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George Cukor (SELVAGGIO E' IL VENTO)
Vittorio De sica (TERESA VENERDI')
Federico Fellini (ROMA)
Alfredo Giannetti (1943: UN INCONTRO, LA SCIANTOSA, L'AUTOMOBILE, CORREVA L'ANNO DI GRAZIA 1870)
Nanni Loy (MADE IN ITALY)
Sidney Lumet (PELLE DI SERPENTE)
Daniel Mann (LA ROSA TATUATA)
Mario Mattoli (ASSUNTA SPINA)
Mario Monicelli (RISATE DI GIOIA)
PierPaolo Pasolini (MAMMA ROMA)
Jean Renoir (LA CARROZZA D'ORO)
Gennaro Righelli (ABBASSO LA MISERIA, ABBASSO LA RICCHEZZA)
Roberto Rossellini (ROMA CITTA' APERTA, L'AMORE)
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venerdì, 29 febbraio 2008
Roma ricorda i 100 anni della Magnani

Il 7 marzo 2008 ricorre il centenario della nascita di Anna Magnani, una delle attrici più significative del panorama cinematografico italiano e internazionale. In occasione della ricorrenza, oggi, si terrà la prima tappa del ciclo 'Ciao Anna il centenario, dedicato ai luoghi della Magnani' Nella sede del Palazzo Altieri di Roma verrà proiettato, alle 18 in anteprima, un estratto del lungometraggio dal titolo 'Anna Magnani. Femmina immortale', che fa parte di 'I grandi del cinema italiano', la serie prodotta e realizzata da Ciak2000. A raccontare e ripercorrere la vita della 'Nannarella' nazionale, il senatore Giulio Andreotti, Salvatore Aricò, Carlo Cotti, Mariangela D'Abbraccio, Liliana de Curtis, Laura Delli Colli, Carlo Lizzani, Luca Magnani, Massimiliano Morelli, Luigi e Cristina Vaccarella.

(www.apcon.net, 29 Febbraio 2008)

postato da: corsaroazzurro alle ore 09:57 | Link | commenti
categoria:cinema, anna magnani
giovedì, 28 febbraio 2008

Sei titoli per Luchino Visconti;

Seguono Rosi, Monicelli, De Sica (5); Rossellini e Risi con 4

Cento film italiani da salvare. Sette Fellini, ma niente Leone

Parte la campagna per far diventare il cinema materia di studio scolastico


di MAURIZIO PORRO

MILANO — Fellini sette e mezzo. E' il punteggio maggiore di un singolo autore nella lista dei «100 + 1» film italiani da salvare come patrimonio nazionale di cultura, come tesoro per capire la nostra storia e la nostra identità. Un c'eravamo tanto amati lungo 36 anni, dal 1942 (409,516 milioni biglietti) al '78 (318,609), dalla guerra al caso Moro (■ Guarda l'elenco).

L'iniziativa, che viene presentata oggi alla Casa del cinema di Roma, parte dalle Giornate degli Autori veneziane gestite da Fabio Ferzetti, che con un gruppo di «commissari» ha scelto cento film che hanno cambiato la nostra vita e popolato la nostra memoria (i documentari di De Seta sono il 101esimo). Lo scopo è di far diventare il cinema materia scolastica e quindi avere gli appoggi, i diritti, i soldi, i restauri, le copie di questi film per farli circolare nelle scuole, ministri e cambi di governo permettendo. Finalmente equiparando i film ai libri o alle sinfonie: noi non saremmo quelli che siamo senza La Dolce vita, il Rex di Fellini o Il Gattopardo di Visconti, senza i Tormenti della Sanson e Nazzari, senza Totò e Don Camillo, senza i Mostri di Risi e di Monicelli, i sorpassi e i soliti ignoti, senza i divorzi all'italiana di Germi, senza Bellocchio o Bertolucci, senza l'italiano medio Sordi, senza l'irrepetibile Mastroianni, L'albero degli zoccoliLadri di biciclette di De Sica. Eccetera. Un eccetera si impone perché non è certo facile rinchiudere in cento titoli tre decenni e mezzo ricchissimi di cose memorabili per le stellette dei critici ma anche per il pubblico, l'importanza di costume. di Olmi e i e i Ladri di biciclette di De Sica. Eccetera. Un eccetera si impone perché non è certo facile rinchiudere in cento titoli tre decenni e mezzo ricchissimi di cose memorabili per le stellette dei critici ma anche per il pubblico, l'importanza di costume.

