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Mario Camerini (MOLTI SOGNI PER LE STRADE, SUOR LETIZIA)
Renato Castellani (NELLA CITTA' L'INFERNO)
George Cukor (SELVAGGIO E' IL VENTO)
Vittorio De sica (TERESA VENERDI')
Federico Fellini (ROMA)
Alfredo Giannetti (1943: UN INCONTRO, LA SCIANTOSA, L'AUTOMOBILE, CORREVA L'ANNO DI GRAZIA 1870)
Nanni Loy (MADE IN ITALY)
Sidney Lumet (PELLE DI SERPENTE)
Daniel Mann (LA ROSA TATUATA)
Mario Mattoli (ASSUNTA SPINA)
Mario Monicelli (RISATE DI GIOIA)
PierPaolo Pasolini (MAMMA ROMA)
Jean Renoir (LA CARROZZA D'ORO)
Gennaro Righelli (ABBASSO LA MISERIA, ABBASSO LA RICCHEZZA)
Roberto Rossellini (ROMA CITTA' APERTA, L'AMORE)
Luchino Visconti (BELLISSIMA, SIAMO DONNE)
Luigi Zampa (L'ONOREVOLE ANGELINA)
  
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lunedì, 31 marzo 2008
Una sala per Anna Magnani

F00949La sala cinematografica di Palazzo Farnese diventa 'Sala Anna Magnani'. In occasione dell'anniversario della nascita di una delle attrici piu' amate del cinema italiano, l'Ambasciatore di Francia in Italia, Jean-Marc de La Sablie're, battezzera' col suo nome, venerdi' 4 aprile, la sala di Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia in Italia e da anni un punto d'incontro e di scambi tra cinema francese e cinema italiano.
La Magnani d'altronde e' un simbolo, una protagonista delicata e fiammeggiante, non solo per il cinema italiano: e' nel pantheon del cinema mondiale. E se ha recitato piu' volte in "Campo de' fiori" e nei dintorni di Palazzo Farnese per i piu' importanti registi italiani ha anche prestato il suo talento a dei registi francesi di primo piano, come Jean Cocteau o Jean Renoir. Con questo gesto l'Ambasciata di Francia in Italia intende dunque rafforzare il legame cinematografico tra Italia e Francia, di cui Anna Magnani rimarra', per sempre, una stella di prima grandezza.

(www.adnkronos.com, 31 marzo 2008)

postato da: corsaroazzurro alle ore 20:47 | Link | commenti
categoria:cinema, anna magnani
lunedì, 31 marzo 2008
DVD – “La peccatrice”, di Amleto Palermi

di Francesca Bea (del 31/03/2008)

Amleto Palermi affronta la difficile tematica della prostituzione e affresca con dimesso realismo e con commossa partecipazione il graffiante e scomodo ritratto di un’Italia inquieta e problematica. Maria Ferrante è una giovane sedotta e poi abbandonata, marchiata indelebilmente dal peccato, costretta al sacrificio e all’esclusione. Da Surf Video

la peccatriceAnno: 1940

Durata: 92’

Distribuzione: Cecchi Gori Home Video

Genere: drammatico

Cast: Paola Barbara, Vittorio De Sica, Gino Cervi, Umberto Melnati, Fosco Giachetti, Piero Carnabuci

Regia: Amleto Palermi

Formato DVD/Video: 1.33:1

Audio: italiano Dolby Digital 1.0 mono

Sottotitoli: italiano per non udenti

Extra:

 

