Casa. Un incontro di generazioni diverse quello cui si e' assistito: Monicelli (classe 1915), Emmer (1918), Maselli (1930), Vanzina (1951) e Infascelli (1967). Tutti accomunati dallo stesso amore per il cinema e dalla profonda ammirazione per il regista toscano. "Un film che prima ancora che venisse girato suscito' scalpore e polemiche - osserva Della Casa - La stampa italiana si scaglio' contro il progetto di questo film perche' si temeva che ne uscisse fuori un ritratto canzonatorio e comico sul primo conflitto mondiale che fino ad allora era un evento storico intoccabile. Nonostante queste polemiche questo film vinse nel 1959 il Leone d'oro a Venezia ex-aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini. E il merito del film di Monicelli sta proprio nell'aver portato sul grande schermo la verita' della storia permettendo al grande pubblico di venire a conoscenza di cosa era stata veramente la prima guerra mondiale". Monicelli, arrivato con un leggero ritardo perche' febbricitante, ricorda che il film "suscito' molte polemiche"; "ma sinceramente - aggiunge - io non pensavo che avrebbe creato cosi' tanti problemi. Del resto la mia fama e quella di Age e Scarpelli era talmente bassa che quando i giornalisti seppero che ci saremmo occupati di un film sulla prima guerra mondiale insorsero. Avevano paura che essendo noi il trash del cinema italiano avremmo gettato nell'immondizia anche questo grande evento. I giornali cominciarono a nutrire riserve e sollevare polemiche. Anche Andreotti che era stato contattato da Dino De Laurentiis per una consulenza sulle divise e sugli armamenti da usare nel film all'inizio si era dimostrato favorevole ad aiutarci ma poi in seguito al polverone che ne era venuto fuori si ritiro' per non andare contro il malumore generale. Sono felice pero' che nonostante le polemiche De Laurentiis (e in questi frangenti si vedono i veri grandi produttori) non si arrese e pur con un aggravio di spese decise di portare avanti al progetto. A Venezia fu accolto dal pubblico molto bene. Anzi direi trionfalmente. Dalla stampa invece non benissimo".
  L'incontro si conclude con una sorpresa al maestro: dal pubblico si alza Babak Karimi, cineasta di origine iraniano che ha portato in regalo a Monicelli il remake iraniano di Guardie e ladri girato negli anni Sessanta dal padre di Babak, Nosrat Karimi.

(www.agi.it, 26/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 17:47 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, roma, commedia, mario monicelli, carlo vanzina, alberto sordi
lunedì, 27 aprile 2009
pasoliniMa Pasolini ha vissuto più nel sacro o nel profano? La domanda se l’è posta la giornalista Marzia Apice. Che si è data risposta in un libro, appena sfornato dalla casa editrice Bibliopolis. Se siete tra quelli che provano un certo frizzicore nel riesumare pellicole del calibro de “La Ricotta”, “Il Vangelo Secondo Matteo”, “Teorema”, “Edipo Re” e “Che cosa sono le nuvole?”, segnatevi in agenda l’incontro: con ingresso libero.

Perché di questo si parlerà giovedì 7 maggio nella sala Kodak della Casa del Cinema, largo Marcello Mastroianni 1 (ore 18). Ci saranno Roberto Faenza, Fabio Ferzetti, Carlo Lizzani e Giuseppe Piccioni a presentare il libro “Le visioni di Pasolini" Immagini di una profezia” che s’è posto un obiettivo, raggiunto. Dato per ingrediente base il quadro generale sulla figura del celebre regista friulano, il segreto della gustosa ricetta è nell’aver indagato nella poetica autoriale di Pasolini. A questo punto un’altra domanda sorge spontanea: ma Pier Paolo Pasolini, ha subìto l’influenza della cultura classica?