Negli anni 60 il nostro cinema era il migliore del mondo, giocava su tutte le ruote, aiutava il progresso civile con l'impegno di Rosi e compagnia. Nel 1960 uscirono molti capolavori: Rocco e La dolce vita portavano in sala 10-12 milioni di persone ciascuno. Nel '54, anno record, furono staccati oltre 800 milioni di biglietti per lo spettacolo più amato, economico degli anni del dopoguerra, poi imbastardito dall'ingresso delle tv commerciali e dall'uso improprio della fiction. Ma vediamo chi ha passato l'esame.

San Fellini, il mago, porta 7 titoli e mezzo, parafrasando il suo capolavoro e batte il rivale storico, il conte Luchino Visconti con sei titoli; seguono Rosi, Monicelli, De Sica con 5; Rossellini e Risi con 4; Ferreri (ancora in anticipo sui tempi), Germi, Zampa, Bellocchio, Comencini, Pasolini, Zampa e Antonioni (con L'eclisse ma non L'avventuraBlow up) con 3; e Lattuada con 2 e mezzo, firma con Fellini Luci del varietà. Un unico straniero, il francese Duvivier il cui Don Camillo è un pezzo di storia italiana, di compromesso storico. C'è Tinto Brass, quando era arrabbiato e non solo eccitato; ci sono registi dimenticati come Bonnard, Genina, Giannini (l'unico musical ufficiale, Carosello napoletano), il grande Castellani, e Caprioli, Gora ed Emmer con le sue domeniche d'agosto; né manca lo «sdoganato» Matarazzo, autore da domenica pomeriggio al cinema Paradiso.

Facendo la somma la commedia italiana spopola, dalla famiglia Passaguai di Fabrizi e Un americano a Roma di Steno, fino alla Giornata particolare di Scola, che è poi il 6 maggio 1938 e chiude in circolo la storia. Monicelli batte Risi 5 a 4, ma sono due pezzi unici oggi entrambi ultranovantenni. Chi manca? Camerini meritava di esserci, con 40 film disponibili. Forse Gallone, ed anche Nanni Loy è assente ingiustificato. Con 74 film, uno di Mario Mattoli, che poi è il regista di fiducia di Totò, ci stava. E i Taviani? Un film solo, come Soldati. Manca Amelio, ma il Ladro di bambini viene purtroppo dopo, come l'autarchico Moretti; manca Sergio Leone (ma c'è Fantozzi di Salce) i cui western all'italiana vengono invece prima (e seguono con la serie di Trinità). In questo senso sono assenti altri generi nazional popolari come il peplum e il poliziottesco (vedi Damiani) o la commedia scollacciata che ha avuto la sua retrospettiva a Venezia. E poi sono stati maschilisti, manca la quota rosa: nessuna Cavani, nessuna Wertmüller, che pur avevano i requisiti, nessuna signora. Ma molte donne a popolare i sogni di quegli anni, dalla Loren alla Lollo alla Mangano fino a Sandrelli, alla Vitti, la Cardinale: ricambio di misure, mode, costumi.