IL FILM

Amleto Palermi affronta la difficile tematica della prostituzione e affresca con dimesso realismo e con commossa partecipazione il graffiante e scomodo paola barbararitratto di un’Italia inquieta, problematica, ben lontana dall’immagine, addomesticata e sterilizzata dalla propaganda fascista, di una società priva di contraddizioni. Sceneggiato da Luigi Chiarini, Umberto Barbaro e Francesco Pasinetti, La peccatrice è la storia di una giovane sedotta e poi abbandonata, Maria Ferrante (Paola Barbara) è un corpo in fuga, marchiato indelebilmente dal peccato eppure ancora innocente, un corpo senza più possibilità di redenzione, costretto al sacrificio e all’esclusione. Maria lascia rivivere i fantasmi del suo passato e ripercorre tra il sogno e la veglia la sua esistenza. I brevi istanti di felicità vissuti - l’abbagliante chiarore che avvolge l’istituto dove mette al mondo il suo bambino, l’avvolgente e appassionato ballo durante il quale Pietro (Vittorio De Sica) le dichiara timidamente il suo amore – si alternano alla sua dolorosa caduta, fatta di speranze continuamente negate, in un universo moralmente ambiguo e corrotto. E risvegliatasi dal suo sonno tormentato, Maria si concede un’ultima, caparbia illusione, quella di poter ritrovare vita e riposo dalla sua sofferenza. Ma il suo vagare è l’inutile movimento di un corpo continuamente rifiutato, reso inaccettabile dalla sua diversità e per questo ricacciato ai margini, costretto alla solitudine e alla dannazione dal falso moralismo borghese di una società intollerante, la peccatricecinica ed egoista, che ha disperso ogni parvenza di solidarietà e di comprensione. L’universo cittadino, nel quale Maria cerca d’integrarsi, di ritrovare un nuovo candore, abbandonandosi prima al miraggio di una tranquillità familiare con Pietro e poi alla sommessa speranza di normalità, finisce per assumere le sembianze ambigue di un organismo tentacolare e pericoloso, avvolto da un’atmosfera cupa e opprimente, abitato da figure deboli, stanche e arrese, come Pietro, o squallide e prive di scrupoli, come Ottavio (Piero Carnabuci). E alla concretezza spoglia dello spazio urbano, Amleto Palermi contrappone il lirismo dell’idillio rurale, degli spazi aperti, luminosi e rassicuranti, di un’umanità ruvida, ma sincera e ancora capace di comprensione, di rispetto e di calore. L’universo contadino, che Maria attraversa nella rassegnata consapevolezza di non potervi appartenere, non è una dimensione salvifica contrapposta alla città come luogo di perdizione, non è uno spazio liberatorio al quale poter ancora aspirare, ma un paesaggio irraggiungibile, un altrove perduto nel tempo e senza una reale consistenza, che esiste solo come proiezione mentale delle speranze della protagonista.

 

la peccatriceIL DVD

La Surf Video continua nella riscoperta del cinema italiano. Il film di Amleto Palermi esce nella collana “Il Neorealismo”, in un’edizione assai scarna, purtroppo totalmente priva di contenuti speciali. L’assenza degli extra è in parte compensata dalla grande cura dedicata alla qualità del riversamento. Ottimo il lavoro di restauro che, a prescindere da qualche lieve sporcatura della pellicola e da una eccessiva sovraesposizione in alcune scene, restituisce in tutta la sua bellezza la fotografia di Vaclav Vich ed esalta il contrasto tra l’oscurità soffocante e minacciosa dello spazio cittadino e luminosità calda e rassicurante delle sequenze rurali, della lavanderia e dei rari momenti di serenità vissuti dalla protagonista. Perfetto anche il sonoro che, come il video, sembra non risentire del passaggio del tempo. L’unica traccia, in italiano monofonico, è perfettamente ripulita e sempre chiara.

(www.sentieriselvaggi.it, 31 marzo 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 18:59 | Link | commenti
categoria:cinema, dvd , neorealismo, vittorio de sica
sabato, 29 marzo 2008
Benevento: il fascino di Anna Nagnani arriva in città, intatto dopo 100 anni


“C’era tutto in quella faccia: la gioia, la tristezza, l’amore, il sesso, la passione, la maternità, la furia e la dolcezza, la forza e la tragedia, la vita e la morte”. Con queste parole Giuliatta Masina ricorda Anna Magnani, quel volto che era “lo schermo, lo schermo assoluto”. Ovvero l’immagine, essenza del cinema.

Ed è possibile leggere, sulla pagina ingiallita dal tempo, l’articolo originale apparso sul Messaggero nel settembre del 1993. Presso il cinema San Marco di Benevento, infatti, è stata inaugurata ieri pomeriggio la mostra fotografica dedicata all’indimenticabile "Nannarella" di Roma città aperta. 160 istantanee, manifesti, disegni e vecchi articoli: un percorso visivo che va dagli esordi ai riconoscimenti e successi della maturità che sarà possibile visitare fino al 10 aprile.

Invece, ad aprire la due giorni di proiezioni dei film della Magnani e dibattiti è stato il documentario di montaggio “Anna con noi” realizzato dalla regista Elfriede Gaeng in collaborazione con Luca Magnani, figlio dell’attrice. Entrambi presenti in sala e intervistati dal Quaderno.it. (vedi il video )

L’evento è stato promosso dall’associazione Cineclub Rosebud e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Benevento.