In attesa di trovar risposta, il libro rende omaggio alla grande capacità profetica di Pasolini che, con la sua attività di saggista, poeta e regista ha compreso con lucida intuizione, quando ancora era impensabile immaginarle, le future trasformazioni sociali, culturali e politiche della società. “Ho detto che faccio il cinema per vivere secondo la mia filosofia – scriveva un Pasolini costantemente in rivolta – cioè la voglia di vivere fisicamente sempre al livello della realtà, senza l’interruzione magico-simbolica dei segni linguistici”.

(www.06blog.it, 26/04/09)

postato da: corsaroazzurro alle ore 17:43 | Link | commenti
categoria:italia, libri, cinema, roma, neorealismo, pier paolo pasolini, marcello mastroianni, alberto sordi
giovedì, 23 aprile 2009
400-titoli-della-titanus-distribuiti-da-01-104939La corazzata Titanus. Per la prima volta in Dvd, o totalmente inediti in Home Video, circa 400 titoli della piu' antica casa cinematografica italiana saranno distribuiti da 01 distribution. Si parte domani, 22 aprile, con la collana ''Italiani da Culto - I grandi maestri del nostro cinema'': dalle commedie ''storiche'' di Monicelli e Magni ('L'armata Brancaleone' e 'Scipione anche detto l'africano'), passando per le frenesie sentimentali di una giovanissima Catherine Spaak ('I dolci inganni' di Alberto Lattuada e l'inedito 'La bugiarda' di Luigi Comencini, all'epoca dell'uscita nel 1965 vietato ai minori di 14 anni), fino al gelido thriller 'Anima persa' di Dino Risi, tratto dal romanzo di Giovanni Arpino, ambientato a Venezia (non nella Torino del libro) e interpretato da un Vittorio Gassman ''sulla corda tesa di un istrionismo di alta scuola'' (il Morandini - Dizionario dei film).

Collana che nei mesi successivi sfornera' altri Risi d'annata ('Caro papa'', 'Poveri milionari', 'Belle ma povere', 'Tolgo il disturbo', 'L'ombrellone', 'Telefoni bianchi' e 'Vedo nudo', inediti in home video, poi 'Primo amore' e per la prima volta in Dvd 'Poveri ma belli' e 'Il segno di Venere'), e grandi classici come 'Rocco e i suoi fratelli' di Luchino Visconti e 'Dramma della gelosia' di Ettore Scola.

Nel corso dell'anno, poi, e' previsto l'arrivo di altre collane: una - ''80's Le commedie piu' brillanti'' - dedicata alla commedia anni '80 (9 film, tra cui gli inediti 'Bonnie e Clyde all'italiana' di Steno, 'Cuori nella tormenta' di Oldoini, 'Pappa e ciccia' di Neri Parenti, 'Vai avanti tu che mi viene da ridere' di Giorgio Capitani), una - ''Studio '70'' - dedicata alle produzioni anni '70 (10 titoli, tra i quali l'inedito 'Come perdere una moglie e trovare un'amante' di Pasquale Festa Campanile e il Bud Spencer diretto da Steno in 'Piedone a Hong Kong', 'Piedone d'Egitto', 'Piedone l'africano' e 'Piedone lo sbirro') e due monografiche, su Dario Argento e Tomas Milian, il primo regista di 'Tenebre', 'Phenomena', 'L'uccello dalle piume di cristallo', 'Il gatto a nove code' e il secondo protagonista per Bruno Corbucci in 'Delitto a porta romana', 'Squadra antifurto', 'Squadra antigangster', 'Squadra antimafia' e 'Squadra antitruffa'.

(www.adnkronos.com
, 21/04/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 20:47 | Link | commenti
categoria:cinema, dvd , mario monicelli, luchino visconti, dino risi, ettore scola, luigi magni
lunedì, 20 aprile 2009
di Roberto Gervaso

20090420_clipboard01È l’ultimo grande patriarca del grande cinema italiano. Un patriarca di novantaquattro anni che ne dimostra venti di meno, e vive come un saggio che ama la solitudine.Un saggio solitario, ma non misantropo, spietatamente sincero e ironicamente paradossale.
Vive, anche lui di ricordi, ma niente intorno, nel suo lillipuziano appartamento nel cuore del cuore di Roma, li risuscita. A parte i due leoni d’oro, che distrattamente m’indica come se non fossero d’oro (e non lo sono). Mario Monicelli ha una memoria inesorabile e un’amabilità incantevolmente rispettosa.