(www.corriere.it, 28 febbraio 2008)

postato da: corsaroazzurro alle ore 19:48 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, neorealismo
giovedì, 28 febbraio 2008
Dal 29 febbraio al 7 marzo
«Sguardi altrove», le donne raccontano
Quattro sedi ospiteranno la rassegna, divisa in otto sezioni per il cinema, con tre mostre, più un workshop e una tavola rotonda.

di GIANCARLO GROSSINI

Regie al femminile. Questo il tema delle dieci giornate di proiezioni e eventi della quindicesima edizione di «Sguardi Altrove Film Festival». Da venerdì 29 quattro sedi ospiteranno la rassegna, divisa in otto sezioni per il cinema, con tre mostre, più un workshop e una tavola rotonda. Partenza con un «Omaggio alla creatività delle artiste persiane», venerdì 29, alle 18.30 alla Casa del Pane, con la mostra «Il velo di Maya» per vedere le copie delle tavole a fumetti del film di Marjane Satrapi «Persepolis». Inaugurazione delle proiezioni in serata, alle 21.30 all'Arcobaleno: il corto «Jamal» di Luisella Ratiglia, interpretato da Maya Sansa, attesa in sala, e il raro «Il vedovo» (1959) di Dino Risi con Franca Valeri e Alberto Sordi. Il film è il primo dei dieci della sezione «Signore e Signore» che comprende anche un evento.
All'Oberdan, venerdì 7, alle 21.30, verrà presentato in copia restaurata, un capolavoro di Luchino Visconti, «Bellissima» (1951) con Anna Magnani, di cui ricorre il centenario della nascita e che sarà ricordata da Olivia Magnani, la nipote. Nella stessa giornata un'altra ospite, la regista Cristina Comencini, ritirerà all'Oberdan il premio «Le forme del cinema». E per l'8 marzo un'anteprima, «Women Behind the Camera» di Alexis Krasilovsky, documentario sulle donne registe. Da scoprire la «Finestra sull'Australia» in una serie di corti di registe. Convegno su «La libertà delle donne nelle società multietniche» venerdì 7, dalle 16.30 a Palazzo Isimbardi con proiezione di «Minareto 1000 punti» di Sabahi e Camurri, e di «Il muro in Medioriente» di Bruna Orlandi.

«SGUARDI ALTROVE». CASA DEL PANE. CORSO VENEZIA. ARCOBALENO. VIALE TUNISIA 11. SPAZIO OBERDAN. VIALE VITTORIO VENETO 2. DA VENERDÌ 29 A VENERDÌ 7. TEL. 02.75.77.87.12. INGRESSO LIBERO.

 (www.corriere.it, 27 febbraio 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 09:51 | Link | commenti
categoria:cinema, neorealismo, anna magnani
lunedì, 25 febbraio 2008
Anna Magnani: Biografo, quando bacchettava Alberto Sordi

di ALESSANDRA MAGLIARO

ROMA - Il 12 marzo 1908 Marina Magnani di 21 anni, si presentò all'ufficiale di stato civile del comune di Roma per registrare la nascita in casa il 7 marzo alle 13:30 in Via Salaria 126 a Porta Pia di una bambina, Anna Maria, di padre nn. Giancarlo Governi, autore televisivo, scrittore, biografo tra l'altro di Totò oltre che di Anna Magnani, sfata una leggenda, alimentata dalla stessa attrice perché faceva esotico secondo la moda dell'epoca: i suoi natali ad Alessandria D'Egitto. Il documento di cui è venuto in possesso è in Nannarella, il romanzo della vita della Magnani che proprio nei giorni del centenario della nascita la casa editrice Minimum Fax pubblica. Governi è un pozzo di aneddoti sull'attrice simbolo del cinema italiano, come quando racconta "le romanzine che Anna faceva ad Alberto Sordi, colpevole a suo dire di portare sulla cattiva strada Massimo Serato", all'epoca compagno dell'attrice, "peccato che, le rispondeva Sordi, 'siamo noi che andiamo dietro a Serato che si rimorchia 10 donne a sera, qualcuna la lascera' pure a noi". O come quando ricorda l'assurdo arrivederci di Rossellini ad Anna, beffardamente trasformato in tragico addio: "la accompagnò alla stazione, lei partiva per Londra, la salutò con trasporto. Dopo cinque minuti era per la strada per Ciampino per andare a prendere Ingrid Bergman. Due giorni dopo la Magnani lesse sui giornali del fidanzamento tra il suo uomo e l'attrice svedese. Un colpo da cui non si riprese più". Quando già era ricca e famosa, chiese ad un'agenzia di investigazioni di cercare di scoprire chi fosse il padre che non aveva mai conosciuto. "Le fecero sapere - racconta Governi - che si poteva trattare di un signore calabrese, un certo Del Duce. Lei si fece una risata delle sue e disse, "per carità, così penseranno che sono una figlia illegittima di Mussolini" e lasciò perdere".