(www.ilquaderno.it, 28 marzo 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 12:19 | Link | commenti (1)
categoria:cinema, anna magnani
venerdì, 28 marzo 2008

Ricorre quest’anno il cinquantenario del trionfo de “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini agli Oscar. Insieme a “La strada”, “La dolce vita” e “8 ½“, di questo film superò gli incassi, si scrive la storia del cinema felliniano (e italiano) all’estero. Qualche nota sul film e sugli Oscar italiani nella storia, per ricordare l’evento.

di Sergio Lo Gatto

LOS ANGELES, 26 MARZO 1958. UNA NOTTE ITALIANA – Un anno memorabile, il penultimo dei gloriosi anni ’50. soprattutto se si sceglie come campo d’indagine la cerimonia degli Oscar® 1958, in cui l’Italia conquistò 5 nominations e una statuetta. Vittorio De Sica dà corpo e anima al Maggiore Alessandro Rinaldi nell’ “Addio alle armi” di John Huston e Charles Vidor e viene nominato all’ Oscar® per il miglior attore non protagonista. È invece per l’interpretazione del ruolo principale (Gioia) in “Selvaggio è il vento” di George Cukor che Anna Magnani viene candidata all’ambita statuetta. Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e  Federico Fellini (anche regista) scrivono “I vitelloni”, soggetto e sceneggiatura originali che meritano la nomination, ma il premio azzurro è per il Miglior Film Straniero, un altro gioiello della filmografia felliniana, “Le notti di Cabiria”, che resterà storico.
Qui tutti le nominations gli Oscar® vinti dagli italiani in 60 anni di premiazioni.

DALLA “STRADA” ALLA STRADA – “Che forza in quest’uomo, che dominio bonario della scena, che padronanza sicura e quale invenzione divertita!”, così scriveva di Fellini e del suo film François Truffaut ne “I film della mia vita” (1975).
Cabiria (Giulietta Masina), nome di origine romana già reso celebre dall’omonimo film muto, è una giovane donna povera che, per sopravvivere, è costretta a prostituirsi. Tuttavia, non sembra incarnare neppure alla lontana l’archetipo della “donna di strada”. O forse sì, ma a patto che quella “Strada” abbia la S maiuscola. Questo gioco di parole serve ad evidenziare quanti e quali collegamenti stilistici e narrativi esistano tra il personaggio di Cabiria e quello di Gelsomina, che la stessa attrice interpretava in un altro celeberrimo film di Fellini, “La strada”. Lì l’azione era incentrata su due protagonisti, il malinconico maschio Zampanò e la femmina candida e indifesa Gelsomina. In occasione del proprio definitivo distacco dal Neorealismo, Fellini aveva organizzato un completo reinserimento nel cinema di una realtà del tutto traslata, simbolica.
Se ne “La strada” Zampanò e Gelsomina rappresentavano due proverbiali “sassi con una funzione” (citando proprio il Matto del film), la loro casa viaggiante era un Carro di Tespi che ricordava gli attori de “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, quando scendono “Le notti di Cabiria” il compito di disegnare da zero una nuova realtà, forse ancora più simbolica, di certo più radicalmente felliniana, spetta a un solo personaggio chiave, la protagonista, una Giulietta Masina stavolta in panni dichiaratamente chapliniani.

LA POESIA DELLA NOTTE – Perché le “notti”? Perché è di notte che lavorano le prostitute, certo, ma anche perché è nell’oscurità dell’animo che un personaggio candido come quello di Cabiria, che fa di tutto per sembrare ciò che non è, si rivela, riceve le conseguenze di quella stessa rivelazione, ma finisce, tutto sommato, per avere la meglio sulle ingiustizie di un mondo cattivo. Un mondo pieno di orchi e draghi, dal mito del cinema Antonio Lazzari (Amedeo Nazzari), che si prende gioco di Cabiria promettendole una rosea vita nel suo “castello”, all’ipnotizzatore (Aldo Silvani), che la sbeffeggia in pubblico, fino al perfido Oscar (François Périer), che le promette una vita che non ha modo di esistere. Cabiria, completamente invaghita, e la sua disperazione, si gettano in un atto estremo, quello di vendere anche la baracca abusiva costruita con tanto sforzo, per poi non ricevere nulla in cambio. Oscar, irritato dalla povertà di questa donna piccola piccola, sarà sul punto di ucciderla, per vendicare un torto che, di nuovo, è solo morale, inferto a una moralità che non può esistere che in un “underworld” come quelli felliniani.