E’ vero che è figlio d’arte?
«Mio padre, giornalista famoso, fondò la prima rivista di cinema: Lux et umbra».
Ed è vero che lei debuttò sul set come ciacchista?
«Sì. Battevo con l’assicella contro la tavoletta che segnava l’inizio di una ripresa cinematografica».
Il suo primo giro di manovella come regista?
«Un cortometraggio per i Littoriali della cultura nello scorcio degli anni Trenta».
Quanti film ha firmato come regista?
«Sessantacinque, compresi quelli a passo ridotto».
E come sceneggiatore?
«Con Gentilomo, regista ebreo negli anni Trenta. Ero anche suo assistente».
Che genere di film?
«Un giallo con Umberto Melnati e Maria Mercader, spagnola, seconda moglie di De Sica».
Rivede i suoi film, almeno i più famosi: I soliti ignoti, Guardie e ladri, Un borghese piccolo piccolo, L’armata Brancaleone, La grande guerra?
«A volte sì; a volte no. M’infastidiscono gli stacchi pubblicitari».
Conserva i copioni dei suoi film ?
«Non conservo niente. Nemmeno le foto».
Deve il successo più alla critica o al pubblico?
«Per l’ottanta per cento al pubblico; per il venti, alla critica. All’inizio, gli autori della commedia all’italiana furono ignorati. Solo dopo gli elogi e gli applausi dei francesi spopolarono nei cinema».
I suoi maestri, se ne ha avuti?
«Oltre a Gentilomo, Camerini e Blasetti».
I suoi allievi?
«Non sono così presuntuoso da rivendicare un magistero».
Cos’è stato per il cinema di Fellini?
«Stranamente, pur non essendo neorealista, la critica lo ha sempre celebrato. Ma che immaginazione».
E Rossellini?
«È diventato un’icona. Grande successo però lo ebbe solo con Roma città aperta».
E De Sica?
«Che attore, che autore, che regista. Sciuscià, il suo primo film del dopoguerra, furoreggiò negli Stati Uniti».
E Visconti?
«Nessuno, forse, ha dato più rigore al nostro cinema e teatro. Era l’antitesi della trasandatezza e dell’improvvisazione. Aveva un grande rispetto per il lavoro ed era di un perfezionismo implacabile».
E che cosa è stato per il cinema italiano?
«Sono stato autore, sceneggiatore, regista della commedia italiana, così diversa da quella americana e da quella francese. Ho sempre cercato di raccontare storie tragiche con toni ironici. Il macabro, la vista di un cimitero, in certe situazioni, fanno sorridere. O, addirittura, ridere».
Il cinema è stato più talento o mestiere?
«Un po’ questo, un po’ quello. Sono come la forma e la sostanza. Diceva D’Annunzio “Se la forma è perfetta, lo è anche il contenuto”».
Il cinema deve lanciare messaggi?
«Mai. E nemmeno la letteratura. Le risulta che nell’Iliade e nell’Odissea Omero abbia lanciato messaggi?».
Cosa rende un film di culto?
«Nell’immaginario collettivo, il film che dopo anni continua ad esercitare sul pubblico l’appeal del debutto. Quando diventa un classico».
Cosa è stata la commedia all’italiana?
«Un grande momento che mostrò un’importante realtà».
Quale realtà?
«Quella di un’Italia drammatica, squallida, corrotta, raccontata ed evidenziata dalla commedia all’italiana».
Che cosa resta di questa povera Italia?
«Quella buona, quella onesta».
Quale Italia lei ha voluto rappresentare nei suoi film?
«Un popolo di arruffoni, d’intrallazzatori, di pressappochisti, di menefreghisti, di gente che tira a campare pensando solo a fare ciccia per sé e per i propri cari. Un popolo che accomoda tutto, si accontenta di tutto, senza principi, senza morale, senza carattere».
La più dramamtica delle sue commedie all’italiana?
«La grande guerra».
Perché?
«Per i due protagonisti. Due vigliacchi che muoiono coraggiosamente. Gassman perché offeso dai nemici. Sordi perché vuole emularlo».
Da cosa nasce la risata?
«Da un contrasto improvviso, dalla soluzione inaspettata di un fatto che sembrava senza via di scampo».
La risata è sempre aggressiva?
«La risata sa di dileggio, soprattutto se intrisa di sarcasmo. Ed è anche vile».
Perché?
«Perché infierisce sul vinto».
E da cosa nasce il sorriso?
«Dall’ironia. Sempre ispirata da un sentimento gentile».
Jules Renard, nel suo stupendo Diario, la definì il ”pudore della verità”
«Bella».
Perché tanto turpiloquio nel cinema d’oggi?
«Perché fa successo».
Solo per questo?
«Direi proprio di sì. Come la pornografia».
E’ sempre stato soddisfatto dei suoi film?
«Sempre, forse no. Qualcuno talvolta mi ha lasciato perplesso».
La fase più difficile nella confezione di un film?
«Per quanto mi riguarda, il tono».
Cioè?
«Quello che Verdi chiamava la tinta del Rigoletto, della Traviata, dell’Aida. Io lo chiamo il pedale giusto da pigiare. Se lo sbagli o lo pigi male (troppo o troppo poco) non ottieni il risultato voluto».
Le doti di un regista?
«Innanzitutto, la capacità di fantasticare, di immaginare».
Altre doti?
«La capacità di tenere in mano la situazione e la troupe. Il regista è come il comandante di una nave che deve saper sfidare i tifoni».
Quando un regista diventa un grande regista?