Era una donna molto moderna, gelosa della sua indipendenza, una donna che a differenza di altre sue colleghe come la Loren, la Mangano, la Cardinale non crebbe all'ombra del marito-produttore ma anzi dai suoi uomini beccò sempre sonore fregature che la resero fragile. Oggi come si sarebbe trovata una donna tosta come la Magnani? "Difficile pensare che si sarebbe adattata a tutta questa marmellata. Non oso pensare - aggiunge Governi - a cosa avrebbe detto, anche di greve, sulle veline, quanto di più lontano da lei. Forse si sarebbe isolata, circondata dai suoi amici e dai suoi gatti. Del resto non era tipo da compromessi: tanto per ricordare, fece una sola apparizione in tv in vita sua, tranne i 4 tv movie diretti da Alfredo Giannetti, e fu nel '67 per ricordare il grande Toto' cui era legatissima". La grande attrice resta il simbolo "dell'Italia migliore, quella che non si arrende, si lecca le ferite, e rinasce sempre", questa la sua eredità. Il libro è la riedizione di una biografia che Governi scrisse nell'81 per Bompiani e che vendette 300 mila copie. Ci sono però degli aggiornamenti, come quello sulla nascita e l'intervista al figlio Luca Magnani, l'unico che in quel libro ricco degli interventi di tutti coloro che avevano conosciuto Anna, da Fellini in poi, non ero riuscito ad ascoltare", racconta Governi, autore anche di una puntata speciale 'Nannarella' in onda su Raitre nei prossimi giorni.

(www.ansa.it, 24 febbraio 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 00:22 | Link | commenti
categoria:libri, cinema, commedia, neorealismo, anna magnani
sabato, 23 febbraio 2008
Anna Magnani non ritirò l’Oscar per "La rosa tatuata"

di MASOLINO D'AMICO

L’Oscar che Hollywood assegnò ad Anna Magnani nel 1955 per La rosa tatuata non fu solo l’omaggio a un’icona del neorealismo italiano, la cui rivelazione, subito dopo la guerra, era ancora recente, ma anche e soprattutto il tributo a un modo di recitare che solo allora il cinema americano si stava attrezzando per accogliere. Non che i seguaci della spontaneità fossero sconosciuti, ma gli attori del cosiddetto «Metodo» erano ancora confinati in teatro - il clamoroso esordio di Marlon Brando a Broadway è della fine degli Anni 40 - e il grande schermo fu lento a dar loro spazio. Questo, anche per ragioni tecniche. La presa diretta imponeva agli attori movimenti molto rigidi per non allontanarsi dai microfoni piazzati in alto (nel suo primo film Orson Welles inquadrò provocatoriamente i soffitti delle stanze, cosa che non si faceva mai), il che dava alle loro prestazioni, quasi sempre, un carattere freddo, solido, manierato. In Italia invece si doppiava, cosa allora enormemente meno costosa, quindi l’attore era libero di muoversi e anche di improvvisare: la voce veniva aggiunta in un secondo tempo, da lui o se necessario da un altro più bravo di lui.