RIVALSA O ULTIMO VIAGGIO? – Ma il candore disarmante di Cabiria vince anche su uno spirito malvagio come quello di Oscar e la nostra eroina, malgrado tutto, si salva. Non è tuttavia semplice riprendersi da un così massiccio carico di delusioni. Eppure, come spesso accade, Fellini ci regala un finale dolce, indulgente. Come se, dopo tanto patire, esistesse una speranza di rivalsa. È di nuovo quella “poesia della notte”, quell’aura incantatrice che coinvolge tutti gli animali di questo circo, a creare il quale, ricordiamoci, contribuisce, oltre al grande Ennio Flaiano, anche uno sceneggiatore d’eccezione, Pier Paolo Pasolini, che di reietti speranzosi ne sa qualcosa.
Giulietta Masina in una scena de Le Notti di CabiriaL’epilogo è sempre la chiave dei film di Fellini, così volatili eppure così affilati, chiari, costanti nel loro contrapporsi alla realtà tout court. L’ultima delusione spinge Cabiria quasi a smettere del tutto i panni da piccola clown, quasi alla conquista del vero gesto supremo. È proprio su una sorta di (ancora notturno) “viale del tramonto” che Cabiria si imbatte in una comitiva di giovani che cantano, ballano e suonano in compagnia, mentre la campagna si avvia ad essere lo scenario finale.
Solo così Cabiria capisce di non essere più sola, solo così può salvarsi. E forse solo così può salvarsi buona parte del cinema italiano, rendendosi conto che quasi sempre la via salvifica non è neppure quella mediana, ma quella che, tra il sorriso di Masina ingenua, il suo pianto dolce e sommesso, la crudeltà di una realtà mai mascherata del tutto e la luce di quel futuro di vita nuova, c’è una quinta punta che riassume le altre completando la stella: quella di un’equilibrata consapevolezza.
Che poi quella via conduca davvero a una luce di speranza o che insegni semplicemente un metodo vincente per giocare con le ombre (come per Cabiria, che ha imparato a tramutarle in un mondo fantastico) è un’opinione che resta stretta al petto dello spettatore. Di certo si rimane preda delle note musicali, di certo una mano ti stringe la destra e una la sinistra, mentre il circolo/circo felliniano riprende a girare, per non smettere mai, in uno dei film che senz’altro hanno costruito un’epoca, del nostro come del cinema di tutto il mondo.


(www.fondazioneitaliani.it, 27 marzo 2007)

postato da: corsaroazzurro alle ore 08:19 | Link | commenti
categoria:america, cinema, oscar, federico fellini, anna magnani
giovedì, 27 marzo 2008
Benevento, ‘Bellissima sempre Anna’, appuntamento per ricordare la Magnani
Due giorni di proiezioni, mostre e dibattiti al cinema San Marco, per i cento anni della grande attrice italiana

Per i 100 anni dalla nascita di Anna Magnani, l’assessorato alla Cultura del Comune di Benevento ha promosso, insieme all’associazione Cineclub Rosebud, una due giorni dedicata alla grande attrice italiana. ‘Bellissima sempre Anna’, è il titolo dell’appuntamento che prevede, presso il salone espositivo del cinema San Marco, l’allestimento per due settimane di una mostra fotografica con 160 istantanee, manifesti e abiti di scena.

Inoltre, giovedì 27 e venerdì 28 marzo, saranno realizzate proiezioni, incontri e dibattiti dedicate all’attrice. L’accesso a tutti gli appuntamenti è gratuito.

Questo il programma dell’iniziativa:

Giovedì 27 Marzo
Ore 17:00
‘Ciao Anna’ di Elfriede Gaeng – Italia, 2004, 17 min.
Ore 17:30
‘L’onorevole Angelina’ di Luigi Zampa – Italia, 1947, 90 min.
Ore 19:15
Incontro con Luca Magnani, Italo Moscati, Elfriede Gaeng, conduce Marco Spagnoli.

A seguire saranno proiettate
-‘Abbasso la ricchezza’ di Gennaro Righelli – Italia, 1946, 93 min.
-‘Siamo donne’ episodio del film di Luchino Visconti – Italia, 1953, 20 min.

Venerdì 28 Marzo
Ore 17:30
‘Ciao, Anna’ di Elfriede Gaeng – Italia, 2004, 17 min.
Ore 18:00
‘La rosa tatuata’ di Daniel Mann – Usa, 1955, 117 min.
Ore 20:00
‘Pelle di serpente’ di Sidney Lumet – Usa, 1959, 135 min.
Ore 22:15
‘L’amore’ episodio del film di Roberto Rossellini – Italia, 1948, 25 min.