«Quando raggiunge meglio degli altri questa coralità».
Si può fare un buon film con un mediocre regista?
«No. Come non lo si può fare senza un buon sceneggiatore».
E si può fare un mediocre film con un ottimo regista?
«Sì. E sempre con un buon sceneggiatore».
Era più libero il regista ai suoi tempi o è più libero oggi?
«Certamente, ai miei tempi. Allora il cinema tirava, come si dice, molto. In Italia se ne producevano circa duecento all’anno».
I maestri del cinema americano del Novecento?
«Buster Keaton, Wilder, Chaplin, Capra e Ford (con che ironia e con che pacatezza di toni descriveva i grandi spazi e vi ambientava le sue storie».
Il produttore ideale?
«Quello che ama il cinema, che legge, capisce ciò che gli proponi…».
E che ti fa anche buone offerte economiche?
«Badando non solo al successo di cassetta, al profitto, ma anche al valore artistico del film in cui ha investito il proprio denaro».
L’attore ideale?
«Chi ama trasformarsi. Al vero attore piace diventare un altro e immedesimarsi nel ruolo. Il vero attore non recita».
L’attore deve essere necessariamente intelligente?
«Penso di sì. Perché è un truffatore, un ingannatore, senz’anima. Lo sa che nel Settecento gli attori venivano sepolti in terra sconsacrata?».
Come si lavorava con Totò?
«Era un grande professionista. Ma c’era in lui un’anima sotterranea. Era una specie di Pulcinella inquietante».
Com’era Sordi sul set?
«Amava diventare un altro e lo diventava dentro. Senza bisogno di parrucche e parrucchini. Con pochissimi tratti si trasformava».
Hollywood non l’ha mai tentata?
«No. Pur se era, ed è, una grande vetrina, anche economica. Quanti registi italiani hanno accettato proposte dai produttori hollywoodiani? Le parlo di registi, non di attori. E sa perché?»
Perché?
«Perché i nostri registi, quelli bravi, fanno solo ciò che conoscono e sanno fare al meglio».
Com’è arrivato a novantaquattro anni?
«Vivendo solo»
Ma la solitudine non sempre è una buona compagnia
«Nel mio caso, lo è stata, e lo è. Ti tiene sempre in esercizio».
In che senso?
«Nel senso che devi fare tutto da te: tenere in ordine la casa, fare la spesa, cucinare. Sa cosa si rischia se si vive in famiglia?»
Di essere seguito e, in caso di necessità, accudito
«No: si rischia il rincoglionimento su una sedia a rotelle. La famiglia, mi creda, accorcia la vita».
Solo i vent’anni hanno le ali?
«No, le puoi mettere anche a settanta. Certo, a vent’anni, è più facile spiccare i grandi voli».
Meglio vivere bene o vivere a lungo?
«Vivere bene».
Con che animo guarda al passato?
«Sono soddisfatto del mio passato, anche se non mi sono state risparmiate sofferenze e lutti. Non mi scambierei con nessuno».
Come vive il presente?
«Abbastanza bene perché il mondo, l’Europa, l’Italia, viste da casa mia, m’interessano ancora molto».
Il futuro la sgomenta?
«No. Non credo all’aldilà, alla vita eterna. Vorrei essere politeista».
Come passa la giornata?
«La mattina mi alzo piuttosto tardi e sempre malvolentieri. Potrei stare a letto anche ventiquattro ore, ascoltando musica e leggendo libri che m’interessano».
Il suo più adorabile difetto?
«Il narcisismo, temperato dall’ironia. Quel che faccio e dico, lo faccio e lo dico a mio vantaggio».
La sua più insopportabile virtù?
«Riconoscere, sempre per narcisismo, i miei torti. Una forma, se vuole, di ostentazione».
Le persone che più ha amato e che ama?
«Mio padre e due, tre donne».
Vale più l’entusiasmo dei giovani o l’esperienza degli adulti?
«Ma i giovani non hanno più entusiasmi. Non vogliono soffrire e faticare e cercano rifugio nella droga».
Perché tanto conformismo fra i giovani?
«I giovani sono sempre stati conformisti. Preferiscono appartenere al loro gregge che ubbidire ai genitori e seguirne i buoni consigli».
Le piace questa Italia?
«E come potrebbe? È quella di sempre. Quella di Metternich che la definì “espressione geografica”. Quella di Dante nel Purgatorio: “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello”».
Lei è sempre stato di sinistra. Si riconosce in quella attuale?
«Sono sempre stato di sinistra, ma in questa non mi riconosco. È tutto un camuffamento dell’Idea per esibirsi nei vari talk-show. Tutti sono sempre in campagna elettorale, litigano nel salotto di questo o di quel conduttore, poi, a telecamere spente, tutti insieme in trattoria».
Cosa non le piace di questa destra?
«La sua illusione che l’Italia sia ormai pronta per essere governata in modo intelligente da un gruppo di benpensanti».
Cosa rimprovera alle femministe?
«Di avere tradito».
Tradito che cosa?
«Nel 1968 finalmente si liberarono dell’antica, anacronistica sudditanza al maschio. Poi, quando si andò a votare, votarono per i vecchi partiti».
Una sua vecchia amica, Luciana Castellina, ha detto che lei è “cattivissimo”.
«L’ha detto in modo affettuoso»
Cosa intendeva?
«Inflessibile e intransigente, non solo sul set, ma anche nella vita privata».