Questo era particolarmente congeniale ad Anna Magnani (di cui ricorre il 7 marzo il centenario della nascita, celebrato in questi giorni a Hollywood in occasione dell’Oscar), attrice nata per il cinema se mai altra ve ne fu, e non soltanto per ragioni di fotogenia - occhi enormi, carnagione pallida che la luce accarezzava - ma anche di temperamento. Artisticamente era una tigre o una leonessa, animali che dormono tutto il tempo ma poi di colpo si svegliano e sfoggiano riflessi micidiali; e l’attore di cinema passa tutto il tempo aspettando sul set quei 30, 40 secondi in cui è chiamato a dare il massimo. Sto parlando di indole, beninteso, non di mestiere (esistono anche i grandi attori solo di cinema), perché naturalmente la Magnani veniva dal teatro, dove aveva fatto tutto, accademia e gavetta, e quindi la sua preparazione tecnica era impeccabile. È solo che non amava la routine, la monotonia del teatro: non a caso sulle scene diede il meglio di sé nelle esplosioni della rivista, dove negli «ad libitum» tenne testa perfino a un mostro come Totò.

Spinta da Tennessee Williams, che venerava Anna e scrisse tre o quattro commedie pensando a lei senza mai riuscire a convincerla a recitarle dal vivo, Hollywood importò la diva ma non riuscì a annettersela, proprio per le ragioni caratteriali di cui sopra. Diventare una star del cinema americano avrebbe comportato una disciplina che Anna non si sentiva di affrontare: studiare l’inglese come si deve, prendere molti aerei, adeguarsi alle scelte della casa di produzione, e via dicendo. Non andò nemmeno a ritirare l’Oscar. Per fare simili violenze al suo carattere ci voleva un’ambizione che Anna non possedeva, a differenza di colei che avrebbe raccolto il testimone di ambasciatrice del nostro cinema negli Usa e alla quale proprio lei idealmente lo consegnò. Quando Carlo Ponti, che aveva comprato La ciociara di Moravia, la incalzava perché voleva produrlo per gli americani con lei come la madre e Sophia Loren nella parte della figlia, Anna finalmente (d’accordo, giocò anche il fatto che si sentiva ancora troppo giovane, perlomeno sullo schermo, per una figliolona grande e grossa come quella) gli disse: «Ma perché non fai fare la madre a Sophia, e le prendi una bambina vera?». Il resto, come si dice, è storia.

Non che gli americani rinunciassero mai del tutto all’attrice. Due anni dopo l’Oscar, Anna ebbe un’altra nomination con Selvaggio è il vento di George Cukor, e in seguito ci fu un secondo Tennessee Williams, diretto da Sidney Lumet, e proprio con Marlon Brando: Pelle di serpente, in cui le due star ormai viziatissime e in cagnesco reciproco fecero a gara di capricci e manierismi, dando vita a un’antologia di imitazioni di loro stessi che fu vinta da quello che giocava in casa e che, finito il film, poco cavallerescamente dichiarò: «Ne farei un altro con lei solo a condizione di avere in mano un sasso e poterglielo dare in testa ogni tanto». Finirono così i faticosi spostamenti in piroscafo e treno per guadagnare i set di Los Angeles. Ma il cinema statunitense le affidò ancora almeno una parte di popolana italiana in un kolossal, Il mistero di Santa Vittoria, un film post-post neorealista all’americana su un immaginario paesino che si coalizza per impedire ai tedeschi occupanti di mettere le mani sul suo prezioso vino.

Quando l’Oscar arrivò, Anna era ancora un grande e rispettato nome nel cinema italiano, ma in patria non aveva più molte occasioni - Bellissima di Visconti non era stato un successo, Rossellini era passato alla Bergman, il pubblico chiedeva intrattenimento e non drammi, e molta comicità, monopolio (ancora) degli interpreti maschili. E voleva le maggiorate. Alla notizia io e un mio amico quindicenne e cinéphile come me le mandammo un telegramma di congratulazioni che diceva tra l’altro: «Abbasso le bone». Lei ci rispose con un altro: «Grazie ragazzi, ma alla vostra età ci vogliono anche quelle».