(lnx.82cento.it, 25 marzo 2008)
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categoria:america, cinema, commedia, neorealismo, anna magnani
giovedì, 27 marzo 2008
Cinema: una moneta per Anna Magnani
Da cinque euro, e' coniata in argento e con il fondo a specchio

Moneta-Anna-Magnani-ACelebrazione anche sul versante numismatico per il centenario della nascita di Anna Magnani, con una moneta commemorativa da cinque euro.Coniata in argento e con il fondo lucidato a specchio, la moneta (9 mila esemplari, prezzo di vendita di 42 euro) mostra, da un lato il volto della Magnani, e dall'altro una famosa scena del film 'Roma citta' aperta', quella in cui l'attrice corre dietro ad un camion di persone rastrellate per la deportazione.



(www.ansa.it, 25 marzo 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 00:06 | Link | commenti
categoria:cinema, neorealismo, anna magnani
martedì, 25 marzo 2008
21 marzo 1956 - 21 marzo 2008

52 anni fa Anna Magnani vince l'Oscar come miglior attrice protagonista nel film The rose tatoo (La rosa tatuata).

Un piccolo video-ricordo di quel magico momento


postato da: corsaroazzurro alle ore 13:14 | Link | commenti
categoria:america, cinema, oscar, anna magnani
martedì, 25 marzo 2008

Pelle di serpente. Omaggio alla diva nel centenario della nascita.

Anna Magnani (e Brando). Tutta la forza dello sguardo

di Paolo Mereghetti


Il centenario della nascita di Anna Magnani, il 7 marzo, non sembra aver innescato le celebrazioni che avevano accompagnato, l'anno scorso, gli anniversari di Visconti, Rossellini e Soldati. Non tirerei in ballo problemi di «maschilismo cinematografico » piuttosto il fatto che l'attrice italiana più grande (e la prima che vinse un Oscar da protagonista) non gode di quella popolarità diffusa che ormai guida le strategie di marketing dell'industria e (sempre più) anche della cultura.
È una piccola/grande vergogna il fatto che in Italia non sia disponibile in dvd la sua interpretazione più celebre, la Pina di Roma città aperta (che tra l'altro è anche il film fondante del neorealismo e della nostra «modernità» cinematografica), così come mancano all'appello Il bandito di Lattuada, Avanti a lui tremava tutta Roma di Gallone (una rilettura della resistenza in chiave operistica) o quella Rosa tatuata che nel 1957 le fece vincere l'Oscar. Ma è anche vero che Ripley's, Medusa e Dolmen/Cristaldi hanno pubblicato molti dei film da lei interpretati, da Campo de' Fiori ad Abbasso la miseria, da L'onorevole Angelina ad Assunta Spina, da Bellissima a Mamma Roma, da Nella città l'inferno a Risate di gioia.

Stimolati dal centenario, Fox e Columbia sono usciti in questi giorni con quattro altri film della Magnani, Pelle di serpente (dove recita accanto a un Marlon Brando di inquietante bellezza) e il trittico televisivo La sciantosa, 1943: un incontro e L'automobile.

 

Scritto e sceneggiato da Tennessee Williams, Pelle di serpente è un melodramma ambientato nel Sud degli Stati Uniti, dove invidia, violenza e odio si mescolano alla repressione e alla frustrazione sessuale. Nella prima parte il film, diretto da Sidney Lumet e fotografato in un affascinante bianco e nero da Boris Kaufman, denuncia gli anni e la derivazione teatrale, ma quando esplode la passione tra la malmaritata Magnani e l'inquieto Brando ci si dimentica di tutto, anche della differenza d'età tra i due attori — lei 52, lui 36 — e si resta incantati davanti alla prova di questi due autentici divi, davvero capaci di tener testa l'uno all'altro con la sola forza del loro sguardo, ardente e lampeggiante quello di lei, tagliente e obliquo quello di lui.

I tre film televisivi che Alfredo Giannetti diresse nel 1971 non sono certo tra le prove indimenticabili della Magnani, ma permettono di rivedere l'attrice che si misura con alcuni dei personaggi che hanno segnato la sua carriera: la canzonettista di varietà (La sciantosa), l'eroina della Resistenza (1943: un incontro) e la prostituta (L'automobile). A farle da «spalla» di lusso, ci sono rispettivamente Massimo Ranieri, Enrico Maria Salerno e Vittorio Caprioli.