(www.ilmessaggero.i, 20/04/09)
sabato, 18 aprile 2009
Stasera alle 21 in Sala Sinopoli si esibiranno Gino Paoli, Danilo Rea in "Cinema Songs".

stageandspectacle_cc_03Canzoni nel Cinema», un viaggio emozionante alla riscoperta delle grandi canzoni legate al cinema di ieri e di oggi. Gino Paoli e Danilo Rea insieme a un ensemble eccezionale composto da Marco Tamburini, Marcello Sirignano, Franco Testa, Ellade Bandini e da Diana Torto danno vita a un percorso musicale inedito e unico nel suo genere. Dai leggendari anni Trenta, stagione d'oro del film musicale americano, attraverso le canzoni del cinema francese, fino al cinema italiano. Con un omaggio speciale ad Anna Magnani, di cui ricorreva lo scorso anno il centenario della nascita. Canzoni intramontabili, da Ennio Morricone rivisitato in chiave jazzistica a Henry Mancini, per poi passare a Piccioni e Trovajoli, l'omaggio a Nino Rota fino al gran finale con Casablanca e un commovente omaggio di Gino Paoli all'amico Luigi Tenco.
postato da: corsaroazzurro alle ore 12:42 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, roma, teatro, canzone, anna magnani
lunedì, 13 aprile 2009
Solidarieta' da Accademia cinema italiano- Premi David Donatello

Solidarieta' dall'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello a tutti i cineasti abruzzesi. Promossa una raccolta di materiale tecnico cinema (cineprese, microfoni, pellicole etc.) per venire incontro alle necessita' pratiche di tutti i cineasti della regione duramente colpita dal terremoto. Chi vuole collaborare potra' inviare il materiale direttamente agli uffici dell'Accademia del Cinema Italiano in Via di Villa Patrizi 8, Roma.
postato da: corsaroazzurro alle ore 21:13 | Link | commenti
categoria:cinema
domenica, 12 aprile 2009
1GLORIOSO













postato da: corsaroazzurro alle ore 04:11 | Link | commenti
categoria:
martedì, 07 aprile 2009

L'IIC di Ljubljana dedica una rassegna a Totò e Anna Magnani.  In programma dal 7 al 30 aprile

risate2Ljubljana - Quella dal 7 al 30 aprile sarà una ricca rassegna cinematografica dedicata a due grandi interpreti del cinema italiano: Totò e Anna Magnani. Capaci di raccontare con saggia maestria la Napoli e la Roma di sempre, il principe della risata, grande maschera della Commedia dell'arte e la Nannarella nazionale, unica e bellissima attrice che ricevette il Nastro d'Argento on Roma, città aperta, primo di una lunga serie di premi e riconoscimenti che giunge fino all'Oscar per La rosa tatuata, e che la consacra anche a livello internazionale.

L'evento sarà presentato dall'Istituto Italiano di Cultura in Slovenia in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e con la Slovenska Kinoteka.

L'evento prevede la proiezione di film selezionati tra i lavori dei due grandi attori con la presentazione di due pellicole al giorno per un totale di 30 proiezioni.

La serata inaugurale di domani 7 aprile alle ore 20 vedrà l'esibizione del gruppo musicale di Alessandro Di Puccio in un concerto dal titolo Nannarella e il Principe, con canzoni tratte dal repertorio di Anna Magnani e di Totò: con a seguire la proiezione del film Totò al giro d'Italia, di M. Mattioli.

Il repertorio musicale si articola attraverso la riproposta delle più celebri canzoni interpretate dalla Magnani (Nannarella per gli amici) e da altre canzoni di cui il Principe Antonio De Curtis, in arte "Totò"  scrisse le liriche.

Il concerto prevede inoltre l'esecuzione di alcuni brani originali di Alessandro Di Puccio che costituiranno il sottofondo musicale per l'interpretazione di una delle più celebri liriche di Totò: 'A Livella

Nel corso della rassegna inoltre, il giorno 10 aprile, verrà proiettato, per gentile concessione di Liliana e Diana De Curtis, il documentario Un principe chiamato Totò, già presentato in anteprima all'ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, mentre martedi' 21, prima del film Bellissima verrà proposto al pubblico il documentario Ciao Anna dedicato ad Anna Magnani, per la gentile concessione delle Edizioni Interculturali di Roma.

(www.newsitaliapress.it, 06/07/09)
postato da: corsaroazzurro alle ore 14:57 | Link | commenti
categoria:italia, cinema, teatro, commedia, neorealismo, totò, anna magnani