  (www.lastampa.it, 23 febbraio 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 09:54 | Link | commenti
categoria:cinema, anna magnani
giovedì, 21 febbraio 2008
“Mia madre: era lei l’uomo di casa”

“Mia figlia Olivia è attrice come la nonna. Sono contento e spero che abbia successo”



Così, nel trentennale della morte di Nannarella, il ricodro Luca Magnani, suo unico figlio.


Crede che Anna Magnani sia stata e sia ricordata come merita dal mondo del cinema, da Roma, dall’Italia?


Credo di no. In Italia c’è molto la tendenza a dimenticare, a sottovalutare e a rimanere incantati per tutto ciò che viene da fuori, dall’estero. In generale non diamo molta importanza al nostro patrimonio artistico. Di persone come Vittorio De Sica e Pietro Germi ad esempio non si parla più. All’estero non è così, proteggono molto di più i loro artisti e non solo.

Com’è il ricordo di Anna Magnani all’estero?

Il ricordo ovviamente è più blando, ma trovo che nei giovani ci sia una cultura molto più attenta, in Germania, in Francia, mentre da noi gli amatori sono pochi, là sono in numero maggiore e c’è un approccio diverso verso le persone valide, specie gli artisti. Oggi in Italia c’è una situazione miserevole, per diventare attrice la strada è diventare velina. Queste persone tarpano le ali e tolgono spazio a chi ha qualità, ma non entra nello spettacolo attraverso il canale televisivo.

Chi è l’Anna Magnani di oggi? Quale attrice può legittimamente definirsi l’erede artistica di Nannarella?

Non penso ci sia nessuno di paragonabile a lei, non avrebbe senso che ci fosse. Non c’è non perché sia irraggiungibile, ma perché i tempi sono cambiati, una donna come lei sarebbe fuori posto. Nessuno oggi si identifica in un personaggio come accadeva a quei tempi. Oggi ci si identifica con il “Grande fratello”, migliaia di persone che vanno ad acclamare uno che è uscito da una stanza dopo un mese e mezzo. La cosa tragica è che le eventuali persone di qualità che ci sono oggi nel nostro paese hanno una difficoltà estrema a emergere.

Perché Anna Magnani è stata l’attrice più amata dal pubblico non solo romano? Quale è stato il segreto del suo successo?

Rappresentava i problemi, le persone, i modi di pensare dell’epoca. La gente si identificava, si era appena usciti da una guerra, c’era un’Italia disastrata, il pubblico aveva altre esigenze. Oggi con la globalizzazione un fenomeno che accade in America è come se avvenisse al piano di sotto, c’è una grande elasticità di comunicazione e di partecipazione. Quella era un’epoca irripetibile come del resto lo è questa. Il successo oggi è molto rapido, uno si brucia molto; all’epoca il successo era molto lento, ma poi rimaneva nel tempo.

Dai suoi ricordi, quali erano le differenze tra l’Anna Magnani pubblica e quella privata, tra la diva e la madre?

Mia madre non poteva permettersi di fare la mamma a tempo pieno, era l’unica persona che lavorava in casa non è che avesse un marito o un compagno a mantenerla, era lei l’uomo di casa e alla fine del mese doveva far quadrare i conti. Io e mia madre comunque facevamo due vite molto diverse. Oggi le attrici famose si portano dietro sul set tutta la famiglia, all’epoca non era così perché economicamente non era possibile e così pure culturalmente. I bambini mangiavano alle sette di sera, i grandi alle nove, c’era tutta un’altra impostazione.

Ricorda qualche episodio particolare?

No, perché io non partecipavo molto alla vita cinematografica di mia madre. Io ero il bambino e lei era la madre, però il suo mondo lavorativo non faceva parte del mio mondo. Non era una madre comune perché non faceva un mestiere comune. Era un personaggio anomalo all’epoca in cui andavano le bionde svedesi. Lei invece è venuta fuori con una fisicità totalmente agli antipodi. All’inizio sulla carta era perdente, ma è riuscita con la sua bravura, con la sua intelligenza, con le persone con cui ha lavorato a sfondare in un mondo che era prettamente maschilista.

Quali, tra i film di sua madre, rivede più volentieri?

Io rivedo piacevolmente i vecchi film, quelli che rappresentano il nostro paese da Abbasso la ricchezza, a Abbasso la miseria, a Campo dei fiori, a Roma città aperta. Sono un quadro del nostro paese. In questo senso viene fuori un aspetto sentimentale di un’Italia che non c’è più. L’Italia degli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta era talmente diversa e talmente piacevole, convivevano una miseria da cani, ma anche un paese molto naif, molto pulito. Era un’Italia molto bella, molto riconoscibile. C’erano all’epoca degli obiettivi che oggi mancano. Era un mondo più piccolo, più provinciale che quando scopriva un idolo, un personaggio con cui si poteva immedesimare lo faceva fino in fondo. Oggi non se ha il tempo. Appena ti appassioni a qualcosa, arriva qualcos’altro, non si riescono più a metabolizzare, a far propri i personaggi. Si guarda molto di più all’aspetto fisico e poco all’interiorità, all’epoca il personaggio veniva seguito più interiormente, indipendentemente dalla sua fisicità”.

 
Che effetto le fa vedere il nome di sua figlia Olivia sui cartelloni cinematografici?

Sono contento. Ha scelto questa strada, speriamo che le vada bene, lei ce la mette tutta. In ogni caso oggi è molto difficile riuscire a far qualcosa, ci sono poche idee, molta concorrenza, il piatto è piccolo e molti ci vogliono star dentro. Credo che questo paese in questo momento abbia ben poco da dire e la conseguenza è che i prodotti sono abbastanza limitati. Allora c’era entusiasmo, c’era voglia di fare, oggi per i giovani ci sono poche speranza, per i giovani si presenta un futuro tragico.

(www.ciaoradio.it)
postato da: corsaroazzurro alle ore 23:53 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, neorealismo, anna magnani
mercoledì, 20 febbraio 2008
francobolloL'intenso ed espressivo volto di Anna Magnani appare sul francobollo da 0,60 euro che le Poste Italiane emetteranno il 7 marzo prossimo per commemorare il centenario della nascita della grande attrice.
Come segnalano le stesse poste nell'annuncio del francobollo, Anna Magnani è stata un'"icona del cinema internazionale".

(www.ansa.it, 20 febbraio 2008)
postato da: corsaroazzurro alle ore 22:53 | Link | commenti
categoria:cinema, commedia, neorealismo, anna magnani
mercoledì, 20 febbraio 2008
Oggi parte questo nuovo "insolito" blog dedicato all'attrice Anna Magnani (a ridosso del centenario della sua nascita 07/03/1908-07/03/2008) e al grande cinema italiano dei suoi tempi. Senza alcuna pretesa, vuole diventare un punto d'incontro per tutti coloro che hanno passione, ammirazione o curiosità nei confronti della più grande attrice italiana di tutti i tempi. Ma anche per gli appassionati del cinema dei vari De Sica, Fellini,  Rossellini,  Pasolini,  Visconti,  Monicelli, Risi e di tutti quelli che hanno contribuito alla grande stagione del neorealismo e della commedia all'italiana. Cinema contemporaneo a Nannarella, che ha rispecchiato la sua poliedrica personalità e che ha fatto lezione in tutto il mondo.  Non so se questo blog avrà successo o meno, ne per quanto tempo "vivrà". So solo che voglio provarci. La sua vita dipenderà anche e soprattutto da tutti voi.  Chiedo pertanto a tutti  il massimo della collaborazione. Aspetto suggerimenti, idee, proposte e contributi (lettere, poesie, testimonianze, video ecc.) per far si che possiamo omaggiare al meglio la nostra Nannarella, la sua arte e il "suo" cinema.  Rimango in attesa di una vostra risposta
postato da: corsaroazzurro alle ore 09:15 | Link | commenti (14)
categoria:cinema, commedia, neorealismo, anna magnani