(www.corriere.it, 10 marzo 2008)

 


postato da: corsaroazzurro alle ore 00:08 | Link | commenti
categoria:america, cinema, oscar, anna magnani
domenica, 23 marzo 2008
Un momento di silenzio, di riflessione, di preghiera. A chiunque passi da questo blog auguro una Buona Pasqua di tutto cuore...

Giovanni 20, 1-9

 

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti.

postato da: corsaroazzurro alle ore 11:18 | Link | commenti
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sabato, 22 marzo 2008

L’incontro a teatro con la grande attrice degli anni 60’

Tra le memorie dei vecchi maestri, l’attrice rivela le sue aspettative sui grandi registi del momento per risollevare le sorti del cinema italiano

di Claudia Ruggiero

“Il cinema di una volta faceva sognare”. Ma all’orizzonte si intravede Muccino, parola di Claudia Cardinale. E se lo dice lei possiamo stare sicuri che forse l’affermazione merita una riflessione.

E’ una Cardinale sicura e raggiante quella che risponde alle domande al termine dello spettacolo al Teatro Civico di Thiene (Vicenza).

In scena con “Lo zoo di vetro”, alla fine del lavoro si lascia andare a commenti e riflessioni che toccano alcuni degli aspetti centrali del dibattito cinematografico in Italia.

L’atmosfera di quegli attimi merita una descrizione. A fine spettacolo, la signora Cardinale riceve nel suo camerino ed è come stare di fronte ad un pezzo della nostra storia del cinema, 70 anni e all’attivo 150 film con i più grandi maestri e attori mondiali, solo qualche nome: Mastroianni, Hayworth, Brando. L’emozione è palpabile ed il momento ghiotto per approfondire con lei, gentilissima e disponibile ad autografi e fotografie, alcuni argomenti attuali.

In primo luogo quello della memoria, del ricordo del grande cinema. Un cinema del passato a cui l’attrice fa riferimento utilizzandolo come termine di paragone per dettare un parametro circa la sua carriera e dare un suo sguardo a quello dei giorni nostri. L’attrice stessa afferma che quando la gente dice di apprezzarla per i suoi film, sa che si riferisce a quelli del passato; stiamo parlando del più bel valzer mai trasmesso sullo schermo ne Il Gattopardo, dell’atmosfera da limbo di Otto e mezzo, delle commedie con Alberto Sordi, Gassman, Totò.

Un passato da favola del cinema.

Riaffiorano dal suo racconto le esperienze e la vita dell’epoca d’oro del nostro cinema, quando si cenava la sera al castello di Luchino, si incontrava la sublime Anna Magnani in Via Veneto, famoso viale della Dolce Vita, e le pellicole dei “maestri” facevano vivere in milioni di persone magiche illusioni, come rapiti dalle immagini dello schermo e prigionieri di un sogno lontano e mai vissuto.

E quando le chiedo com’era Fellini, non fa altro che fissarmi negli occhi, come ricordando una sua “stella”, rispondendo “un mago”, il mago di un incantesimo, quel pizzico di follia e genio che facevano unica la nostra settima arte.

Per la grande attrice ci sono, però, spunti per pensare ad una riscossa del nostro grande schermo, parlando del suo futuro.

“Penso che negli ultimi due anni il cinema italiano si stia riprendendo” confessa così la signora Cardinale che ripone fiducia in Gabriele Muccino, regista oggi in vetta al panorama del cinema italiano grazie al successo dell’italianissimo L’ultimo bacio e del più recente La ricerca della felicità.

Ecco quindi che Muccino, naturalmente oltre ai “contemporanei impegnati” come Moretti, Castellito, Amelio, Tornatore, è considerato uno spiraglio di luce in questi ultimi anni oscurati da un cinema privo di identità nazionale, sia agli occhi di chi lo fa sia agli occhi di chi lo riceve e diseredato di una paternità che dovrebbe essere, invece, quella di De Sica, Fellini, Rossellini, Visconti.

Il cinema italiano non ha mai posseduto il primato del cinema d’evasione, ma che importa, il nostro vecchio cinema faceva sognare anche senza guardare al sogno americano perché era capace di coinvolgere il pubblico sia nei drammi per la sopravvivenza quotidiana (Ladri di Biciclette) sia nei più intimi sogni di un pazzo regista (Otto e mezzo).

E solamente conoscendo la signora Claudia Cardinale, possiamo credere che i sogni esistano davvero.

(caffenews.wordpress.com, 21 marzo 2008)

 

postato da: corsaroazzurro alle ore 15:05 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia